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«Mi
auguro che il governo non metta il voto di fiducia sull’Italicum.
Se verrà messo, forse non risponderò all’appello, ma escludo di
votare no alla fiducia»,
così Rosy
Bindi (Piazza
Pulita – La7,
27.4.2015), e c’è da scommettere che questa sarà la linea di
quasi tutta la minoranza interna al Pd, quella che tanto ha
starnazzato fin qui su quanto l’Italicum faccia schifo e su quanto
faccia schifo metterci sopra il voto di fiducia: in sostanza, queste
patetiche figurine non renderanno mai i loro voti utili ad impedire
che la schifezza diventi legge dello Stato, neppure se schifoso
dovess’essere il modo in cui si arriverà alla sua approvazione.
Come volevasi dimostrare, anzi, anche peggio, perché ieri ho scritto
che, «se
passerà l’Italicum, sarà perché l’avrà votato un congruo
numero di deputati del Pd»,
e che «poco
importa quanto saranno stati i dissidenti che alle ragioni di
opportunità avranno opposto quelle di principio, perché vuol dire
che saranno stati comunque irrilevanti»:
qui
non solo le ragioni di principio si piegano a quelle di opportunità,
ma queste ultime vengono addirittura dichiarate indiscutibili. Non
c’è
un Pd buono e uno cattivo, ce n’è uno solo, ed è tutto –
volente o nolente – renziano. Sembra uno scontro interno, ma in fondo è solo un gioco delle parti.
