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Pesca nelle acque africane /Problema mai risolto

Creato il 11 gennaio 2014 da Marianna06

 

 

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Sappiamo che le acque generose degli oceani che lambiscono il continente africano, con la loro ricchezza ittica,  da sempre finiscono con l’essere oggetto di azioni predatorie da parte di grossi pescherecci,che battono bandiere estere e posseggono impianti sofisticati. E sono, inoltre, sopratutto ansiosi di fare i loro buoni affari.

Questo avviene spesso con tanto di regolare concessione governativa (i politici locali non disdegnano le mazzette) ma, altre volte, anche di prepotenza, illegalmente.

Cioè è autentica pesca di frodo e agli abitanti del disgraziato Paese in questione  non resta che subire il danno. I mezzi per sostenere il confronto e difendere i propri diritti sono di solito impari o addirittura nulli.

Eppure le leggi   per il regolamento della pesca nelle acque internazionali ci sono. Da parecchi anni. Solo che è come non ci fossero.

L’ultimo episodio negativo, per esempio, è quello della disputa, a livello diplomatico, e ancora in corso in queste ore, tra i rappresentanti del Senegal, parte lesa quanto allo sconfinamento straniero nelle proprie acque territoriali, e la nave da pesca russa, la “Oleg Naydenov”, che probabilmente riuscirà a ottenere il dissequestro dell’imbarcazione e a tornare a casa con il suo equipaggio come nulla fosse accaduto. Per riprovare da un’altra parte, magari, a mettere in atto la “nota” frode (denaro sonante in cambio di permesso a chi chiude tutti e due gli occhi).

Ma la pesca non riguarda solo gli oceani.

Si pesca, in Africa, anche nei laghi e nei fiumi, come nel lago Mweru, in Zambia, situato appunto tra Zambia e Rep. Dem.del Congo.

Bacino indispensabile  per il suo pescato al sostentamento degli abitanti di entrambe le sponde.

Si tratta ovviamente  di pesca di  sussistenza .

E, in casi del genere( pesca in laghi o fiumi), accade che talora le acque possano essere inquinate da impianti che concessioni governative hanno dato a società  minerarie straniere o anche locali, il cui risultato sono la conseguente morìa dei pesci e le tasche vuote per i pescatori.

Fiumi inquinati dal mercurio, poi, non si contano. E nonostante alcuni interventi di risanamento. E sempre posteriori e tardivi.

E lì i responsabili sono di norma i cercatori d’oro ( Sudafrica ma non solo). Minatori regolari ma anche clandestini e improvvisatori in cerca di fortuna.

E accanto alla pesca inevitabilmente il danno finisce quasi sempre col riguardare la modesta agricoltura familiare (orti sistematicamente inquinati) così come la stessa salute degli abitanti delle zone. Il Delta del Niger, in Africa, è notorio che ha la maglia nera quanto a inquinamento e anche lì non si pesca più. E c’è autentica fame per la povera gente mentre la Nigeria galleggia sul petrolio e arricchisce chi è già ricco.

Intanto a danneggiare ulteriormente la condizione dei pescatori africani ci stanno pensando, ultimamente, i cinesi con le loro partite di pesce surgelato, che trovano acquirenti con facilità grazie ai  costi contenutissimi dei loro prodotti.

Peggio di così non può essere, se non si ricorre ai ripari e anche in tempi brevi.

Non bisogna dimenticare il danno oggettivo che un certo tipo di pesca, fuori controllo, arreca comunque, distruggendo l’habitat, ai fondali degli oceani e alla fauna marina.

Discorso analogo vale parimenti per fiumi e laghi e, in particolare, per la salvaguardia della salute della gente del posto.

 

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    a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)


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Da Marianna Micheluzzi
Inviato il 12 gennaio a 08:04

BUONA LETTURA ...ANCHE SE IERI SERA AVETE AVUTO UN'ANTICIPAZIONE !