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Spunti di riflessione: la responsabilità delle donne

Da Suddegenere

Spunti di riflessione: la responsabilità delle donne

Avevo deciso che non avrei speso una sola parola in riferimento ai bunga-bunga et similaria, ed infatti lascio spazio alla vignetta di Val, alle parole di Luisa Muraro ed a quelle di Celeste Costantino, che decisamente “salvo” dal mare magnum …

Le parole di due donne, che appartengono a due generazioni diverse:

“”"La responsabilità delle donne
di Luisa Muraro

La responsabilità delle donne, sento dire: da quelle che si svestono per la mostra-mercato dei culi e dei seni, alias miss Italia, a quelle che si rivestono per offrirsi come pubblico idiota a Gheddafi, passando per le seminude in Tv e le nude sui letti di Putin. D’accordo, ma ci vuole più precisione. Lo spettacolo di donne che si prestano a un uso degradato del loro corpo e della loro mente, fa un danno considerevole: alimenta la misoginia, ostacola l’educazione delle persone giovani, avvilisce la qualità della televisione. Ma la responsabilità delle singole che partecipano a quello spettacolo non è più grande di quella degli operai che lavorano nelle fabbriche di armi. Che non vuol dire: nulla o minima. Non ho dato una misura, ho dato un criterio. Stiamo parlando di donne che, pur essendo libere, non hanno il potere di organizzare e decidere l’andamento delle cose in generale. La prima responsabilità ricade su coloro che questo potere lo hanno e lo usano per corrompere. E sono arrivati alla spudoratezza di chiamarla libertà femminile. Non assolvo nessuna e nessuno. Non mi piace la denuncia che campa sopra lo scandalo, ma lo scandalo c’è. Dico che le donne che si prestano a farsi strumento della volgarità dei potenti, portano una responsabilità che riguarda principalmente loro stesse, per quello che stanno facendo delle loro vite. Per il resto, per le conseguenze generali, la persona che si trova in basso nella scala sociale porta una responsabilità indiretta e la condivide con tutti noi.”"fonte

“”   Sono solo delle puttane”, di Celeste Costantino

In questi giorni in Italia si sta mettendo in scena un testo di Cristina Comencini dal titolo: “Libere”.
La storia si svolge nella sala d’aspetto di un dottore, in quello spazio si confrontano due donne, due generazioni di donne: quella adulta che ha costruito il femminismo in Italia e la trentenne precaria che di femminismo non vuole neanche sentire parlare. “Libere” è stato pensato dall’associazione Donne Di Nuovo per dare la possibilità, finito lo spettacolo, di dare vita a una discussione prendendo spunto esattamente da ciò che avviene sul palcoscenico.

Vengono fuori tante questioni da questo incontro/scontro generazionale, ma quella che voglio sottolineare per ragionare attorno alla cronaca indegna di questi giorni, è quando la donna adulta inizia un’invettiva forte nei confronti di quelle ragazze che vendono il proprio corpo in cambio di un posto di lavoro, di un avanzamento professionale o di un successo facile. La trentenne risponde con un monologo straziante, o che per lo meno io così l’ho recepito, in cui sostanzialmente sostiene l’idea di “un corpo senza memoria e senza ricordi”: “Sei bella, giovane, senza cellulite, pensi che lo farai una volta, che avrai quella promozione e che poi ti sposerai e dimenticherai tutto”.

Quando guardo i volti, prima ancora dei corpi, di queste ragazze, mi sembra di vederli tutti i segni che si stanno portando dietro. Il problema però è che di quei segni si dà un’unica interpretazione: sono solo delle puttane. “Delle belle puttane, sono carne fresca”. “Perché se fossi stato tu in Silvio Berlusconi non avresti fatto lo stesso?”. “E’ solo invidia!”. “Ora lo vogliono incastrare per una passerina!”. “Meglio Silvio di Marrazzo”. “Meglio andare con le donne che essere gay”. “L’uomo è uomo, è natura”. “Ognuno ha le sue debolezze”.

Queste sono le dichiarazioni, le frasi che si sentono in giro in queste ore. Da una parte della politica più becera, quella che si può permettere di essere costantemente bassa e volgare perché così ha costruito il proprio consenso (la politica alla Borghezio, per intenderci), alla gente comune, quella che incontri al supermercato, che fa la fila con te alle poste, il parente che hai invitato a pranzo. Attenzione però: queste frasi non le pronunciano solo gli uomini ma anche tantissime donne. La difesa più forte a Berlusconi, più convinta in questi mesi l’ho ascoltata da parte delle donne. E qui ritorna lo scontro generazionale, ritorna un ragionamento che prima o poi dovremo essere capaci anche noi di affrontare sul post, pop, new – chiamiamolo come vogliamo – “femminismo”.

C’è una parte di donne incazzate con queste ragazze: pensano che stanno buttando al vento anni di conquiste, che riportano nell’immaginario collettivo l’idea della donna come oggetto sessuale, le considerano l’esempio più lampante di mercificazione del corpo.
Poi c’è una parte di donne che è maschile: che pensa che quella cosa non parli del suo genere, che guarda con astrattezza a quel fenomeno, che comprende quei modelli, perché già dati, millenari.

Infine c’è una parte di donne – di solito coetanee – che guarda queste ragazze con ammirazione: perché hanno coraggio, sono bellissime, sono ricche, si divertono e hanno le foto su tutti i giornali, perché le televisioni parlano solo di loro.

Chiaramente sto esemplificando, ma utilizzo questo schema perché penso che ci siano donne come me che si trovano esattamente nelle faglie di questo sistema e che considerano preoccupanti – esattamente allo stesso modo – tutti e tre questi atteggiamenti. Mi fa stare male ascoltare donne con gli occhi iniettati di sangue che giudicano senza pietà delle diciassettenni, come mi fa stare male chi ignora il problema o chi addirittura lo vorrebbe avere.

Ecco perché oggi mi faccio tante domande, mi chiedo che cos’è realmente la prostituzione in questo Paese, che cosa considerano pornografico i cittadini, quando si può parlare in Italia di scandalo. Si può considerare prostituzione la difesa incondizionata di alcuni ministri ai presunti reati di Berlusconi? Sono pornografiche le dichiarazioni di questi giorni sugli operai di Mirafiori? È uno scandalo il Pd che prova a stringere alleanze con Fini?

C’è anche un’altra parola “indicibile” per la trentenne di “Libere”: è la parola “politica”. Il livello di disaffezione di questa generazione alla politica è senz’altro legata anche a questi aspetti. E non è solo colpa del berlusconismo. L’incapacità del più grande partito di centrosinistra di prendere posizione su temi importanti che hanno a che fare direttamente con la vita delle persone non ha fatto altro che spegnere l’idea di un’alternativa.
Nichi Vendola oggi sta riaccendendo una possibilità e lo fa anche attraverso la centralità delle questioni femminili. Molte di noi probabilmente hanno scelto di sostenere questo progetto politico in virtù di questa centralità. Ma, come avviene spesso, questa discussione se non è sollecitata dal capo o dalle donne stesse, non trova cittadinanza in nessuno dei luoghi che Sel attraversa. Anzi in alcuni contesti siamo considerate un peso, paradossalmente delle “privilegiate”: perché abbiamo le quote, siamo la zavorra, siamo quelle che a causa del 40% imposto dallo statuto costringono i gruppi dirigenti ad allargare a dismisura gli organismi, siamo quelle che “fottono” i posti per le candidature, siamo le protette.

Non mi stupisce tutto ciò perché i percorsi sono lunghi e difficili e so bene che i partiti non sono altro che segmenti di società e che quindi non ci si può immaginare un contesto “perfetto”. Anzi penso che noi una volta per tutte dovremmo rigettare l’idea che a sinistra non è diverso: sarà così che ci renderemo conto più facilmente di come reagire davanti a una battuta di cattivo gusto fatta da un compagno in un appuntamento pubblico, di come non è giusto sentirsi in colpa per un sorriso, una scollatura, una gonna corta. E capiremo che non stiamo rubando niente a nessuno quando prendiamo un posto che ci spetta.

Io non voglio essere una donna che odia gli uomini, ma soprattutto non voglio essere una donna che odia le donne. Mai avrei pensato di dover difendere Mara Carfagna o di soffrire davanti ad una ragazzina che dimostra quarant’anni. La violenza sulle donne, tutte le donne, passa anche da qui.

Celeste Costantino”"fonte


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