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Se
la sentenza che lo condannava era politica, non si può escludere lo sia anche
quella che lo assolve. Se è fin troppo chiaro quale fosse il fine della sentenza
che lo condannava, occorre chiedersi quale sia quello della sentenza che lo
assolve. Dunque possiamo evitare di attendere le motivazioni che la Corte d’Appello
è tenuta a depositare entro i prossimi 90 giorni – daranno una lettura
diametralmente opposta a quelle della condanna in primo grado e, al pari di
quelle, saranno meramente funzionali al fine che oggi politicamente impone
altra lettura dei fatti di quell’ormai lontano 2010 – e passare a considerare
le ragioni politiche che hanno reso superflua la conferma della condanna o
perfino utile – sul piano politico, ovviamente – l’assoluzione odierna. Prima
di farlo, tuttavia, occorre chiederci cosa ci consenta di poter far nostra sia la
tesi che in questi anni è stata sostenuta da Berlusconi e dai suoi, e cioè che
la condanna fosse politica, sia quella che da domani in poi sarà a buon diritto
sostenuta da chi ci dirà che lo è stata anche l’assoluzione. Senza
contraddizione, peraltro, perché la politica ha occorrenze tutte contingenti, e
ovviamente mutevoli. Direi ce lo consenta la grande versatilità con quale la
magistratura legge gli atti: sempre gli stessi, ma lì a comprovare gravi reati
e qui a concludere non sussistano. La libera interpretazione, d’altronde, è
nella natura del giudizio. E sulla libertà, si sa, grava il rischio dell’errore.
In quanto all’errore, poi, è umano trovarsi ad esserne vittima o autore. Vai a
capire, così, se fu un errore condannare Berlusconi, allora, o non lo sia l’averlo
assolto, ora: impossibile cavare il ragno dal buco. Conviene rispettare le
sentenze, e questo è ovvio, ma anche evitare di commentarle, perché ogni
commento, positivo o negativo, finisce per essere, intenzionalmente o meno, un’opinione
politica. Ma non siamo nell’epoca in cui la politica dichiara con fierezza di
poter fare a meno delle opinioni per dover dare conto solo ai fatti? E allora
sia: ieri prevalevano le forze che volevano l’eliminazione politica di Berlusconi
per via giudiziaria, l’unica che si è rivelata efficace, e oggi prevalgono
quelle che gli concedono una via di fuga, in cambio di qualcosa. E non c’è bisogno
di pensare che la magistratura che oggi lo assolve sia organica a tale disegno,
come d’altronde non c’era bisogno di sospettare che quella che ieri lo ha
condannato fosse pedina del complotto ai suoi danni. Come diceva Gorgia: nulla
esiste; se esiste, non è conoscibile; se è conoscibile, non è comunicabile. Si
aggiunga: se è comunicabile, non è delicato.
