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“ZeroZeroZero”: la tesi fallace di Saviano sulla droga legale

Creato il 19 aprile 2013 da Uccronline

DrogaLa Chiesa ha a cuore il bene dell’uomo, la sua proposta etica si rivolge a chiunque voglia ascoltarla, cristiano o no, credente o no. Secondo il Catechismo l’uso della droga costituisce gravissimi danni alla salute e alla vita umana e per questo viene ritenuta una colpa grave della persona che ne fa uso. Allo stesso modo la produzione clandestina e il traffico di droga sono attività a loro volta respinte poiché portano a pratiche gravemente contrarie alla legge morale.

La Chiesa non sostiene il proibizionismo o l’antiproibizionismo, la sua è una precisa posizione morale. Occorre a noi laici riflettere quale sia il metodo migliore per diminuire il più possibile il consumo di droga, cioè una violazione della dignità umana. Ha affrontato questo l’ultimo libro di Roberto Saviano, intitolato “ZeroZeroZero”, il quale propende prevedibilmente per la legalizzazione della droga come miglior metodo per combattere la sua diffusione: «Non si può contrastare il narcotraffico senza politiche di legalizzazione. In questo modo si sottraggono le droghe al mercato illecito per esser affidate al sistema delle farmacie», ha scritto.

Saviano non ha mai brillanti idee, lo abbiamo visto con gli argomenti banali con cui sostiene l’agenda LGBT, e anche in questo caso le sue sono affermazioni non paiono valide. Il criminologo Federico Varese, professore di Criminologia presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Oxford lo ha completamente smontato: nessuna mappa, nessuna bibliografia, niente informazioni dettagliate sugli individui intervistati «o un filo analitico che si dipani in modo lineare. Il nuovo libro di Saviano è costruito a incastro, infatti gli elementi di alcune storie si ritrovano in altre». E ancora: «Certe parti del libro sono basate su dati facilmente reperibili su internet, incluso wikipedia».

Varese elenca alcuni meriti di Saviano ma la conclusione non è solare, compreso l’invito a lasciar perdere le inchieste e dedicarsi al romanzo: «Piuttosto che una tesi forte e rivelazioni ad effetto, ZZZ racconta il personalissimo viaggio dell’autore nell’inferno della cocaina, un viaggio compiuto in gran parte tra le mura della sua particolarissima prigione. Saviano ha scritto il primo romanzo sperimentale d’inchiesta. Credo sia giunto il momento di affrancare questo grande scrittore italiano dal ricatto dello scoop e della denuncia quotidiana, e di restituirlo al mondo della letteratura». Il copia-incolla da Wikipedia, un’onta grave per uno scrittore-intellettuale, è stato verificato anche da Il Giornale. Fabio Fazio gli ha dedicato due puntate di “Che tempo che fa”, ma il mega spot è stato un fallimento: lo share è precipitato.

Entrando nel merito della tesi della liberalizzazione delle droghe, occorre ricordare che -seppur l’intento nobile- il Rapporto mondiale sulle droghe 2012 dell’Unodc, l’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di droga e criminalità, ha giustificato le politiche proibizioniste che improntano i trattati internazionali e le legislazioni nazionali in materia: «Il sistema internazionale di controllo della droga sembra aver mantenuto il consumo di droghe illegali e al di sotto dei livelli registrati per le sostanze psicoattive legali». E ancora: «I livelli di consumo di droga sarebbero probabilmente superiori senza un effetto di contenimento. Il sistema di controllo internazionale della droga sembra agire come un freno sul consumo di droga, in particolare tra gli adulti che sono meno disposti a trasgredire le leggi per consumare droghe».

Lo stesso possiamo dire della situazione italiana, la l. 49/2006, più nota come Legge “Fini-Giovanardi”, ha funzionato e lo dimostra il continuo calo del consumo di droga nella popolazione: – 0,09% per l’eroina , – 0,14% per la cocaina, – 0,11% per gli stimolanti, – 0,05% per gli allucinogeni e – 1,18% per la cannabis. Lo ha riportato la «Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2012», p.7

Antonio Costa, ex direttore dell’Ufficio Antidroga delle Nazioni Unite, nell’estate 2012 ha attaccato al Royal Institute of International Affairs di Chatam House la campagna per la legalizzazione della droga e ha definito “semplicistico” il discorso «secondo cui la legalizzazione farebbe scomparire la criminalità organizzata. Combattere i criminali legalizzando gli stupefacenti causerebbe un’epidemia di drogati e posso provarlo rifacendomi ai fatti storici. La pressione per legalizzare le droghe viene da svariate fonti, alcune innocenti e ben intenzionate – che io rispetto -, altre pericolosamente speculative». Suggeriamo anche questo bellissimo e sintetico intervento del filosofo Giacomo Samek Lodovici, docente di Filosofia della Storia presso l’Università Cattolica di Milano sul perché è eticamente corretto essere contro la liberalizzazione della droga: un fine buono (colpire le organizzazioni criminali) non giustifica un mezzo malvagio, cioè smerciare droghe mortifere. Con la liberalizzazione non si risolverebbe nulla perché gli spacciatori, rimasti senza la licenza dello Stato, non potendo più guadagnare con i maggiorenni, cercherebbero di vendere droga agli adolescenti e ai preadolescenti. Infine, la legalizzazione aumenterebbe il consumo perché le leggi hanno un effetto pedagogico e molti pensano erroneamente che se un comportamento è legale allora è anche morale. Inoltre, comporterebbe un facile accesso dei maggiorenni alla droga: sarebbe possibile comprarla alla luce del sole, senza sotterfugi.

Vogliamo anche citare l’opinione di un gigante alla lotta alla mafia, Paolo Borsellino, secondo cui l’ipotesi che la liberalizzazione del «commercio di droga» possa togliere «dalle mani di Cosa Nostra la ragione prima della sua attuale potenza», è una «tesi semplicistica e peregrina», tipica di quanti hanno «fantasie sprovvedute».

Infine, occorre sfatare un mito: la droga non si vincerà purtroppo né con il proibizionismo, né tanto meno con l’antiproibizionismo. La questione è esistenziale non politica: la droga serve a riempire il Nulla in cui molte vite sono immerse, disilluse dal fatto che ci possa essere una Risposta al desiderio umano. La droga si vince solo riempiendo questo Nulla che soffoca l’esistenza di chi ha deciso che la vita non ha e non deve avere un Senso ultimo. La storia di don Roberto Dichiera, dallo spaccio al sacerdozio, la dice lunga.


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