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Recensione "Memento" di Julianna Baggott

Creato il 16 ottobre 2012 da Alessandraz @RedazioneDiario
Pubblicato da Elena Bigoni Cari lettori,
oggi vi presento la recensione di un libro su cui avevo grosse aspettative e, forse per questo, mi ha deluso un po’. Si tratta di Memento, I sopravvissuti di Juliana Baggot edito dalla Giano editore. Primo libro di una trilogia i cui diritti cinematografici sono stati già acquisiti dalla Fox 2000. Il secondo libro della Pure Trilogy invece dovrebbe uscire negli States a febbraio 2013.
Titolo: Memento – i sopravissuti
Autore: Julianna Baggott
Casa editrice: Giano Editore
Genere: Distopico post-apocalittico
Pagine: 448 pagine
Costo: 18,00 euro
Data di Uscita: 7 giugno 2012
Trama
Pressia ricorda soltanto vagamente le Detonazioni o la sua vita di prima. Nel suo armadio, sul retro di un vecchio negozio di barbiere distrutto, dove vive con il nonno, pensa alla sua esistenza perduta, al mondo dei parchi divertimento, dei cinema, delle feste di compleanno, delle madri e dei padri… ridotto ormai a cenere e polvere, ferite, bruciature e corpi fusi, danneggiati. E ora che ha raggiunto l’età in cui deve consegnarsi alla milizia, per cominciare l’addestramento da soldato oppure per essere usata come bersaglio se giudicata troppo danneggiata, non può più fare finta di essere bambina. Pressia ora è in fuga. Ci sono anche quelli che sono scampati all’apocalisse senza ferite. I Puri. Vivono al sicuro all’interno della Sfera, che protegge i loro corpi sani. Eppure Partridge, figlio di uno degli uomini più influenti della Sfera, si sente isolato. Solo. Diverso. Anche lui pensa a ciò che ha perso. La sua è una famiglia distrutta. Il padre è emotivamente distante, il fratello si è suicidato, la madre non è riuscita a mettersi in salvo. L’ordine rigido all’interno della Sfera gli sta stretto e quando crede di intuire, da una frase sussurrata, che la madre potrebbe ancora essere viva, rischia la vita per fuggire.
RECENSIONE Il libro della Baggott si inserisce nel filone distopico post-apocalittico. Il mondo come lo conosciamo è stato squassato da una serie di detonazioni termonucleari. Alcune persone sono riuscite a salvarsi rifugiandosi in una città futuristica coperta da un’enorme sfera che ha fermato le radiazioni. Chi non è stato così fortunato ed ha avuto la sfortuna di sopravvivere, vive al di fuori della sfera (un faro di perfezione nel mondo oscuro esterno) ha subito una sorta di fusione con oggetti, animali e qualunque cosa fosse nelle vicinanze. Gli abitanti al di fuori della Sfera non hanno nulla e vivono di espedienti, aspirando alla Sfera che li ha ormai rinnegati e terrorizzati dalle truppe ORS (una specie di truppa di salvataggio delle vittime delle detonazioni) diventate ormai un gruppo paramilitare che usa i giovani come forza lavoro e carne da macello. 
Pressia è un’adolescente; era piccolissima quando le denotazioni hanno distrutto il mondo che lei conosceva. Poche le certezze: una bambola al posto della mano e la sicurezza che la sua vita finirà a 16 anni quando l’ORS la verrà a prendere. Non ha reali punti di riferimento e come tutti sopravvive in attesa di un futuro in cui sperare. L’unico appiglio è il passato con i suoi ricordi veri o fittizi del prima nel quale ricerca un senso di una sicurezza su cui finalmente riposare. Osserva la Sfera con un misto di rancore e invidia, la sfera è l’Eden, il luogo in cui le proietta ogni suo ricordo d’infanzia. Nella Sfera però gli adolescenti subiscono un’altra sorta di tortura, non fisica ma certamente psicologica: mangiano, studiano, crescono eppure sono regolati, organizzati e irreggimentati. Non esiste una vera libertà, il mondo fuori dalla sfera rimane solo un posto inospitale, «l’uomo nero» del quale avere paura. Partridge è un puro — sottoposto a test ed esperimenti fisici — e dovrebbe rappresentare come i suoi compagni la nuova speranza per l’umanità. Un’umanità forte, pura senza debolezze reali. Partridge è un ragazzo che si sente diverso e sa nel suo inconscio di non appartenere alla Sfera. 

Due storie distinte, due destini quello di Pressia e Partridge che si intrecceranno e che loro malgrado li porterà a scoprire segreti che dovrebbero rimanere celati e che li spingeranno a lottare per una libertà e un mondo nuovo dal quale ricominciare. Un luogo in cui la purezza idealistica della Sfera si mescola con il concreto realismo della vita al di fuori di essa.

Il lettore si sente affascinato e tormentato dal mondo descritto dalla Baggott: rude, crudele, imperfetto all’esterno e claustrofobico, perfetto all’interno. Lo stile di scrittura dell’autrice — così potente nel descrivere il primo incontro con il nuovo mondo — è pregno di lirismo e poesia ma, col procedere della storia, diventa lo scoglio maggiore che il lettore deve affrontare per continuare la lettura. Le mutazioni che colpiscono chi legge la quarta di copertina appaiono — nella prima parte della storia — solo grottesche ma non sembrano influire in maniera decisa sulla narrazione, almeno all’apparenza. È chiaro ed evidente che il libro fa parte di una trilogia dalla lentezza e dal cervellotico descrittivismo che si perde in continue inezie poco influenti sulla trama che spesso spaesano e annoiano il lettore. Elementi necessari però, nel lungo termine, a dare le coordinante per muoversi agiatamente in questa nuova terra da incubo che presumibilmente nei libri successivi potrebbero acquisire maggiore dinamicità. 

In uscita in America Febbraio 2012

Nella seconda parte di Memento c’è una svolta: la trama inizia a prendere più consistenza, affascinando il lettore e aprendo delle riflessioni intriganti rispetto a temi etici e morali non solo sull’uso e le conseguenze dell’utilizzo delle bombe atomiche ma anche sull’uomo che si abroga il diritto di fare dio e giudice di chi è degno di sopravvivere. Elemento, questo, che ritroviamo spesso accennato e osservato da diverse prospettive grazie alla scelta di una narrazione quasi corale. Le voci di Pressia e Partride non saranno le uniche che sentiremo, ad essi infatti si aggiungeranno nuovi personaggi che ci daranno un più ampio tratteggio del mondo creato dalla Baggott. Attraverso la ricerca dei protagonisti scopriremo, tassello per tassello, cosa ha portato il mondo alla distruzione aprendo così delle prospettive intriganti sul sviluppo futuro. Peccato che le atmosfere molto cupe e rarefatte create dall’autrice capace, in diversi momenti, di turbare il lettore non riescono a ghermirlo e ferirlo sin nel profondo, qualità che potenzialmente sono presenti nella storia e nell’impianto narrativo. 

Memento mostrava tutti i presupposti per diventare un libro in grado di rimanere impresso in maniera indelebile nella mente del lettore. Sfortunatamente ciò avviene solo in alcuni istanti in cui si riconosce la forza dell’agghiacciante mondo creato dall’autrice. Certo è che l’impostazione dell’universo creato dalla Baggott sul grande schermo avrà un impatto spettacolare; gli elementi ci sono tutti: un buon mix di azione, orrore, crudeltà, intrigo che, grazie all’evoluzione dei moderni effetti speciali, di sicuro sarà di grande attrattiva 
. Per dare un reale giudizio definitivo sull’intero lavoro della Bagott bisognerà necessariamente aspettare la conclusione dell’intera trilogia e poter valutare a pieno se la sua opera sarà in grado di esprimere tutto il potenziale che si scorge in questo primo capitolo. La fascinazione del lettore per il mondo, le strutture e i protagonisti è molto forte ma lo stile non convince del tutto lasciando il giudizio ancora molto sospeso. L’AUTRICE:
Julianna Baggott ha scritto numerosi romanzi per ragazzi, prima di dedicarsi a Memento. Suoi scritti sono anche apparsi sul New York Times, il Washington Post, il Boston Globe. I diritti di trasposizione cinematografica di Memento sono stati comprati dalla Fox 2000 Pictures, che ha affidato la produzione del film a Karen Rosenfelt (La saga di Twilight, Il diavolo veste Prada, Io & Marley).

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