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«Quello che ci manca, rispetto al 1994, sono gli intellettuali», lamenta Giancarlo Galan (la Repubblica, 23.12.2013). È a lui che Silvio Berlusconi ha dato l’incarico di «rimpolpare le prossime liste con nomi della cultura», a lui il compito di portare in Parlamento sotto le insegne di Forza Italia «i nuovi Urbani, Melograni, Ferrara, Colletti». Colletti? Lucio Colletti? Parliamo del filosofo che morì ben prima che Forza Italia diventasse il backstage di un B-movie tutto scoregge, battutacce e tette al vento? Bene, fino ad allora non aveva mai risparmiato critiche al partito e al suo leader, diremmo che morì criticando, sicché da tempo era mal tollerato, e al punto che nel 2001, che fu pure l’anno della sua morte, riuscì a stento ad entrare in Parlamento, e solo grazie a un tardivo ripescaggio. Possiamo trovargli mille difetti, ma Colletti era una persona seria, forse perfino un po’ seriosa: accetterebbe, oggi, di stare in lista con le sciacquette e i quaquaraquà che sono il distillato della rinata Forza Italia?
