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Strutture mistiche inspiegabili: Un tempio a forma di Ankh, costruito dagli Aztechi?

Creato il 15 novembre 2012 da Tnepd

L’ankh egiziano … in Messico? Esatto. Le rovine di un misterioso tempio azteco somigliano stranamente e sorprendentemente alla croce “ankh” egiziana. Questo tempio azteco ad “ankh” è perfettamente allineato con una piramide di pietra, anch’essa in stile egiziano, nello stesso sito archeologico. Gli studiosi non credono vi sia alcuna connessione tra Aztechi ed Egizi, dal momento che entrambe le culture si sono evolute ai lati opposti dell’Oceano Atlantico e non sono mai venute in contatto tra di loro. Eppure, stranamente, il significato di questo ankh azteco è del tutto simile a quello dell’ankh “originale” ovvero quello egiziano.

Strutture mistiche inspiegabili: Un tempio a forma di Ankh, costruito dagli Aztechi?
Una piramide allineata con un tempio a forma di ankh, Calixtlahuaca, Messico.

Gli Aztechi e gli Egiziani furono delle civilità parallele per diverse ragioni, pur essendosi sviluppate ai lati opposti dell’Oceano Atlantico. Entrambe le culture costruirono piramidi, utilizzarono simboli solari ed entrambe credettero nella vita dopo la morte, preparando i loro defunti per il viaggio nell’aldilà attraverso una cerimonia elaborata e altamente rituale.

Entrambe le culture utilizzarono una croce “tau” per scopi affini: indicare le forze e le interazioni tra la vita fisica (che reputavano temporanea, materiale) e la vita spirituale (che reputavano eterna, spirituale).

In Egitto, questa croce venne chiamata “ankh”: è costituita da una croce “tau” (somigliante alla lettera “T”) combinata ad un anello posto sopra di essa:

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L’ankh egiziano

In Messico, gli Aztechi e i Maya utilizzarono la stessa identica croce “tau”, privata però dell’anello superiore:

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Icone a forma di Tau realizzate dai Maya, precursori degli Aztechi.

 ”La croce Tau era talmente comune, nel simbolismo egiziano, che viene chiamata, a volte, croce egiziana … I conquistatori spagnoli scoprirono che la croce era un simbolo ben noto tra gli Incas e Aztechi …”

- Geoffrey W. Bromiley, International Standard Bible Encyclopedia: AD

“Il tau egiziano – simbolo della vita – si trova anche nei monumenti dell’America centrale …”

-Robert S. Littell, The Living Age

Di solito, gli Aztechi, non mettevano un’anello al di sopra della loro croce tau. Tuttavia, esiste un edificio a forma di croce che si trova nell’odierno sito archeologico di Calixtlahuaca nell’attuale Messico. Questo edificio Azteco a forma di ankh è incredibilmente simile, per forma e design, alle innumerevoli croci ankh rappresentate dagli egiziani.

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Il misterioso edificio a forma di Ankh, costruito dagli Aztechi a Calixtlahuaca in Messico.

Può essere dimostrato che, sia gli Egiziani che gli Aztechi, usassero questo stesso simbolo per trasmettere le stesse credenze spirituali?

L’Ankh era, per gli antichi egizi, il simbolo (geroglifo) della vita. Non, però, della “vita” a cui tutti pensiamo istintivamente, ma di un altro tipo di “vita”, quella spirituale.

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La croce ankh è talvolta chiamata la “chiave della vita”.

 ”C’è un errore di base commesso dagli egittologi quando affrontano la civilità egizia: credono fermamente che gli egiziani si ” preoccupassero ” per la morte. Gli egittologi lo ripetono come se fosse un mantra. Hanno completamente torto. Gli egiziani si focalizzarono soprattutto sulla “vita”, considerata come l’ “essere spirituale” che alberga in ognuno di noi, la nostra parte eterna.

Ecco la differenza (e questo è importante): Gli egiziani erano convinti, come molti di noi lo sono tutt’ora, che al momento della morte fisica di una persona, la sostanza che la animava si perdeva o fuggiva dal corpo. Credevano molto più di noi in questo Sè non – materiale, o anima o “dio interiore”. Consideravano l’anima come il loro vero Io, rappresentandola con una croce ankh, oggi visibile ovunque, tra le rovine.

A differenza degli egiziani, gli occidentali moderni sono molto più attaccati al mondo materiale e al corpo fisico. Ci identifichiamo con i nostri corpi, con le nostre automobili, case, carriera, ecc… Per gli egiziani, NOI saremo quelli preoccupati dalla morte e dalla nostra deperibile materialità. Non ci identifichiamo con l’anima, ma con il veicolo transitorio abitato, temporaneamente, da essa.

In Egitto la vita stessa veniva vista come una manifestazione del divino della quale bisognava godere e celebrare, identificandola solo con il corpo, come facciamo noi moderni, fa si che il nostro corpo diventi una tomba e il mondo una prigione. Nutrendo costantemente l’anima, facevano “pratica” della vita dopo la morte, in un certo senso. Quando arrivava la morte, quindi, niente di essenziale si considerava perduto.

-Richard Cassaro, Written In Stone: Decoding The Secret Masonic Religion Hidden In Gothic Cathedrals And World Architecture

Gli Aztechi credevano nello stesso tipo di “vita” degli egiziani. Per gli Aztechi (come per molti di noi), la morte di una persona non è la fine della sua esistenza, si tratta semplicemente della fine fisica. C’è qualcosa al nostro interno che continua a vivere, anche dopo la morte:

“Gli Aztechi credevano che la gente continuasse a vivere dopo che la loro vita sulla Terra era finita. Il tipo di vita, dopo la morte, era determinato dal modo in cui era stata vissuta la vita su questa Terra …. Quando qualcuno moriva, la sua famiglia lo vestiva con abiti eleganti. ballando e recitando preghiere funebri … Il corpo veniva poi sepolto … con tutti i beni posseduti in vita e cibo a sufficienza per il lungo viaggio negli inferi … ”

-Dr. Elizabeth Baquedano, The Aztecs: Understanding People In The Past

“Nella religione azteca c’era la credenza della vita dopo la morte … In relazione a questo, il credo degli Aztechi mostrava un ideale etico da raggiungere, evidenziato nella loro lotta tra bene e male. Nello specifico la missione degli Aztechi era quella di essere dalla parte del sole, il simbolo del bene, contro gli spaventosi e malvagi dei delle tenebre. ”

- Dinorah B. Méndez, Evangelicals in Mexico: Their Hymnody and Its Theology

Considerando che gli Egizi usavano la croce ankh (formata in parte dalla tau) per esprimere questo concetto di “vita” oltre alla morte, pure gli Aztechi se ne servivano. La croce azteca tau era identica a quella egizia:

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Croce Tau azteca, chiamata anche Albero della Vita, conservata nel museo di antropologia a Messico City. Questa immagine ricorre nei codici preispanici.

“Nel mondo azteco, la croce tau è l’Albero della Vita …”

-Gary Varner, Mysteries of Native American Myth and Religion

“… La croce … era un simbolo sacro, praticamente in ogni religione … Tra gli Aztechi del Messico antico … era conosciuta come l’Albero della Vita.”

- Jean Delaire, Mystery Teaching in the West, 1935

Come simbolo dell’Albero della Vita, la croce tau azteca (come il tau egiziano) simboleggia il concetto di “vita” e di  “vita dopo la morte”, la stessa “vita dopo la morte”, che gli egiziani simboleggiavano attraverso la croce ankh.

Va notato che gli Aztechi non erano l’unica cultura pre-colombiana americana ad usare il Tau; le porte o le finestre a forma di “T” sono presenti comunemente in tutta l’architettura muratoria dell’America Centrale. Si trovano, per esempio, a Chaco Canyon nel nord del New Mexico e Mesa Verde nel sud-ovest del Colorado.

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Delle scalinate conducono ad una porta a forma di T che si affaccia sulla Casa Rinconada, a Chaco Canyon, Nuovo Messico

Nel classico Atlantis: the Antediluvian World, Ignatius Donnelly afferma che il tau era un’icona importante che rappresentava la “sapienza nascosta” per Messicani, Peruviani, Egizi, Fenici, e Caldei. Donnelly sostiene inoltre che il simbolo era un emblema del ringiovanimento, della libertà dalla sofferenza fisica, della speranza, dell’immortalità, e dell’unità divina.

Il mistico Manly P. Hall ha una visione simile:

“Augustus Le Plongeon, nel suo Sacred Mysteries Among the Mayas and Quiches, osserva che la Crux Ansata, che egli chiama La chiave per il Nilo e il simbolo dei simboli, sia nella sua forma completa sia come semplice TAU, era presente sul petto delle statue e nei bassorilievi a Palenque, Copan, e in tutto il Centro America. Osserva inoltre che fu sempre associato all’acqua, tanto che tra i Babilonesi era l’emblema degli dei dell’acqua, tra gli scandinavi, del cielo e dell’immortalità. E. tra i Maya, del ringiovanimento e della libertà dalla sofferenza fisica ”

-Manly Hall, Gli Insegnamenti Segreti di tutte le età

Tornando al tau un legame diretto che collega gli Egiziani con gli Aztechi, si può vedere nelle grafiche qui sotto:

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A sinistra: L’albero della Vita azteco. A destra: la croce Ankh egizia. Entrambi raffigurano croci tau. In entrambe le immagini ci sono due divinità gemelle rivolte verso l’interno, verso la croce. Le posizioni delle loro braccia, le mani, i piedi e le gambe sono quasi perfettamente parallele!

Si noti come in entrambe le immagini ci siano due divinità che fiancheggiano la croce. In entrambi i casi le divinità assumono simili pose simmetriche, di fronte alla croce. Inoltre, in entrambi i casi, le divinità sembrano fare gli stessi gesti con il corpo. Lo vediamo nelle posizioni delle mani, delle braccia, delle gambe, dei piedi e delle teste.

In una delle leggende cabalistiche/massoniche, Hiram Abiff riceve un martello a forma di TAU dal suo antenato, Tubal-Cain. La croce tau è tramandata dalla Massoneria moderna sotto il simbolo della T. Questa sembra essere la più antica forma di croce esistente.

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La croce tau  in una finestra presso il Convento di Sant’Antonio nei pressi di Castrojeriz, Spagna.

“La croce filosofica, le due linee che corrono in direzioni opposte, l’orizzontale e la perpendicolare, l’altezza e la larghezza, che la Divinità geometrizzante divide nel punto di intersezione, e che costituisce il magico nonché scientifico quaternario, quando è inscritta all’interno del quadrato perfetto, è la base del occultista. E’ la chiave che apre la porta di ogni scienza, fisica e spirituale, la quale a sua volta simboleggia la nostra esistenza umana, in quanto il cerchio della vita circoscrive i quattro punti della croce, che rappresentano in successione la nascita, la vita, la morte e l’immortalità. ”

- H.P. Blavatsky, Iside Svelata

Il Matto, seduto per giorni sotto l’albero della vita (che ha la forma di una croce Tau), intento a trovare il suo Sé spirituale, sale improvvisamente su un ramo e penzola a testa in giù come un bambino, dimenticando per un momento, tutto ciò che egli è e tutto quello che sa.

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L’Appeso (XII) è il dodicesimo maggior Arcano nei mazzi di tarocchi tradizionali. E’ utilizzato nella divinazione.

Dalle sue tasche cadono monete e soldi, ma invece che di denaro si tratta di pezzi di carta e di metallo. Si sente come se fosse sospeso tra il mondo materiale e il mondo spirituale, in grado di vedere entrambi. Il momento è surreale, collegamenti che prima non comprendeva, sono ora chiari, i misteri vengono rivelati. Il più grande mistero di tutti è il realizzare che non è solo fisicità, transitoria e temporanea. E’ composto da un Sé spirituale interiore, l’anima, e che l’anima eterna, ma nata e che mai morirà.

Nel suo libro La chiave pittorica al Tarocco, AE Waite, il progettista del mazzo di tarocchi Rider-Waite , ha descritto l’Appeso come l’uomo che riconosce, o improvvisamente,  “resuscita”, il suo Sé e la sua natura più elevati, che fino ad allora erano assopiti in lui:

“Il palo da cui è sospeso è una croce Tau … C’è un alone attorno alla testa del “martire”. Va osservato che (1) l’albero del sacrificio è vivente, si possono infatti notare delle foglie rigogliose, (2) che il volto esprime una trance profonda, non sofferenza, (3) che la figura, nel suo complesso, suggerisce la vita in uno stato di sospensione, non la morte … Colui che riesce a capisce che la sua natura superiore è inserita in questo simbolismo riceverà indizi relativi ad un possibile grande risveglio e che dopo il sacro mistero della Morte c’è il glorioso mistero della Resurrezione. ”

-A.E. Waite, La chiave pittorica alla Tarocchi

CONCLUSIONE


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