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1° Level Complete

Creato il 06 novembre 2013 da Ronin
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Discalimer: come noto questi post sono una fracassata di palle (un grazie comunque alle nostre famiglie che fanno alzare le statistiche delle visite), ma ho l'ardire di provare a convincervi che questo sarà invece delizioso e celebrativo. Racconta di come siamo arrivati alla fine dei lavori del primo piano della casa, quindi posso assicurare che sarà pieno di foto e di emozioni mai provate. Truly said.

Per prima cosa, devo "smontare" parte di un vecchio post, nello specifico questo. Alla fine di quel racconto, tronfi e sicuri di noi stessi come Giacobbo quando spiega l'Apocalisse dei Maya, raccontavamo che:

La colata sembra sia venuta molto bene: tranne qualche sporgenza inevitabile, che raschiamo via con le spazzole di ferro, sembra che sia omogenea e ben dritta. [...] Verso l'ora di pranzo la colata è perfettamente asciutta, e decidiamo di iniziare a posare il pavimento.

Ecco, spero che questo blog sia letto da poche persone, e ancora più scarsamente preso come guida per ristrutturare casa (altro disclaimer: non ci prendiamo nessuna responsabilità per l'uso che viene fatto di questi racconti, visto che siamo dei dilettanti allo sbaraglio e non abbiamo l'arroganza di assimilarci alle guide scritte da professionisti).

Infatti, aspettare meno di 24 ore per far asciugare una gettata di cemento e posarci sopra un pavimento di legno, è una gran puttanata. Per asciugare, la malta e il cemento ci mettono un mese, non un giorno.

Cosa ha comportato questo? Che due mesi dopo aver posato quello splendido pavimento, l'umidità uscita dalla gettata ha fatto gonfiare (e leggermente ammuffire) le assi del pavimento, che un bel giorno sono "saltate" fuori per la spinta generata contro le pareti.

Questa esperienza ci ha insegnato 3 cose:

  • come già detto, il cemento di un gettata deve asciugare un mese per essere considerato pronto a farci sopra altri lavori (soprattutto se si tratta di lavori in legno);
  • anche senza considerare la gettata, è sempre meglio posare un pavimento di legno in inverno, quando l'umidità è massima e con essa l'espansione del materiale. Questo permette al legno di asciugarsi d'estate, senza creare problemi di sorta alla struttura complessiva. Per chiarire, si parla di pochi millimetri su un asse di 4 metri, non è che l'abete sia una rotella di liquerizia che si allunga a piacere. Ma è comunque meglio tutelarsi, soprattutto con un pavimento come il nostro, un perlinato di qualità medio-bassa (ok, bassa) con assi lunghe per tutta l'ampiezza della stanza. Ovviamente un rovere avrebbe meno problemi, essendo un legno più forte;
  • per lo stesso motivo di cui sopra, meglio non tagliare le assi con una precisione millimetrica contro la parete, per lasciare un leggero margine di movimento. Non che questo fosse un problema, considerato che la larghezza delle nostre stanze varia di diversi centimetri da un punto all'altro per la diversa sporgenza delle pietre nei muri.

La conseguenza immediata è stata la rimozione del pavimento della camera, per far asciugare adeguatamente il cemento e perché ormai era primavera inoltrata e avevamo deciso di aspettare l'inverno per i suddetti motivi. Inoltre, anche a prescindere dal problema umidità, mettere il pavimento a quello stadio dei lavori era comunque una pessima idea: con tutte le cose che dovevamo ancora fare (intonaci, stuccature, finestre) lo avremmo inevitabilmente rovinato. Molto meglio, per quanto possibile, posare i pavimenti verso la fine dei lavori, seguendo il (quasi) sempre valido principio del "dall'alto verso il basso". Questo ci ha portato ad attendere oltre due anni, finché a gennaio 2013 è arrivato il momento di chiudere i lavori del piano superiore con la posa dei pavimenti. Come vedete dalla foto, abbiamo scelto un periodo che più freddo e umido non si può trovare (giusto per stare sul sicuro..).

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Per la camera ci siamo limitati a ripetere pari pari quanto fatto nel 2010, cioè posare il perlinato incastrando il maschio-femmina e inchiodandolo con la sparachiodi. Il chiodo, come si può vedere dalla seconda foto, va posizionato nel maschio, abbastanza inclinato perché non intralci l'incastro con l'asse successiva, ma non troppo inclinato da non fare presa sul listello di legno sottostante.

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Per garantire una maggiore presa abbiamo comprato i chiodi più lunghi disponibili per questo tipo di attrezzo, cioè quelli da 50 millimetri.

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L'occasione è stata propizia anche per inchiodare nuovamente le assi del soppalchino, che si muovevano proprio a causa della ridotta lunghezza dei chiodi precedenti.

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Per la sala il lavoro è stato leggermente più complesso a causa di tutti i tagli da fare alle assi: il primo per passare intorno al bagno, il secondo per il foro della scala e il terzo per il camino. Tutti elementi che "rompono" la geometria della stanza e che ci hanno costretto ad aggirarli facendo svariati tagli alle assi del pavimento.

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Infine, abbiamo posato anche il pavimento del soppalco grande, con qualche difficoltà a causa della problematica altezza del soffitto.

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A questo punto una parentesi è necessaria, per spiegare il motivo che ci ha costretto a rinforzare la stabilità dei pavimenti con delle viti. In realtà il motivo non è chiaro neppure a noi, perché pavimenti di questo tipo si posano regolarmente con la sparachiodi, come abbiamo fatto. E siamo anche abbastanza sicuri della tecnica (mi riferisco alla pendenza del chiodo e al punto di fissaggio). A mio parere, la differenza sta nella colata sottostante: essendo lavori "ruspanti" e non particolarmente precisi (la camera da letto l'abbiamo fatta quando avevamo molta meno esperienza, mentre quelle della sala sono fatte con l'argilla espansa, che non assicura propriamente un livello millimetrico), probabilmente le assi flettono nei punti dove non poggiano perfettamente e fanno muovere i chiodi, che allargando i fori finiscono per non tenere più ferme le assi.

Fatto sta che, soprattutto per la camera da letto dove abbiamo usato il legno più sottile (2 cm, contro i 3,5 cm del pavimento della sala), il saliscendi del pavimento e il cigolio erano davvero insopportabili. Così, in un impeto di pragmatismo, abbiamo optato per rinforzare il pavimento infilando un paio di viti per asse.

Non è una "best practice" e non lo farei mai in una casa di città, tirata a lucido, ma nel nostro contesto non ha poi un grosso impatto: se si riesce a essere precisi con l'avvitatura, senza scavare troppo il buco ma senza nemmeno lasciare la vite sporgente, la testa della vite non si nota molto e non è percepibile nella camminata. Inoltre i soppalchi verranno per buona parte coperti da materassi, quindi si vedranno molto poco.

Alla fine, per toglierci il dente abbiamo avvitato sia il pavimento della camera che i due soppalchi, lasciando fuori solo il pavimento della sala, che avendo le assi più spesse è quello più stabile di tutti.

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Alla fine della posa il risultato è obbiettivamente molto buono, anche se visivamente un po' troppo chiaro per lo stile rustico che cercavamo. D'altronde il legno d'abete non è propriamente il più indicato per le costruzioni, e di certo non era quello utilizzato in passato (troppo morbido, i nostri antenati costruivano con orizzonte secolare, non di pochi anni come noi).

Visto che un paio di mani di impregnante erano in ogni caso necessarie per proteggere il legno, ne abbiamo scelto uno color teak (come quello utilizzato per le finestre) così da scurire la tonalità.

Per essere sicuri di proteggere adeguatamente il pavimento, lo abbiamo trattato nel seguente modo:

  • strato di antitarlo
  • 1° strato di impregnante
  • 2° strato di impregnante
  • strato di protettivo lucido trasparente (per proteggerlo dall'umidità e dall'accidentale caduta di liquidi)

Sì, un vero sbattimento, ma per lungimiranza ci siamo sobbarcati la noia di passare i ripassare i pavimenti per quattro volte, per evitare di doverlo rifare fra pochi anni.

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Lo stesso lavoro è stato fatto per i soffitti e i travi, ma in questo caso con un impregnante color pino-larice, leggermente più chiaro, così da "staccare" visivamente i soffitti dai pavimenti. I travi di rovere in sala non hanno variato molto il loro colore naturale (già molto scuro), ma hanno acquistato in maggior pulizia (in questi anni si erano molto impolverati a causa dei lavori). I travi della camera da letto invece, essendo in abete, li abbiamo trattati con il teak, per dare un leggero stacco rispetto al colore del soffitto (ma molto leggero..).

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La foto seguente rende bene l'idea della differenza cromatica fra il colore dell'abete naturale e quello con l'impregnante. E' ovviamente questione di gusti, personalmente amo molto il legno scuro e "pesante" e sono soddisfatto del risultato.

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Per finire, abbiamo pitturato le pareti intonacate di bianco puro. In realtà erano già abbastanza chiare grazie allo strato finale di grassello, ma mancavano di pulizia e omogeneità e quindi una mano di pittura era necessaria.

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Abbiamo valutato a lungo velleità artistiche (giallo, lilla, azzurro..) ma non riuscendo a trovare una soluzione abbiamo optato per la soluzione più "banale" ma anche più sicura, nel senso che con tutto il legno e la pietra presenti in casa non si corre il rischio di "accecare" l'osservatore con un full white, né di sembrare una casa al mare.

Inoltre, con il fatto di avere la casa completamente vuota e di non avere idea di che tipo di arredi avremo la possibilità (cioè i soldi..) di scegliere, abbiamo preferito la soluzione conservativa, per poi eventualmente valutare di dipingere alcune pareti/stanze con un nuovo colore una volta che la casa avrà preso davvero forma.

Personalmente il bianco mi piace già molto, e credo si sposi con l'architettura e i materiali della casa.

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E così, siamo arrivati, DAVVERO, alla fine dei lavori al primo piano. Guardando le foto è da non credere, pensando (e vedendo) da dove siamo partiti (leggendo qui si può avere un'idea).

Ovviamente mancano ancora molte finiture (fra cui battiscopa, lampadari, chiusura della cappa del camino, bordi della porta del bagno e altro) ma si tratta di particolari che abbiamo deciso di rimandare per concentrarci sul grosso dei lavori al piano di sotto, ben più urgenti.

Come già accennato in altri post, prevediamo che il piano di sotto sarà molto più rapido da sistemare di quello superiore, per una serie di motivi:

  • sopra ci sono in realtà due piani, se si contano i soppalchi, il che vuol dire doppio lavoro (e lo stesso discorso vale per i soffitti e il tetto della camera che abbiamo ricostruito);
  • al piano sopra c'è il grosso degli impianti (idrico ed elettrico), nonché il bagno, uno dei lavori più lunghi e complessi visto che è partito da zero;
  • il problema dei travetti imbarcati ci ha costretti alla complessa soluzione "sandwich" (doppio strato di legno con gettata di cemento e Leca nel mezzo), mentre al piano di sotto i pavimenti saranno in cotto, con grande risparmio di tempo nella posa;
  • mentre costruivamo il piano di sopra abbiamo dovuto occuparci anche di lavori esterni, necessari per l'abitabilità della casa, ad esempio gli impianti di acqua e fognature e l'impermeabilizzazione della parete interrata.

Insomma, per questa ragione (e altre che mi starò scordando), non c'è paragone fra le tempistiche necessarie a ristrutturare i due piani della casa. Per questo motivo, siamo abbastanza confident di riuscire di terminare il piano di sotto entro l'estate prossima (avendolo iniziato in quella appena passata).

Ammetto che in altre occasioni non abbiamo granché rispettato i programmi, ma in questo caso ci sentiamo di essere più sicuri di quanto stimato.

L'obiettivo, a questo punto lo dico, è l'inaugurazione della casa per l'estate 2014. Vedremo se saremo così bravi.

Ormai manca l'ultimo passo.

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