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Settimana NBA: in Texas si vola, a Est c’è il tabù trasferta

Creato il 11 febbraio 2014 da Basketcaffe @basketcaffe

Best of the East

 

Best Team: Orlando Magic

Che settimana questa per i Magic. Già fuori da qualsiasi discorso per i playoff (terz’ultimi a Est con il terribile score di 16-37), Orlando si regala sette giorni come ai vecchi tempi, come era stato fino a un paio di stagioni fa. Se gennaio era cominciato con 9 sconfitte di fila ed era finito in maniera tragica (3-14), ecco che febbraio, dopo le due sconfitte contro Celtics e Pacers, regala un trittico di vittorie da urlo. Prima il netto +14 inflitto ai Pistons, poi la schiacciata tanto meravigliosa quanto efficace di Tobias Harris allo scadere che permette la vittoria sui fortissimi Thunder di questo inizio 2014 ed infine Victor Oladipo segna 12 dei suoi 23 punti nell’ultimo quarto contro i Pacers, mettendoli alla corda per il 93-92 finale per i padroni di casa. Fanno cinque successi consecutivi all’Amway Center, fanno due magiche affermazioni contro le prime due franchigie dell’intera Lega, tanto a Est quanto a Ovest. Fanno soprattutto morale e gioia per i tifosi, anche in una stagione come questa.

Best Player: Jared Sullinger

Dopo le pessime prestazioni da qualche settimana fa in avanti, ecco che Sullinger è tornato a far bene, pur in una squadra in completa ricostruzione come i Celtics. Boston ha vinto tre delle ultime quattro partite, lasciando la vittoria solo agli scatenati Mavs nella penultima uscita, e, nella striscia vincente, il centro ha messo a segno 23.7 punti di media (10 in più rispetto alla sua media complessiva finora) e raccolto 12.7 rimbalzi, oltre a permettersi 5 assist e 4 stoppate nella gara contro i Sixers. Insomma, una settimana da incorniciare per Sullinger e Boston (19-34) ha racimolato qualche successo, utile giusto a rendere meno pesante un record che è di gran lunga peggiore rispetto a quello di ogni altra stagione dell’ultimo decennio. Ricostruzione è da sempre sinonimo di difficoltà, fatica e tanto tanto lavoro. Se però alla base si può mettere un Sullinger così, tutto potrà essere più facile.

 

Best of the West

 

Best Team: Houston Rockets

I Rockets hanno acceso i motori. E questa volta per davvero. Sale a cinque la striscia di vittorie consecutive a cavallo tra gennaio e febbraio, con successi di prestigio come quelli su Spurs e Mavericks, affermazioni per tenere a bada le pretese della vera sorpresa di quest’anno, i Suns, e facili successi su compagini nettamente inferiori come Cavs e Bucks. Houston non sta più sbagliando un colpo e il record non può che giovarne (34-17) così come la posizione in graduatoria, che li vede al momento quinti, con tre gare di vantaggio sulle inseguitrici e alla caccia di San Antonio, il cui rendimento è leggermente calato ultimamente. Se il fattore H-H continua a funzionare alla grande, con James Harden sempre più all-around player (23.7 punti, 5.3 assist, 4.7 rimbalzi e 1.3 rubate a partita) e Dwight Howard tornato un fattore sotto canestro e difensivamente (18.8 punti, 12.4 rimbalzi e 1.76 stoppate), è Chandler Parsons (17 punti e 5.5 rimbalzi a partita) la conferma che spinge questi Rockets sempre più in alto. Chissà fino a dove.

Best Player: Dirk Nowitzki

Wunder Dirk è tornato. E non ha nessuna intenzione di mollare il treno per i playoff. Le cinque vittorie consecutive di Dallas, arrivate contro Kings, Cavs, Grizzlies, Jazz e Celtics hanno ben impressa la firma del tedesco. 24.6 punti con il 57% complessivo al tiro e quasi il 54% da tre punti, oltre a 5.4 rimbalzi. Nel frattempo Nowitzki si è confermato nell’elite dei migliori giocatori di tutti i tempi, salendo a quota 26.145 punti segnati e raggiungendo il tredicesimo posto, a meno di 600 punti dalla Top 10 assoluta di sempre. I Mavericks sono tornati nelle magnifiche otto a Ovest (31-21), prendendosi anche una vittoria di margine sull’ottavo posto utile, occupato ora dai Warriors. Quanto è pesata l’assenza di Wunder Dirk la scorsa stagione a Dallas se lo ricordano bene tutti, con la squadra texana a rincorrere fino alla fine i playoff, che alla fine non arrivarono. Quest’anno, con Nowitzki tornato nel pieno della forma e delle forze, ci sono anche loro.

 

Best of the Rest

 

LA RIPRESA DELLA EASTERN CONFERENCE: quasi ci siamo. Finalmente la Eastern Conference esce dal tunnel e torna ad essere per lo meno teatro di battaglia e non solo di disgrazia. Per la prima volta da inizio stagione ci sono sei team appaiati o oltre la soglia del 50% di vittorie e i Nets (23-26) possono aspirare a raggiungere presto il traguardo. Resta incredibile come i Bobcats possano ad oggi essere in post-season con un record di 22-29. Non si può avere tutto e subito, però.

DRAGIC AGAIN ON TOP: dopo le bellissime prestazioni della scorsa settimana, la guardia slovena si è ripetuta ancora negli ultimi sette giorni, con tre performance da incorniciare. 24 punti con 9/15 al tiro e 7 rimbalzi contro i Bulls, 23 con 6 rimbalzi e 7 assist contro i Rockets ed infine 34 con 10/13 dal campo e 6/7 da tre punti, a cui aggiungere 10 assist, nella vittoria sui Warriors. Dragic è sempre più una realtà, fantastica, di questa Lega.

 


 

Worst of the East

 

Worst Team: Atlanta Hawks

Il bel periodo di Atlanta ha visto la sua fine durante questa settimana davvero nera per gli Hawks. Tre sconfitte di fila contro Pacers, Grizzlies e Pelicans. Se nelle prime due partite il vero problema è stato l’attacco (solo 80.5 punti segnati), contro New Orleans è stata la difesa (105 punti subiti) a dover soccombere di fronte agli attacchi Anthony Davis e compagni. Ora il record è a rischio caduta a picco sotto il 50% (25-24) e Atlanta potrebbe veder sfumare tutti gli sforzi per mantenere un posto di rilievo in Eastern Conference, visto che Wizards, Bulls e Nets sembrano poter arrivare di gran carriera verso il quarto posto ad oggi occupato dagli Hawks, già scavalcati dai Raptors di recente. Assolutamente da migliorare il record divisionale (6-5, con solo Miami e Washington di davvero temibile), ma soprattutto in trasferta (9-15), per fermare l’emorragia di sconfitte. Falco avvisato, mezzo salvato.

Worst Player: Michael Carter-Williams

Quella che era stata la sorpresa più grande di inizio anno e, forse ancor oggi, il miglior giocatore tra i rookie usciti dallo scorso Draft, è in un momento di calo evidente. Mai oltre il 50% al tiro nelle ultime dieci uscite, solo una volta oltre il 40% nello stesso periodo, nelle ultime quattro partite, in cui i Sixers hanno raccolto altrettante sconfitte, MCW ha preso 63 conclusioni, mettendone a segno 20, con 4/16 da oltre l’arco. I rimbalzi (4.5 di media) e gli assist (5.5 a partita) in queste ultime uscite sono stati soddisfacenti, ma accompagnati da ben 5.5 palle perse di media. Philadelphia (15-37) ha perso le ultime sei partite e già da tempo ha abbandonato ogni velleità di playoff, come prevedibile, nonostante l’ottimo inizio di stagione. Carter-Williams (che sarà impegnato nel Rising Stars Challenge e nello Skills Challenge nell’All-Star Game il prossimo weekend), però, qualcosa da perdere ce l’ha e si chiama titolo di Rookie of The Year. Occhio a non farsi scappare anche quello.

 

Worst of the West

 

Worst Team: Minnesota Timberwolves

Addio playoff? Se non è certamente un dato aritmetico, sembra davvero difficile che Minnesota possa tornare in corsa per uno degli otto posti utili per i playoff. Sei gare di distanza dai Warriors, un pessimo record contro le avversarie dirette di Conference (12-20) e in trasferta (10-17) faranno probabilmente restare questi T-Wolves come la promessa incompiuta di questa stagione. Nemmeno il ritorno ai massimi livelli di un Kevin Love ancora acerbo in alcuni aspetti del suo gioco, primo tra tutti l’intensità difensiva, e una stagione in cui gli infortuni sono stati ben più clementi rispetto alle annate precedenti, hanno permesso agli uomini di Minneapolis di essere tra le elette per la post-season, almeno finora. In settimana Thunder, Pelicans e Trail Blazers hanno fatto planare il record sotto la soglia del 50% (24-27) e, forse, segnato inevitabilmente il destino dei Lupi per quest’anno. Anche se l’aritmetica ancora non li condanna e la matematica, si sa, non è un’opinione.

Worst Player: Klay Thompson

I Warriors, dopo la striscia di 10 vittorie consecutive a cavallo del nuovo anno, che aveva aperto spiragli di vertice a Ovest, hanno perso il loro slancio nelle ultime quindici gare (7-8) e sono tornati ad un record (31-21) che, in questa Western Conference, non garantisce tranquillità a cavallo tra il settimo e l’ottavo posto utile per i playoff. Colpa anche del periodo di flessione di Thompson. Se la guardia è andata tre volte oltre il 50% al tiro, per ben sei partite è stato invece sotto il 30%, andando solo per tre match oltre quei 20 punti che ad inizio stagione per lui sembravano poter essere la quotidianità. Anche in termini di rimbalzi e assistenze le statistiche latitano, ma da un attaccante del suo livello, soprattutto da oltre l’arco (38.6% nelle ultime 15, mentre ampiamente sopra il 40% nel complessivo e in carriera). Golden State è una squadra davvero di talento ed esplosiva e i playoff sembrano ormai un traguardo minimo per un roster di questo livello. Per il titolo, però, serve ancora un passo in più e i Warriors dovranno farlo in fretta.

 

Worst of the Rest

 

BIG TEAMS DIFFICULTIES: quelle che fino ad oggi sono state le squadre leader, tanto a Est (Pacers, Heat e Hawks), quanto a Ovest (Thunder, Spurs e Trail-Blazers) stanno avendo un calo, per certi versi fisiologico, per altri abbastanza preoccupante. Se OKC (8-2) e Miami (7-3) mantengono comunque un ottimo record nelle ultime dieci partite giocate, Indiana (6-4) è in calo dopo l’inizio straordinario di stagione e Hawks, Spurs e Blazers (5-5 per tutte e tre) viaggiano ultimamente sempre più a corrente alternata. La spunterà una di loro alla fine o sarà un’outsider a venir fuori nei playoff?

EAST DON’T LIKE BEING ON THE ROAD: se si escludono Pacers (15-9), Heat (15-10) e Raptors (14-14), ovvero chi comanda ad Est ad oggi, solo i Wizards (12-12) raggiungono il 50% di vittorie in trasferta. Le altre compagini, complessivamente, raccolgono 86 vittorie fuori da casa a fronte di ben 191 sconfitte. Considerando che Indiana e Miami sono ormai quasi sicure del fattore campo nel primo turno di playoff e Toronto sembra ben indirizzata a un posto tra le prime quattro, come pensano di fare le altre on the road in post-season?


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