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pollo alle prugne

Creato il 12 aprile 2012 da Albertogallo

POULET AUX PRUNES (Francia-Germania 2011)

locandina pollo alle prugne

Ci eravamo lasciati quattro anni fa con Persepolis, cartone animato tra i più belli e sorprendenti di tutti i tempi: Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud sono ora tornati con un film “in carne ed ossa”, tratto come il precedente da un fumetto (omonimo, uscito nel 2004) della regista.

Risultati? Buoni, ma non entusiasmanti. La vicenda è semplice semplice, di quelle che qualcuno potrebbe dire “E allora? Tutto qui?”: Nasser-Ali Khan è un violinista (iraniano, come Marjane) che ha perso, con il suo amato strumento, finito in mille pezzi dopo una lite coniugale, anche la voglia di vivere. Decide perciò di mettersi a letto ad aspettare l’Angelo della Morte. Che alla fine, puntuale, arriva, ma non prima che il film abbia traghettato lo spettatore avanti e indietro lungo la vita del musicista e anche oltre, per fargli capire come mai quel violino fosse per lui tanto importante e come la morte di Nasser avrebbe influito sull’esistenza futura dei suoi figli (vedi alla voce “prolessi”, espediente tutto sommato abbastanza raro nel mondo del cinema).

Ma non è tanto la sostanziale impalpabilità della trama, che gira intorno alla “solita” delusione d’amore imposta da un padre crudele che mille altri film e canzoni e romanzi ci hanno già descritto mille volte in passato, a rendere il film meno memorabile di quanto mi sarei atteso, quanto piuttosto un eclettismo estetico non sempre centrato e spesso, anzi, scontato e poco incisivo. Ok, nulla in contrario a questo miscuglio di riprese dal vivo e cartoni animati (anzi, l’unica scena disegnata al 100% è forse la più bella di tutto il film), niente da dire sull’approccio fumettistico, se mi si passa il termine, della regia (le inquadrature citano spesso, esplicitamente, quell’estetica buffa e caricaturale che sta alla base di molti fumetti e cartoni animati), nulla da eccepire su un certo citazionismo postmoderno che porta la pellicola ad assomigliare qua a un’opera di Fellini e là a un’animazione del Monty Python’s Flying Circus o a una cartolina degli anni Cinquanta, ma sempre con un occhio di riguardo al cinema mainstream di taglio occidentale. A deludere è piuttosto il fatto che spesso Pollo alle prugne non osi come dovrebbe, accontentandosi di scelte estetiche un po’ stanche e già viste. Mi riferisco, ad esempio, alla satira dello stile di vita americano (il figlio di Nasser, una volta cresciuto, emigra negli Stati Uniti), dipinto banalmente come una sitcom di quart’ordine, o a come è stato reso esteticamente Azraël, l’Angelo della Morte: mi sarei aspettato chissà quale invenzione, invece è solo un attore con il volto dipinto di nero e un cappuccio dello stesso colore da cui spunta un paio di corna da caprone. E anche le scene sulla morte di Socrate sono piuttosto banalucce. Un film di questo genere avrebbe dovuto sfinire lo spettatore con fuochi d’artificio estetici di ogni genere e specie, invece di accontentarsi del compitino! Se non l’avessi aspettato per così tanto tempo avrei detto che si trattasse di un film messo in piedi in quattro e quattr’otto sull’onda del successo di Persepolis.

Ma qualcosa di positivo ci sarà pure, no? Certo! Ad esempio l’interpretazione del sempre grande Mathieu Amalric (una delle sue migliori in assoluto; accanto a lui, tra gli altri, Maria de Medeiros, Chiara Mastroianni e Isabella Rossellini) e tante scene tenere o divertenti capaci di far sorridere o di commuovere o entrambe le cose insieme. Rimango in ogni caso dell’avviso che, considerato l’enorme talento visivo di Marjane Satrapi, si sarebbe potuto e dovuto fare di più. Un’ultima nota di demerito per l’orrenda locandina italiana, veramente inguardabile, buttata lì senza alcun rispetto da qualcuno che, evidentemente, il cinema proprio non lo ama.

Alberto Gallo



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