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Orgoglio campano: il Preside di Facoltà più giovane del mondo

Creato il 22 dicembre 2014 da Vesuviolive

Università

Ogni ragazzo nel momento stesso in cui decide cosa fare del proprio futuro, sa bene che le proprie scelte non sempre saranno facili da portare avanti, ci saranno problemi e scogli da superare, battaglie da vincere e cose da imparare ma tutto sommato sarà bello poter poi dire: “Ce l’ho fatta”. Ma che succede se la nazione in cui vivi non ti offre il futuro che meriti?

Troppe volte milioni di ragazzi italiani, diplomati, laureati, specializzati, si trovano a dover fare i conti con un’Italia troppo lenta e con gli occhi bendati, un’Italia, fatta di crisi,tasse e leggi che non aiutano bensì distruggono i sogni e le aspettative dei giovani. Quante volte terminati i percorsi di studio, moltissimi giovani si ritrovano senza un lavoro, senza un soldo in tasca e soprattutto senza speranza? Giovani schiavi di un sistema sbagliato, chiusi in un dimenticatoio, giovani a cui al massimo tutti chiedono esperienza ma nessuno è disposto a fargliela fare, mentre i più fortunati, sono quelli a cui il lavoro viene offerto senza ascoltare i loro sogni. Il risultato? Studiare tanti anni, sognando un traguardo, una prospettiva di vita, e poi ritrovarsi a fare la spalla, ‘il braccio destro della mente eccelsa’, anni di studio per non essere mai primi.

Questo è quello che stava per succedere al giovane Pasquale Borea, laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Dopo aver ottenuto anche l’abilitazione come avvocato, il giovane Borea prova ad investire il suo futuro sulle basi dei suoi studi, e dopo la laurea inizia come assistente lavorando con seminari, lezioni, sedute di esame, revisione di tesi di laurea e intanto vince un dottorato di ricerca all’Università di Salerno grazie al quale farà esperienza in Colombia e in Argentina e poi una borsa di perfezionamento ad Heidelberg, in Germania.

Al suo ritorno in patria, Pasquale Borea, conosceva perfettamente tre lingue e vantava un’esperienza invidiabile ma l’Italia, troppo sorda, non coglie una delle tante fortune che gli si presentano davanti agli occhi.

“A quel punto avevo davanti a me due strade. La prima: seguire i miei maestri e, quasi per inerzia, cercare di arrivare all’assunzione in un’università pubblica. Oppure la seconda: fare tutto da solo e guardare fuori. Avevo già intuito che l’Italia era un Paese ingessato, con un sistema universitario che mi avrebbe tenuto in uno stato di immobilità per anni”.  Le parole del giovare Borea non destano dubbi, aveva già deciso, e il suo futuro non apparteneva all’Italia. Inizia così la ricerca di un futuro lontano dalla propria vita di sempre, dagli affetti e arriva la proposta dai paese arabi.

“Bahrein? Paesi Arabi? Ho pensato che non facesse per me. Poi mi sono detto, è un posto come un altro e se proprio non va, almeno ci ho provato. Dopo un colloquio a distanza, l’Università mi ha convocato per la selezione. Dovevo simulare una lezione in lingua inglese, su un tema estratto a sorte e avevo un’ora per prepararla”. Qualche incertezza, qualche tentennamento, ma il futuro non aspetta e su certi treni bisogna lanciarsi quando sono in piena corsa.

Inizia da quella decisione la nuova vita di Pasquale Borea, fatta di lavoro, soddisfazioni, e una carriera lucente.  Poco dopo la selezionearriva la proposta dal Bahrein: contratto con rango di Professore Associato nel settore Diritto Internazionale per 2 anni, soggetto a rinnovo dopo la valutazione della performance. Un fulmine a ciel sereno, di quelli che però illuminano la vita. Trentuno anni, un ottimo curriculum e un matrimonio in vista, cosa fare?

La risposta è facile, ed è nel suo successo. Oggi Pasquale Borea ha 33 anni, una moglie, un figlio, Leo, nato in Bahrein ed è il più giovane Preside di Facoltà di tutto il mondo. Una soddisfazione dovuta al suo coraggio ma soprattutto alla sua determinazione.

Pasquale Borea

Partito da Salerno, il giovane Borea forse sperava in un suo successo ma indubbiamente non si aspettava tanto. Il sistema lavorativo dei paesi arabi si distacca notevolmente dal sistema italiano ma evidentemente abbraccia un modo e una corrente molto più adatta alla realizzazione del futuro dei giovani.

Non c’è molto da aggiungere e nonostante faccia male ammetterlo, è vero che per affermarsi come si merita bisogna andare via dall’Italia, proprio come ha fatto Pasquale Borea, un altro orgoglio del Sud, della Campania, un altro ‘orgoglio terrone’ che al ruolo di ‘laureato sfortunato’ ha preferito un posto di rilievo anche se lontano dalla sua terra.


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