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Creato il 19 luglio 2014 da Malvino
Se la sentenza che lo condannava era politica, non si può escludere lo sia anche quella che lo assolve. Se è fin troppo chiaro quale fosse il fine della sentenza che lo condannava, occorre chiedersi quale sia quello della sentenza che lo assolve. Dunque possiamo evitare di attendere le motivazioni che la Corte d’Appello è tenuta a depositare entro i prossimi 90 giorni – daranno una lettura diametralmente opposta a quelle della condanna in primo grado e, al pari di quelle, saranno meramente funzionali al fine che oggi politicamente impone altra lettura dei fatti di quell’ormai lontano 2010 – e passare a considerare le ragioni politiche che hanno reso superflua la conferma della condanna o perfino utile – sul piano politico, ovviamente – l’assoluzione odierna. Prima di farlo, tuttavia, occorre chiederci cosa ci consenta di poter far nostra sia la tesi che in questi anni è stata sostenuta da Berlusconi e dai suoi, e cioè che la condanna fosse politica, sia quella che da domani in poi sarà a buon diritto sostenuta da chi ci dirà che lo è stata anche l’assoluzione. Senza contraddizione, peraltro, perché la politica ha occorrenze tutte contingenti, e ovviamente mutevoli. Direi ce lo consenta la grande versatilità con quale la magistratura legge gli atti: sempre gli stessi, ma lì a comprovare gravi reati e qui a concludere non sussistano. La libera interpretazione, d’altronde, è nella natura del giudizio. E sulla libertà, si sa, grava il rischio dell’errore. In quanto all’errore, poi, è umano trovarsi ad esserne vittima o autore. Vai a capire, così, se fu un errore condannare Berlusconi, allora, o non lo sia l’averlo assolto, ora: impossibile cavare il ragno dal buco. Conviene rispettare le sentenze, e questo è ovvio, ma anche evitare di commentarle, perché ogni commento, positivo o negativo, finisce per essere, intenzionalmente o meno, un’opinione politica. Ma non siamo nell’epoca in cui la politica dichiara con fierezza di poter fare a meno delle opinioni per dover dare conto solo ai fatti? E allora sia: ieri prevalevano le forze che volevano l’eliminazione politica di Berlusconi per via giudiziaria, l’unica che si è rivelata efficace, e oggi prevalgono quelle che gli concedono una via di fuga, in cambio di qualcosa. E non c’è bisogno di pensare che la magistratura che oggi lo assolve sia organica a tale disegno, come d’altronde non c’era bisogno di sospettare che quella che ieri lo ha condannato fosse pedina del complotto ai suoi danni. Come diceva Gorgia: nulla esiste; se esiste, non è conoscibile; se è conoscibile, non è comunicabile. Si aggiunga: se è comunicabile, non è delicato. 

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