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24 ORE A REPARTO (l'aspetto comico...ma mica tanto!)

Da Mammapiky @mammapiky

24 ORE A REPARTO (l'aspetto comico...ma mica tanto!)E' giusto e doveroso premettere che non voglio fare discorsi qualunquisti, che quello che ho visto io, spero non sia la regola ma solo l'eccezione e che di fronte a molti che improvvisano, c'è anche chi consapevolmente sa. Quello che sto per fare è solo il racconto della nostra esperienza, così come l'abbiamo vissuta, con le "cose da buttare" ma anche con una diagnosi benevola che alla fine ci siam portate a casa e che, egoisticamente parlando, per me è la cosa più importante. Cicina sta bene, il presunto oggetto ingoiato non esiste e il sangue che mi ha terrorizzato era dovuto solo a una piccola ferita che ha sul palato, come se la sia fatta non si sa; alla fine su bambini così piccoli, mi dicono, che basti veramente poco. Comunque l’epilogo è stato positivo e se me lo avessero detto martedì mattina, che ce la saremmo cavata in questo modo, di certo non gli avrei creduto. L’aspetto tragico è perciò accantonato. Rimane il lato comico della faccenda, quello che in un reparto di pediatria proprio non ti aspetti ma che purtroppo, nel nostro caso, ha rappresentato la realtà e che poi, a pensarci bene, di comico ha ben poco.
Partiamo da una questione logistica: il reparto di pediatria non è munito di culline. I piccoli pazienti di qualsiasi età siano, stanno in quei lettoni/barella, alti un metro e che a caderci, minimo minimo c’è un mese di gesso. Si ok mi avete messo le sponde, ma tra una sbarra e l’altra ci passo anch’io, figuriamoci una bambina di 10 mesi. “Posso metterci dei cuscini?”, “No nemmeno i cuscini sono in dotazione”.Inutile [email protected]@arsi ce n’è uno per letto. Punto. Il “superfluo” non è contemplato. Come dite? Di che ospedale stiamo parlando? Stiamo parlando dell’Ospedale principale della città, quello nuovo di pacca, che ha costato un botto di soldi e che sbandieriamo ai quattro venti come efficiente e all’avanguardia. “A che servono questi corridoi enormi?”domando a una delle infermiere, “Beh sai in caso di incendio o terremoto, la via di fuga deve essere sufficientemente ampia”. In altre parole l’ospedale è attrezzato per le emergenze (e ok) ma per la quotidianità un po’ meno e questo non è per niente comico. Passiamo all’accoglienza: la sensazione è di aver disturbato, suoni il campanello e si affaccia uno con una faccia alla “Che [email protected]@o vuoi?”, spieghi malamente, confusamente, perché lì la paura fa veramente 90, e hai la percezione che si stiano spazientendo e che comunque non hanno capito un tubo di cosa hai detto. Dedicano un sacco di tempo a scrivere, scrivono tutto, una detta e l’altra scrive, ti visitano dopo, dopo aver scritto intendo, e a guardarli sembra di aver di fronte una moviola. Non ho la presunzione di giudicare il loro sapere però quando la pediatra di turno mi chiede “Provi a parlarci con la bambina, magari le confessa cosa hai ingoiato", alzo gli occhi a cielo e sarei pronta a scappare. “Cosa diamine deve confessarmi che ha dieci mesi!”. La stessa pediatra ci propone un esame invasivo in anestesia generale, ovvio che non mi fido e manco la ascolto. Tuttavia ho notato che la maleducazione va di moda, e che la cavolata è un accessorio del reparto: alle undici di sera, ci propongono le dimissioni “Perché tanto le ore critiche ormai son passate!” ed io sciocchina che avevo paura proprio della notte. La mattina poi sembrano aver cambiato idea e, per scrupolo dicono, la fanno visitare da chiunque passi di lì. Alla fine a noi è andata bene, siamo tornate a casa in perfetta forma ma solo perché il problema (quello grave) non c’era. La perplessità rimane e pure qualche dubbio. Di sicuro ha ragione Wondernonna che in un suo commento al post precedente mi ha detto “una mamma difficilmente si fida”, e questo vale anche se hai di fronte un medico, pinkg giustamente ha addirittura richiamato l’empatia, ed io lì non ne ho trovata, ma supporto pure mamma medico che “non sono tutti uguali”. Quello che di certo rimane è l’esperienza, perché ti può succedere (speriamo di no) la stessa cosa altre volte, e viverla in maniera diversa. Può andar meglio o decisamente peggio, puoi incontrare degli angeli o dei comici, stavolta ad esempio, io ho metaforicamente “riso” tanto!

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