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5 passi per gestire le proprie emozioni (II parte).

Da Ciraolo

5 passi per gestire le proprie emozioni (II parte).

Foto | Sad Clown

Riprendiamo il discorso sui 5 passi necessari a saper gestire le nostre emozioni. Abbiamo già elencato i primi due (la conoscenza e la regolazione). Vediamo ora le ultime tre componenti di questo processo.

3) Predisporre piani, tollerare le frustrazioni, posticipare le gratificazioni.

Saper tollerare una frustrazione significa avere rispetto degli altri, capire il vero motivo per cui qualcosa ci viene negata o perché ci sono state fatte delle critiche, e magari migliorare.

Anche quando abbiamo ragione la nostra reazione deve sempre essere proporzionata al caso.

Quello che succede spesso è che la nostra risposta emotiva e comportamentale risente di altre tensioni, altre frustrazioni che non c’entrano nulla con quello che sta succedendo in quel momento. Così la reazione può essere sproporzionata, esagerata perché in realtà cerchiamo un pretesto per sfogarci per tutto quello che abbiamo accumulato.

Un piccolo trucco: Le valvole di sfogo positive ci sono: bisogna parlarne con gli altri (amici, parenti, ecc..). Alcune ricerche hanno dimostrato che parlare persino da soli è uno sfogo utilissimo e serve a “ridare un senso corretto alle cose”, a tornare con i piedi per terra.

4) L’empatia.

L’empatia è un potentissimo strumento che concede un grande vantaggio, a chi ne è provvisto, nelle relazioni interpersonali. Significa capire le emozioni che provano gli altri.

Mettersi “nei panni” degli altri ci fa comprendere perché le persone si comportano in una certa maniera, serve a capire come ci si sente a ricevere la risposta che noi abbiamo dato loro.

In realtà gli altri non sono un “mistero”. Riconoscere le emozioni nelle altre persone non è impossibile, per il semplice fatto che esse sono universali. Questo vuol dire che possiamo riconoscere le emozioni guardando il viso di un’altra persona.

Un piccolo trucco: Si tratta di un piccolo allenamento. Quando ne avete la possibilità, provate a guardare il viso di un’altra persona mentre parla. Cercate di riconoscere le emozioni che prova dalle espressioni del viso. Gioia, rabbia, dolore, disgusto, tristezza…vi renderete conto che molte espressioni non le notiamo non perché non siamo capaci di rilevarle, ma perché siamo distratti o non interessati. Perdere questa capacità innata, significa perdere una parte della nostra umanità, diventare insensibili e isolarci.

5)Gestire le relazioni (negoziare, mediare)

Qui le donne hanno un primato statistico. Sembra che siano primatiste mondiali nelle relazioni!

Tuttavia molti uomini hanno imparato che con la mediazione ed evitando i conflitti, i risultati sono di gran lunga migliori.

Anche questo si impara. Anche questo è frutto dell’impegno e dell’intelligenza emotiva. L’empatia aiuta anche in questo ambito.

Sorridere, sdrammatizzare, mostrarsi comprensivi, sono parole-chiave universali, perché aprono tutte le serrature dell’animo umano.

Un piccolo trucco: Sorridere. Si, lo so che vi sembrerà strano, ma io ho una personale statistica da esporvi.

E’ stato una specie di esperimento. Un giorno decisi che tutte le volte che mi fossi trovata davanti una persona non conosciuta ad uno sportello (ad esempio in un ufficio postale per pagare una bolletta) la prima cosa che avrei fatto sarebbe stata guardarla dritto negli occhi e sorriderle con dolcezza. Anche dopo aver fatto una fila paurosa.

Volevo vedere se e quanto cambiava il suo comportamento nei miei confronti in termini di gentilezza e collaborazione. Bene, ho registrato una differenza incredibile.

C’è stata gente che si è girata l’intero ufficio postale per trovarmi una raccomandata, gente che mi ha fatto agevolazioni notevoli evitando di farmi girare per mille uffici [sei la solita raccomandata!

:)
- NdAndre] e gente che ha fatto semplicemente il suo lavoro (che in alcune amministrazioni è una cosa notevole!).

Da allora lo faccio sempre e qualche volta accenno anche una conversazione empaticamente rivolta alla loro giornata (ad es. “buongiorno …come va? Giornata dura?” O roba del genere).

Vi accorgerete che la persona dall’altra parte, per quanto all’inizio rimanga leggermente spiazzata, in realtà non aspettava altro. Si tratta di far capire a quella persona che non siamo dei nemici, che può rilassarsi e questo li dispone in maniera molto più positiva rispetto a chi li accusa di qualcosa che spesso non dipende neanche da loro. Questo comportamento costa meno di quanto si creda e rende l’interazione meno faticosa all’altra persona che può finalmente rilassarsi per un momento e più proficua per noi.

Pensateci e se decidete di mettere in atto anche voi questo comportamento, mi piacerebbe sapere che effetti registrate.

Questo articolo è stato scritto da Patrizia Guarino.


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