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Santina Russo su “Anima di Poesia” di Emanuele Marcuccio

Creato il 12 maggio 2015 da Lorenzo127

ANIMA DI POESIA

di Emanuele Marcuccio

TraccePerLaMeta Edizioni, 2014, pp. 80

ISBN: 978-88-98643-08-0

 

Recensione a cura di Santina Russo

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La poesia di Emanuele Marcuccio mi suona ormai con tono familiare, avendo avuto già in passato il piacere di accostarmi ad altre liriche e ad altre raccolte dello stesso autore. Tuttavia, agli elementi di continuità si accostano nuove tensioni emotive, un vigoroso sperimentalismo semantico, una rinnovata strutturazione del verso, più breve e più incisivo.

La poesia di Marcuccio si rivolge ad un pubblico vasto di lettori, non si tratta certamente di una poesia di nicchia, impenetrabile e oscura, ma è una poesia che sboccia e si apre al lettore, che vuole esprimere sentimenti semplici e comuni attraverso il linguaggio allusivo ed ellittico della sintesi lirica.

Nella raccolta non mancano riferimenti ad autori classici, richiamati in maniera più o meno diretta, come le liriche direttamente dedicate al poeta Giovanni Pascoli (“Per una strada d’un’alba d’autunno”) o al poeta Giacomo Leopardi (“Serena e di stelle…”) o come i versi di “Mare della Tranquillità” dove Marcuccio immagina quasi di rispondere al dubbio che apre il “Canto Notturno di un pastore errante dell’Asia”.

Ai riferimenti classici si accostano i richiami ad autori contemporanei, a poeti e poetesse che hanno instaurato con il poeta un perfetto connubio artistico, al punto da realizzare due volumetti di dittici nel quale il poeta si diverte a trarre ispirazione da un tema comune confrontandosi sempre con poeti diversi.

Molto originale la poesia “Telepresenza” che accosta elementi classici ad oggetti d’uso comune nella società odierna. L’accostamento di termini quali “corrispondenza d’amorosi sensi”, “telepresenza”, “foglio di vetro” è abbastanza eloquente del tentativo, riuscitissimo, di fondere il classicismo di foscoliana memoria e la modernità che si manifesta anche attraverso nuove forme espressive e nuovi canali di comunicazione.

Non mancano momenti di profondo sentimentalismo, come la struggente poesia dedicata alla dipartita del padre (“Caro Papà”) e i versi ispirati dal ricordo delle vittime del terremoto in Abruzzo (Per i terremotati d’Abruzzo).

Da sempre presente nella produzione poetica di Marcuccio, l’elemento naturalistico che spesso è personificato (“Io sole”) o che richiama elementi inconsueti e spesso trascurati (“Monte Olympus”).

Le liriche sono dense di figure retoriche, le parole sono spesso cariche di significati alternativi (un esempio è l’uso etimologico di “traguardo”, nel senso di “guardare oltre”); infine, meritano particolare attenzione le ultime liriche, per le quali il poeta dichiara di volersi avviare “verso la ricerca di una maggiore sintesi ed essenzialità”, abbandonando l’uso della punteggiatura e l’uso dell’iniziale maiuscola dell’incipit, a creare un rapporto di indissolubile parallelismo tra tutti i versi, un tutt’uno tra di loro.

Non mi rimane che invitare i cari lettori ad addentrarsi nella lettura delle poesie di Marcuccio, in attesa di una futura silloge che, leggendo i versi qui presenti, si lascia presagire del tutto nuova e rivoluzionaria rispetto alla produzione poetica precedente dell’autore.

 

Santina Russo

 

Barrafranca (EN), 15 aprile 2015



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