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13 maggio 1944

Creato il 13 giugno 2011 da Ambrogio Ponzi @lucecolore
Il  bombardamento di Fidenza, qui evocato, e nel quale morì mio Padre, avvenne il 13 maggio 1944. Fu il più devastante per l’ elevato numero di morti e centinaia di case distrutte. Pochi giorni prima, e precisamente il 2 maggio 1944, c’era stato il primo bombardamento, meno devastante del secondo. Fu appunto a seguito di quel primo bombardamento che i  miei genitori decisero di portarmi a Brunelli di Borgotaro,  presso i miei  nonni materni (famiglia Coffrini). Fu mio Padre ad accompagnarmi, il 5 maggio. Fu il nostro ”Ad Dio”. Seppi della sua morte solo a fin agosto perché nel frattempo l’Appennino  era diventato terreno di guerriglia.

13 maggio 1944

Prologo

Magma sangue e fuoco  è il sole, tra le nebbie del mattino, irretito nell’intrico verdecupo del pioppeto. Ora  è globo, che avvampa ed esplode, bruciando ogni sospeso vapore. Pura luce, alta, nel cielo, finalmente splende e trionfa. Nasce nel travaglio il giorno. Dialogo    I
L'aria detersa dal  vento lascia libero il sole. Rincuora l’improvviso  tepore uomini e cose. Su siepi, orti e prati la vita esplode. E’ primavera ! Improvviso e pur temuto il lacerante  urlo della sirena. «Via ! Via! Presto, andiamo!» Anche tu, Padre, sei fuggito nel luogo più protetto (tu pensavi) dove già in passato tu ed io rifugio cercavamo. Stavolta. eri solo: mia madre legata al suo lavoro, ed io, per scelta tua, “altrove”.
     II


E ormai mezzogiorno passato, ma  nessuno riposa. A un tratto l’orecchio teso avverte un cupo rombo lontano: «Saranno di passaggio!» «Speriamo !» Il rombo sempre più si accosta. Ora, assordante, incombe. «Forse passano oltre!». Un sibilo ! Il tempo di udirlo appena e subito fumo scoppi e grida. Buio su tutta la terra.

Padre, lì, nel posto più sicuro, un'ondata di terriccio ti coperse. Mani coraggiose s'affannarono a liberarti volto e respiro. Eri ancora vivo... Ma  un'altra ondata sigillò crudele il tuo “destino.”    III


S'allontana il rombo. Tace.
  Per un istante gelido silenzio di morte sotto il greve incombere del fumo. Ma d’istinto si rianimano le strade si cerca e si scava. Qualcuno chiama. Grida flebili, soffocate. Urla. Sgomento. Raccolta e conta di feriti e morti. Riconoscerli e la forza di chiamare chi forse ancora non sa o teme solo o spera. Ti vide Lei, mia Madre, senza lacrime per incredulo strazio. Non ti vidi io,  quel giorno,   dopo. Più. Mai.    IV
E tuttavia non immagine di morte di te  mi  resta, Padre, ma della tua presenza amica l’incancellabile sapore: il disteso tuo silenzio colmo, a tavola,  di pace; l’approdo rassicurante delle tue ginocchia quando dal lavoro rientravi, stanco; lo stupore per nuovi, piccoli, lembi di mondo scoperti dalla canna della tua bicicletta; e l'odore lieve della calce fresca (il tuo lavoro !) che, ogni volta, mi lasciavi addosso. L’improvvisa tempesta, che violenta distaccò dal tronco il ramo, intatti lasciò questi lontani  segni nella mia carne ormai per sempre incisi Epilogo Ora che il tumulto degli affetti si è placato torna la mente mia sempre più spesso, a quella sera, quando mio padre ed io, lasciandoci, ignari ci abbracciammo.    Ripensando a quel momento, e alla storia che ne seguì e al suo intreccio, avverto la presenza del “Mistero“, che nel silenzio tesse i suoi ricami, come  il sole nel fitto oscuro intrico del pioppeto.

Composizione dalla raccolta: "Come in trasparenza"
Immagine: Ettore Ponzi - "Il ritorno"

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