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60 anni di Televisione: dal monoscopio Rai alla multicanalità digitale

Creato il 24 dicembre 2013 da Digitalsat

Tra poco più di una settimana la televisione pubblica italiana compie 60 anni e con lei le trasmissioni televisive del nostro Paese. La Rai iniziò infatti le sue trasmissioni televisive ufficiali, dopo molti anni di esperimenti (partiti nel 1933), il 3 gennaio del 1954. Spettò a Fulvia Colombo, una delle due annunciatrici che la Rai aveva assunto nell'imminenza dell'inizio delle trasmissioni, ad apparire per prima sul video per annunciare l'inizio della tv italiana. La prima trasmissione venne dedicata proprio alla telecronaca in diretta dell'inaugurazione degli studi di Milano e dei trasmettitori di Torino e Roma

60 anni di Televisione: dal monoscopio Rai alla multicanalità digitale
GLI ANNI 50 - Il 10 aprile del '54 la Rai assumerà la denominazione di Rai Radiotelevisione italiana mantenendo l'acronimo Rai, coniato nel 1944 con il significato di Radio Audizioni Italiane. Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del '54 la quota di popolazione servita supera il 48% (nel '57 e' già visibile in tutte le regioni ma ci vorrà il 1961 per raggiungere il 97% degli italiani). Gli abbonati inizialmente sono 24 mila, il costo dell'abbonamento e' di 12.500 lire ma quello che davvero costa moltissimo per l'epoca e' il televisore: 250.000 lire, quasi la metà di una Cinquecento Fiat. Il nuovo mezzo ottiene comunque un gran successo: chi non ha la tv, si riunisce nei bar o in casa di amici più ricchi.
Il palinsesto tipo del Programma Nazionale (così si chiamava all'epoca l'unico canale che assumerà solo nel 1982 il nome di Raiuno) copre soltanto alcune ore della giornata e comprende in sostanza un programma per ragazzi, il telegiornale e quindi uno sceneggiato o film o trasmissione leggera. Esordiscono sul piccolo schermo nomi destinati a fare storia: Mike Bongiorno, Lello Bersani, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Gianni Agus. La Rai bandisce un concorso per ingaggiare giovani di talento da inserire nella tv: entrano in azienda nomi del calibro di Umberto Eco, Angelo Guglielmi, Furio Colombo, Gianni Vattimo, Giovanni Salvi. La tv di servizio pubblico viene pensata non solo come occasione di intrattenimento, ma anche come strumento di educazione e informazione per combattere l'analfabetismo.
Nel '56 con la nascita di «Lascia o raddoppia?», il mitico quiz del giovedi sera condotto da Mike Bongiorno affiancato dalla valletta Edy Campagnoli, la tv consacra il suo carattere nazionalpopolare tanto che le strade in questa serata si svuotano e i cinema decidono di chiudere o di proiettare nella sale il programma. Un varietà, «Un, due, tre», uno dei primi nati della tv italiana (24 gennaio 1954) pone i primi problemi di scandali e 'censura': la ballerina Alba Aranova indossa una calzamaglia rosa che la fa sembrare nuda. L'intero Paese ne discuterà e lei tornerà in onda con costumi castigatissimi, previa autorizzazione dei dirigenti Rai. Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello verranno esplusi dalla Rai per aver preso in giro nello stesso programma il presidente della Repubblica Gronchi.
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Nel '57 debutta in tv la pubblicità: il 2 febbraio infatti nasce «Carosello», destinato a diventare il programma più seguito e longevo della tv (durerà vent'anni e verrà ripreso proprio nel 2013, a 46 anni di distanza, in una formula realoaded per ridare fiato al mercato pubblicitario messo in difficoltà oggi dalla crisi). Al suo interno oltre alle reclame, sfilano i cantanti e gli attori più popolari dell'epoca: Vittorio Gassman, Mina, Eduardo de Filippo. Il 25 novembre del 1958, poi, la Rai dà il via ai primi corsi di Telescuola che consentono il completamento della scuola dell'obbligo. Negli anni seguenti e' un frenetico susseguirsi di innovazioni: aumenta il numero di regioni servite dai trasmettitori Rai, si trasmettono i primi programmi in Eurovisione e poi in Mondovisione, si aprono nuove sedi, uffici di corrispondenza giornalistici nelle principali capitali, nuovi centri di produzione e aumenta il numero di ore di trasmissione giornaliera.
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GLI ANNI 60 -
Il 4 novembre 1961, in concomitanza con l'entrata in crisi del monocolore democristiano e con la nascita del centrosinistra, la Rai inaugura il Secondo Canale, che si affianca al cosiddetto Programma Nazionale. La tv ormai e' un vero e proprio genere a se' e non attinge più solo al teatro e alla rivista ma si dà sempre di più un suo linguaggio: sono gli anni di «Studio Uno», «Canzonissima», «L'amico del giaguaro», «Campanile Sera», che consacrano al successo di personaggi come Mina, Enzo Tortora, Delia Scala, Paolo Panelli, Sandra Mondaini, Enzo Garinei, Tino Buazzelli, Johnny Dorelli, Alberto Lupo, Raimondo Vianello. Si comincia a produrre fiction con gli sceneggiati tratti dai classici e da soggetti originali. Ma le date della trasmissione del secolo sono il 20 e 21 del 1969 quando la Rai manda in onda in diretta lo sbarco sulla Luna degli astronauti dell'Apollo 11. A curare le dirette ci sono giornalisti del calibro di Andrea Barbato, Tito Stagno, Piero Forcella e Ruggero Orlando.

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GLI ANNI 70 - Nel '70, l'8 ottobre, nasce sul Programma Nazionale «Tribuna Popolare», il primo programma dedicato ad incontri fra uomini politici e cittadini. Intanto la seconda rete inaugura la diversificazione dell'offerta televisiva: il punto di riferimento culturale del secondo canale diventa il cinema con cui la Rai coltiva un proficuo rapporto, diventando uno dei maggiori produttori. Il programma simbolo dell'alternativa tra le due reti diventerà nel '76 «L'altra Domenica» di Renzo Arbore che farà 'concorrenza' alla «Domenica In... sieme» di Corrado. Ma a partire dal 1973 c'e' un'altra grande novità: nascono le prime tv private in ambito locale. La seconda metà degli anni 70 viene ricordata soprattutto come il periodo dell'applicazione della riforma della Rai, la legge n. 103 del 14.4.1975 che detta nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva. Si tratta di una fase particolarmente vivace della vita aziendale, caratterizzata tra l'altro dall'avvio della tv a colori nel '77 e della terza rete televisiva nel 1979 (con la missione iniziale di dare voce alle Regioni) ma anche dalla fine del monopolio Rai e dal passaggio dal controllo governativo a quello parlamentare sulla tv di Stato.
L'influenza più diretta della riforma sulla programmazione e' data dall'autonomia riconosciuta a reti e testate giornalistiche. I partiti politici più potenti si spartiscono la Rai: la prima rete e' 'controllata' dalla Dc, la seconda dal Psi, il tg della terza rete dal Pci, mentre la Dc prende anche la programmazione regionale con i relativi tg. Solo più tardi l'intera Raitre diventerà la rete della sinistra e nell'87 la direzione affidata ad Angelo Guglielmi che la renderà una rete di sperimentazione e servizio al tempo stesso varando una serie di programmi che resistono ancora oggi, da «Chi l'ha visto?» a «Mi manda Raitre», a «Blob», solo per citarne alcuni. Il boom delle emittenti private (da 68 nel 1976 a 600 nel 1981) costringe infatti la Rai a trasformarsi. Il palinsesto delle reti private arriva alle 24 ore su 24 e nell'81 anche le ore di trasmissione Rai arrivano a superare le 19. Inoltre la tv di Stato aumenta notevolmente la pubblicità e diminuisce i programmi culturali a favore dello spettacolo puro, dei grandi film hollywoodiani e dell'informazione.

GLI ANNI 80 - Nel 1980 un'emittente privata della Rizzoli fa il primo tentativo di attacco al monopolio informativo della Rai a livello nazionale. Il tg e' diretto da Maurizio Costanzo. Ma il 21 luglio dell'81 una sentenza della Consulta conferma il monopolio Rai delle trasmissioni su scala nazionale, limitando l'iniziativa privata all'ambito locale.

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Puntando sullo sport però i privati riescono a fare breccia, a partire da Silvio Berlusconi: nel 1980 Canale 5 (marchio che unificava cinque emittenti del Nord Italia) può trasmettere il Mundialito in diretta in Lombardia e in differita nelle altre regioni. Nell'81 l'emittente illumina praticamente tutta Italia grazie ad un network di 17 emittenti.  Scende in campo anche l'Italia 1 di Rusconi. Ma ben presto Retequattro ed Italia 1 non reggono alla concorrenza di Canale 5: Berlusconi le acquisisce entrambe. Nel 1983 nasce dunque ufficialmente il duopolio Rai-Fininvest e con lui la guerra degli ascolti.
Dopo molte polemiche (perche' la Rai pubblicava dati, sempre sfavorevoli a Fininvest, rilevati con il suo sistema 'meter'), si arriva nel 1984 alla costituizione dell'Auditel, nel cui Cda siedono entrambi i gruppi. Ma i primi dati d'ascolto con il nuovo sistema verranno pubblicati solo nel 1987. Sempre nel 1984, si apre una lunga parentesi giudiziaria sul diritto delle tre maggiori reti private di trasmettere su scala nazionale. Il 16 ottobre, i pretori oscurano le tre reti Fininvest a Roma, Torino e Pescara: Berlusconi viene accusato di aver trasmesso a livello nazionale senza averne l'autorizzazione. Pubblicitari e telespettatrici di «Dallas» protestano insieme a Berlusconi e il governo Craxi emana un decreto che consente alle tre reti di trasmettere per un anno in attesa di una nuova legge. Dopo un mese il decreto cade per pochi voti. Ma il ministro Gava formula un nuovo decreto (che ottiene i voti per passare in Parlamento), che concede di trasmettere alle reti Fininvest ma non in diretta. Grazie a cassette registrate la Fininvest continua la sua corsa. Nel 1985 il decreto che consente a Berlusconi di trasmettere diventa legge e prevede una sorta di concessione provvisoria fino all'approvazione della legge di riforma di tutto il sistema.
E nel 1987, con l'arrivo dei dati Auditel, un programma di Canale 5, il film «I due carabinieri», entra nella top ten con 13.495.000 telespettatori. Nell'88 inizia il lungo ed estenuante cammino della legge Mammì che nel 1990 stabilisce l'assetto del sistema (3 reti alla Rai e tre alla Fininvest) che andrà avanti, con poche modifiche, fino ad oggi.
Per far fronte alla concorrenza, che si era assicurata fin dall'inizio la presenza di Mike Bongiorno e di altri valenti astri nascenti della tv come Paolo Bonolis, la Rai vara una serie di contromosse: su Raiuno si inaugura la tv del mattino e il mezzogiorno di Raffaela Carrà. Nasce anche la lunga serie de «La Piovra», lo sceneggiato sulla mafia destinato a raccogliere 10 anni di successi e qualche polemica. Raiuno torna inoltre a programmare tutte le serate del Festival di Sanremo e non più solo la finale. Nell'86 il servizio pubblico inaugura anche Televideo: 200 pagine su Raiuno e Raidue visibili al pubblico schiacciando i pulsanti del telecomando.

Da metà anni '80 la concorrenza va avanti senza esclusione di colpi: nasce il telemercato (dopo Mike, anche Raimondo Vianello e Sandra Mondaini passano alla concorrenza, e la via Fininvest viene tentata con scarso successo anche da altre due colonne storiche della Rai come Pippo Baudo e Raffaella Carrà). La Rai allora si attrezza per sfruttare i suoi punti di forza. Il servizio pubblico, oltre ad assicurarsi una serie di comici di richiamo (da Beppe Grillo a Benigni, al trio Solenghi-Marchesini-Lopez) punta molto sull'informazione, dove le tre reti Fininvest sono molto più impreparate, non trasmettendo i tg. Sono gli anni degli approfondimenti di Biagi, di Zavoli, di Frajese.

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GLI ANNI 90 - La vera concorrenza informativa della Fininvest nascerà solo negli anni '90 con l'obbligo di trasmettere i tg disposto dalla legge Mammì: nel 1991 esordisce il Tg4 (che farà concorrenza nell'edizione serale al Tg3 e sarà diretto dal '92 da Emilio Fede), nel febbraio 1992 sarà la volta del Tg5 diretto da Enrico Mentana, che arriva a Canale 5 dal Tg2 e che da subito comincia a dare filo da torcere al Tg1 delle 20. La guerra del Golfo, nel 1991, punta i riflettori sull'informazione internazionale. Per la prima volta gli italiani seguono i bombardamenti in diretta tv (Emilio Fede, allora direttore di Studio Aperto dà per primo la notizia delle bombe su Baghdad, per la Rai e' un nuovo colpo): in milioni passano le notti davanti al teleschermo. Un'attenzione che si ripeterà tragicamente all'inizio del nuovo millennio dopo l'attentato alle Torri Gemelle del 2001 e con la nuova guerra irachena.
Se gli anni '80 avevano registrato l'affermazione del competitor della Rai, gli anni '90 si caratterizzano per il consolidarsi del duopolio in un sostanziale equilibrio tra i due gruppi che coprono da soli il 90% del mercato televisivo italiano. Sul piano degli ascolti la Rai rimane sempre leggermente in vantaggio su Fininvest (che dal 1994 diventa Mediaset e viene quotata in borsa). Le tre reti di Berlusconi portano a casa però diverse vittorie, soprattutto grazie ai grandi film in prima tv e al calcio della Champions League. La Rai continua dal canto suo ad aggiudicarsi i diritti della Nazionale di calcio e negli anni dei Mondiali ('90, '94, '98) si assicura sempre la vittoria.
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Gli anni '90 sono anche gli anni della sfida tecnologica: alta definizione, sistemi digitali, satellite per diffusione diretta, cavo, pay-tv, pay-per-view, interazione con computer e telefonia mobile. Gli strumenti e i formati della comunicazione cambiano, e anche la tv generalista ne deve prendere atto. La programmazione nel frattempo tende a coprire tutte le 24 ore su ognuna delle sei reti. La Rai vara una serie di canali satellitari tematici, anche in partnership con privati, e Mediaset poco dopo fa lo stesso. Ma le nuove tecnologie vengono usate anche nelle reti generaliste. Le tendenze di genere privilegiano i one-man-show (da Baglioni a Celentano, da Zero e Morandi, da Benigni a Panariello) e la fiction made in italy, sia a lunga serialità con la consacrazione di alcuni 'senatori' della tv (da Nino Manfredi con 'Linda e il brigadiere' a Gigi Proietti con 'Il Maresciallo Rocca', a Lino Banfi con 'Un medico in famiglia') sia con le miniserie dedicate sempre di più a storia e cronaca del nostro Paese.
A fine anni '90 la sfida tv si combatte anche a colpi di 'format' importati dall'estero: game-show, prime serate d'intrattenimento e persino le fiction vengono riadattate al mercato italiano dopo aver riscosso grande successo all'estero. L'apoteosi di questo fenomeno si ottiene con i reality show. Da «Carramba che sorpresa» a «Grande Fratello», si apre un filone dalle uova d'oro: la tv spia dal buco della serratura emozioni forti e vita quotidiana come nel 'Truman show' cinematografico.
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Accanto alle idee acquistate all'estero resiste anche un pò di creatività italiana, soprattutto nei generi più legati all'attualità: si affermano le formule di «Striscia la notizia» di Canale 5 ma anche quelle dei programmi di Michele Santoro, Gad Lerner ed Enzo Biagi. «Porta a porta», il talk show di seconda serata di Bruno Vespa su Raiuno che fa concorrenza al ventennale «Costanzo Show», diventa un appuntamento fisso e, nel 1998, e' protagonista di un'avvenimento davvero storico per la Rai: nella puntata del 13 ottobre, dedicata ai vent'anni di pontificato di Giovanni Paolo II, con una telefonata, il Papa interviene per la prima volta in diretta in una trasmissione tv commuovendo pubblico e conduttore.
Il re dell'Auditel e' ancora il Festival di Sanremo, che nel 1999 decide di puntare sull'innovazione con Fabio Fazio, dopo una lunga era Baudo e un paio di edizioni affidate a grandi protagonisti della concorrenza (prima Mike poi Vianello). Fazio porta al Teatro Ariston le sue contaminazioni, a cominciare dalla presenza sul palco, nelle insolite vesti di presentatore, dello scienziato e premio Nobel Renato Dulbecco. L'anno dopo Fazio replicherà coinvolgendo Teo Teocoli e Luciano Pavarotti. Il decennio si chiude con il grande impegno Rai per il Giubileo: tra gli appuntamenti piu' importanti le dirette dell'apertura delle Porte Sante (tra il dicembre 1999 e il gennaio 2000) e la Veglia al campus universitario di Tor Vergata in occasione della XV Giornata mondiale della gioventu' (sabato 19 e domenica 20 agosto 2000).
Ma, parallelamente alla guerra degli ascolti, negli anni '90 si riapre anche il dibattito sul quadro legislativo del settore, soprattutto il relazione alla decisione di Silvio Berlusconi di scendere in politica e alla successiva formazione del suo primo governo.
Nel dicembre del '94 una sentenza della Corte Costituzionale dichiara di fatto illegittimi quegli articoli della legge Mammi' che consentono ad un solo soggetto privato di possedere tre concessioni nazionali a fronte di un sistema che prevede altrettante concessioni solo per la concessionaria pubblica. Ma per motivi tecnici legati ad un'altra sentenza, questa pronuncia diventera' operativa solo nell'agosto 1996. Nel giugno del '95 si svolgono due importanti referendum sul sistema radiotelevisivo: il primo, che passera', prevede la possibilita' dell'ingresso dei privati nel capitale Rai (da allora la Rai ha dato vita a diverse joint venture con privati soprattutto nei canali satellitari); il secondo, che verra' bocciato, puntava ad impedire che un privato avesse piu' di una concessione nazionale a porre limiti piu' severi per l'affollamento pubblicitario e per la raccolta pubblicitaria.
Ad agosto del '96, in attesa che arrivi in Parlamento la legge Maccanico, il governo Prodi vara un decreto di proroga per evitare che una rete del gruppo Mediaset venga oscurata per ottemperare alla sentenza della Consulta del 1994. Quando nel '97 verra' approvata la legge Maccanico, che istituisce l'Autorita' per le garanzie nelle comunicazioni e prevede nuovi limiti antitrust (Retequattro dovra' andare su satellite e Raitre perdere la pubblicita'), verra' previsto un nuovo regime transitorio in attesa che si pronunci la nuova Authority: si consentira' di mantenere la situazione attuale a patto che Retequattro trasmetta sia su frequenze terrestri che via satellite. Nell'agosto del 2001 l'Autorita' per le garanzia nelle comunicazioni fissa al 31 dicembre 2003 il termine per l'abbandono delle frequenze analogiche terrestri da parte di Retequattro e contestualmente, per l'abbandono della pubblicita' da parte di Raitre.
GLI ANNI 2000 - Nel frattempo agli inizi del nuovo millennio, la Rai comincia a perdere terreno sul piano degli ascolti. Occorre tagliare le spese per la contrazione del mercato pubblicitario che interessa tutta Europa e non solo. Inoltre i continui cambi di vertice, ritenuti da molti troppo repentini per consentire una congrua progettazione dei palinsesti, mettono in crisi le tre reti. Raiuno e Raidue perdono terreno sotto i colpi di Canale 5 e Italia 1.
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Nel 2002 si verifica lo storico sorpasso di Canale 5 sulla rete ammiraglia del servizio pubblico, Maria De Filippi con ''C'e' posta per te'' supera lo show del sabato sera legato alla Lotteria Italia e guidato dall'eterno ragazzo Gianni Morandi. Persino Sanremo (riaffidato a Pippo Baudo, dopo una performance di Raffaella Carra' non all'altezza della situazione) non riesce piu' ad ottenere i risultati di un tempo, anche perche' Mediaset (che nel frattempo si e' quotata in Borsa e non puo' permettersi di arretrare troppo) abbandona la tradizionale pax festivaliera e schiera contro Pippo una superprogrammazione, ''Grande Fratello'' compreso.
La Rai e' in crisi dichiarata sul piano degli ascolti e della raccolta pubblicitaria, investita anche dalle polemiche politiche sul controllo della Rai da parte del nuovo governo Berlusconi. Ma i nuovi amministratori, guidati dalla presidente di 'garanzia' (ovvero vicina all'opposizione) Lucia Annunziata e dal direttore generale Flavio Cattaneo sembrano trovare la strada giusta: l'esempio piu' fortunato del cambio di rotta e' l'ingaggio di Paolo Bonolis che portera' la Rai a due storiche vittorie nell'autunno appena trascorso. Da un lato infatti ''Domenica In'' ritrova la leadership perduta, dall'altra la striscia preserale affidata al game show ''Affari Tuoi'' riesce dopo oltre dieci anni a mettere in crisi ''Striscia la notizia'', il fiore all'occhiello di Canale 5. Anche Raidue, che negli ultimi anni aveva perso molto terreno rispetto ad Italia 1, trova la sua carta vincente in un nuovo reality d'importazione ''L'isola dei famosi''. Viale Mazzini domina cosi' l'importante periodo di garanzia pubblicitaria dell'autunno e si presenta con rinnovata fiducia grazie anche alla messa a punto del suo progetto digitale.

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Mentre la sfida tecnologica si sposta sul digitale terrestre nel 2003 il mercato vede l'ingresso di un nuovo grande player satellitare, Sky, che punta soprattutto sulla pay tv ma varerà anche un canale gratuito sul digitale (Cielo) mentre i due grandi gruppi 'generalisti' varano una serie di canali tematici free (Mediaset anche pay) per la nuova offerta digitale.

GLI ANNI 2010 - Per quanto riguarda i contenuti, complice la crisi che serpeggia dal post 11 settembre nel mercato pubblicitario e che si acuisce su tutti i fronti dal 2010 in poi, tra format (dopo i reality e' l'apoteosi del talent), varietà comici, fiction e la novità del cooking show), si assiste a corsi e ricorsi storici. Un esempio su tutti e' il ritorno di Fabio Fazio alla conduzione del Festival di Sanremo, 14 anni dopo, nelle edizioni del 2013 e del 2014.


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