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8 consigli per passare dal pensiero all’azione.

Da Ciraolo

Tra il dire e il fare…

Quanti sogni… Quanti progetti si accavallano nella mente ogni giorno… Non c’è niente da fare, siamo fatti così: viviamo di desideri, di speranze, di progetti. Solo una minima parte dei nostri sogni, però, diventano realtà, e fin qui niente di male. Anzi.

8 consigli per passare dal pensiero all'azione.

Foto | Flickr

Se dovessimo concretizzare ogni idea che ci passa per la testa trascorreremmo le giornate tra un allevamento di api calabresi e un allenamento per gli europei di freccette, tra una fabbrica di nani da giardino e un corso di ipnosi subacquea. No, meglio di no. Meglio far divenire reali alcuni dei sogni che facciamo. Meglio selezionare in base alle aspettative, alla fattibilità e così via.

Chi ben comincia…

Ecco, una volta selezionato il sogno da realizzare, ahimé, ci rendiamo conto che non solo è una strada in salita, che presto la motivazione cadrà e che portare avanti un progetto non è cosa affatto facile, ma sarà un’impresa addirittura ingranare la prima! Se chi ben comincia è a metà dell’opera, spesso la parte più difficile è proprio l’inizio. Il nostro progetto, finché restava nella mente, sembrava perfetto, impeccabile. Ma non esce da lì, non riesce a trasferirsi dal mondo delle nostre idee a quello dei fatti.

Proviamo a vedere alcuni dei tanti passaggi importanti per passare dal pensiero all’azione in maniera efficace.

1. Lasciarsi sempre uno spazio di sogno in libertà

Se pretendiamo di portare a termine ogni idea, disperdiamo le nostre energie in troppe direzioni senza riuscire a “portare a casa il risultato”. Ma dal momento che non possiamo ridurre le connessioni cerebrali (a parte che con un buon uso di droghe leggere e pesanti, questione di scelte) e quindi fino all’ultimo dei nostri giorni il cervello produrrà una valanga di idee, sogni e progetti, dobbiamo diventare abili ad accogliere questa importante “produzione” con serenità. Senza sensi di colpa perché non concludiamo tutto, perché siamo dei sognatori. Sappiamo che questo ha uno scopo: selezionare. Niente di male se facciamo dieci sogni ad occhi aperti ogni settimana: abbiamo uno spazio di sogno in libertà. Se da questi dieci sogni ne estrarremo mezzo attuabile avremo fatto un ottimo lavoro.

2. Lasciar fermentare il pensiero

Ma non troppo, questo è ovvio. Se vi state chiedendo come mai i primi due consigli sul “passare dal pensiero all’azione” vadano in realtà nella direzione opposta (e avete benevolmente escluso l’ipotesi che sono matto), la risposta è che sono contrario alle “tecniche caterpillar”. Se si vuole concretizzare in modo efficace (e quindi duraturo) bisogna farlo bene, e per far bene una cosa, generalmente, sono necessarie delle premesse.

Lasciate il vostro sogno a fermentare per qualche giorno/settimana/mese dopo averlo sentito affiorare tra le meningi. State pur certi che se dopo un mese si trova ancora lì, e perché probabilmente era abbastanza importante da essere realizzato.

3. Parlarne con amici e parenti

Dopo aver fatto dei buoni preparativi, possiamo passare all’azione vera e propria. Se racconteremo i nostri propositi ad altre persone oltre che ricevere preziosi punti di vista saremo scoraggiati dall’abbandonare prematuramente il nostro progetto.

Una cosa è avere in mente di cominciare a correre ma, guardacaso, cominciare sempre “domani”. Altra cosa è voler cominciare a correre ed allertare tutti i colleghi di lavoro che nel giro di una settimana vogliamo arrivare a correre i 3 metri in 15 secondi. Nel secondo caso, scherzi a parte, saremo incentivati quantomeno ad iniziare.

4. Attenzione: non pensarci/parlarne troppo!

Come in tutte le cose della vita, anche in questo caso equilibrio e buon senso devono essere nostri alleati. Va bene pensarci, va bene parlarne, ma dobbiamo evitare che la soddisfazione derivi esclusivamente dal “pensiero” e non “dall’azione”.

Un po’ come quando si chiacchiera con gli amici di quanto si sia poco soddisfatti del proprio lavoro, e tra un po’ ne cerchiamo un altro. Questo pensiero sembra darci sollievo, ma è un sollievo momentaneo: attenzione a non farci distogliere dall’obiettivo.

5. Scacciare via i pensieri limitanti

Non ne sono capace. Il pensiero limitante per eccellenza. Sapete bene che per me la prudenza non è mai troppa. Credo che la prudenza sia una dote meravigliosa, ma occhio a quando questa si tramuta in paura, e quando la paura rischia di bloccarci come una colata di cemento armato fissata ai piedi.

Non conosco stratosferici trucchi yankee per mandare via questi pensieri, se non riconoscerli e trattarli come tali. Se siamo inclini alla paura e restii al cambiamento dobbiamo mettere in conto di venire attaccati da più o meno pensieri limitanti. Una volta riconosciuti cercheremo di lasciarli in un angolino della mente dando maggior peso possibile al consiglio numero 6.

6. Essere ottimisti

L’ottimista crede che le cose debbano andare sempre, illogicamente, per il verso giusto. Credo sia un grosso fraintendimento: per quel che mi riguarda l’ottimista sa che gli eventi possono andare storto, sa di essere esposto al fallimento. L’ottimismo non deve essere irreale e fantascientifico, ma ponderato. Deve essere l’ottimismo di chi ha fiducia nelle proprie capacità e nel proprio progetto.

Deve essere l’ottimismo di chi ha fatto proprio il consiglio numero 7.

7. Un fallimento non è un dramma

Certo, il fallimento di chi ha investito tutto il proprio denaro nel progetto di un concorso di bellezza per lombrichi potrebbe essere considerato un dramma. Ma stiamo estremizzando. Se abbiamo seguito tutti i consigli “di preparazione” e soprattutto se ci lasciamo dolcemente accompagnare da mamma Prudenza non ci troveremo in una situazione simile.

Certo, il fallimento porta con sé tristezza, rabbia, amarezza. Ma è anche un’ottima (se non, seriamente, la migliore) occasione per imparare, per crescere, per migliorare.

8. Uno… Due… Tre… SPLASH!!!

L’estate sembra così lontana… ma i lettori che sono stati al mare almeno una volta nella vita avranno certamente in mente questa sensazione: mare calmo, acqua fredda… Si immergono facilmente le gambe sino a raggiungere le cosce ma poi arriva il difficile quando l’acqua sale al busto. Brrrr… Che freddo! A questo punto non esiste altra soluzione se non il classico “Un, due, tre” e poi tuffo in acqua!

Un concetto simile può essere utlizzato anche per il nostro passaggio dal pensiero all’azione: stabiliamo una scadenza e poi gettiamoci nell’impresa. Una volta in acqua, non potremo fare altro che nuotare.


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