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Spazio, corpo e potere: nuovo appuntamento per la Giornata Internazionale della Danza

Creato il 26 aprile 2012 da Opificiotramemilanodanza @OpificioTrame

J’AI PAS…S
All’interno di SPAZIO, CORPO E POTERE: ciclo di interviste dal vivo e spettacoli, un’idea di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini

I° STUDIO [work in progress]
con: Federicapaola Capecchi e Stefano Roveda

Giornata Mondiale Danza 2012

Spazio, corpo e potere, un'idea di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini.

SABATO 28 APRILE ore 21 E DOMENICA 29 APRILE in occasione della Giornata Internazionale della Danza, ore 21

Abbiamo scelto la Giornata Internazionale della Danza come momento per condividere con un pubblico un momento di studio e non uno spettacolo, “finito”, proprio per il senso di condivisione di questa giornata: uno stare insieme accomunati dalla danza. Punto.

L’attenzione, in questo primo studio ancora in corso, si è soffermata e soppesata su una parola: esclusione. L’atto, l’effetto dell’escludere; lasciar fuori, non ammettere. Rappresentava una ricerca precisa, strettamente ancorata allo spazio, e a quello scenico, e in quel mentre ci siamo trovati, forse, in un altro itineriaro: quello che consiste nel prendere atto di un ambiente, di una condizione sociale, di un confine psicologico, che è poi il solo ad accomunare, a volte, uomini altrimenti dissimili: l’esclusione. Insolenti, o rassegnati, o ancora combattivi, non si è riusciti a non sentirla come qualcosa che, oggi, incombe e preme più che mai sulla nostra società. Colti nell’ impotenza ad entrare in una logica, in quella meccanica che identifichiamo, spesso frettolosamente, con il concetto di normalità. Presi dalle indagini di Spazio, corpo e potere, abbiamo sposato la visione di Peter Brook “l’architettura lavora nella durata mentre il teatro agisce nell’urgenza” e l’urgenza per noi, oggi, è la logica del vivente, degli esseri umani. Sempre meno umani, sempre più esclusi, anche da sé e dal proprio corpo. Lasciamo volutamente lo spazio vuoto, ma non nel senso orientale, come risultato di una progressiva eliminazione, come acquisizione e non premessa, bensì lo lasciamo vuoto a rimarcare un’indifferenza che ci circonda: un’indifferenza, una vera e propria latitanza della coscienza di tutto un contesto, di tutto uno spazio, di tutta una società. Non sappiamo se dal distacco dell’osservazione possa nascere un’emozione intensamente catturata. Sappiamo solo, al momento, di voler provare a tracciare una striscia di terra cui avvicinarsi, e che man mano prenda forma, come da una barca la superficie terrestre mostra la sua conformazione.

Ah…rileggendo Kafka è rimasta impressa una frase … “gabbia cerca prigioniero”, che viene voglia, però, di giocare al contrario, capovolta, come provocazione per un altro passo: prigioniero cerca gabbia.”  Federicapaola Capecchi

Prenotazione consigliata, posti limitati.

Prenotazioni a [email protected]; [email protected]



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