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8×8: interviste agli autori della terza serata

Creato il 01 aprile 2012 da Viadeiserpenti @viadeiserpenti

Martedì 2 aprile presso Le Mura (via di Porta Labicana 24, Roma) si terrà la terza serata di 8×8, il concorso letterario dove si sente la voce. In attesa della serata, ecco le consuete domande agli autori che sono stati selezionati: Federica Campi, Vito Carone di Grassi, Anna Frosali, Pina Labanca, Valeria La Rocca, Filippo Nicosia, Nuvola Rossa, Anna Siccardi. 

Federica Campi, autrice di Non senti freddo, vero?
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Federica Campi, ho 37 anni, vivo a Pesaro con la mia famiglia – ho due bambine di 13 e 9 anni.

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Un mio amico riccio direbbe insopportabile, snob, etc.

Che cosa vuoi fare da grande?
In generale, rimanere abbastanza piccola.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Tanti, in periodi diversi, però la voce della Ortese rimane e cuce tutti gli altri.

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Non so, potrei … tipo … hai presente no? cioè poi anche … quella cosa lì … insomma – così sarebbe il massimo.

Vito Carone di Grassi, autore di La ballata dello storpio
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Vito Carone di Grassi, alcuni dicono sia un nome nobile, ma di nobile c’è solo la cultura contadina. Ho molto più di trent’anni, ma meno di quaranta. Insomma, sono in quella fascia di età in cui la vita ha preso una piega che non sai se ti piace oppure no. Abito in un posto sul mare, nella terra di Bari. Che cosa faccio? Per pagare il mutuo o per vivere? Per il primo l’ingegnere, per il secondo strimpello con le parole

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Beh, l’obiettivo è diventare un aggettivo…  ma col cognome lungo che mi ritrovo la vedo dura.

Che cosa vuoi fare da grande?
Da piccolo rispondevo sempre che volevo fare il paracadutista, ma soffrivo di vertigini. Le vertigini son passate, il capriccio di fare il paracadutista pure. Vediamo un po’

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Da ragazzino non ho mai avuto il poster di qualcuno nella stanza, cantante o calciatore che fosse, perché dovrei averlo ora? Ma a dirla tutta, sono tanti – forse troppi – e le quattro mura della mia stanza non basterebbero.

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Mi appello al quinto emendamento.

Anna Frosali, autore di Ci sono cose che si capiscono al volo
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Anna Frosali, e vivo a Roma dove sono nata. Quanti anni fa? Ma non lo sapete che non è una domanda da fare a una signora? Ho lavorato per molti anni in importanti società di ingegneria e informatica. Ho viaggiato, conosciuto gente, cambiato spesso incarico. Pare strano, ma mi è molto piaciuto. Ora mi riposo, si fa per dire. Scrivo, leggo, giro il mondo appena posso. E poi riesco anche a stare un giorno intero senza fare niente, letteralmente. Fantastico. Aggettivo o voce del verbo fantasticare, tempo presente, prima persona singolare.

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Curiosa, impaziente, paziente. Dipende.

Che cosa vuoi fare da grande?
Perché, oltre quello che ho fatto, ci sarebbe altro? La scrittura è arrivata tardi, ma ancora in tempo. Mi ha dato soddisfazioni impreviste.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Sono una lettrice disordinata. Prendo le cotte. Di Saramago, Singer, Tabucchi, Kazuo Ishiguro. Adoro i racconti di Goffredo Parise, Calvino, Alice Munro, Anais N
ïn, Doris Lessing. Ho una biblioteca affollata.

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Chiudete gli occhi e ascoltate.

Pina Labanca, autrice di Una notte della vita esteriore
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Pina, sono nata in Lucania trentaquattro anni fa, vivo a Roma da molto: qui “faccio cose e vedo gente”.

 Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Curiosa, nervosa, riccia.

 Che cosa vuoi fare da grande?
Mettere la testa a posto.

 Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Leggo e ri-leggo Marcel Proust, Virginia Woolf, Philip Roth.
Inconsapevoli autori di riferimento sono i passeggeri dei mezzi pubblici, gli amici e i parenti.

 Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Via, non fatevi pregare!

Valeria La Rocca, autrice di Natura morta con due pezzi
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Valeria La Rocca, per gli amici La Roche. Ad agosto compirò 30 anni, ma è da quando ne ho 28 che ne dichiaro 30 per abituarmi all’idea e credo che, d’ora in avanti, continuerò a dichiararne 30 per un bel pezzo.  Nacqui a Milano, ma nelle mie vene scorre sangue campano. Sono un’educatrice e sto per terminare il master in scrittura e storytelling della Scuola Holden di Torino, dove attualmente risiedo.

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Interpretando le dichiarazioni degli altri, direi: scricciola, gipsy e inquieta. Anche se il primo non è proprio un aggettivo.

Che cosa vuoi fare da grande?
A tre anni volevo fare l’imprenditrice petrolifera. Ora vorrei fare la scrittrice, sposare un poeta, avere almeno tre bambini e viaggiare. Troppo?

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Sono una lettrice abbastanza disorganizzata, quindi più che autori di riferimento ho dei libri che tengo a portata di mano e ai quali guardo come modelli di scrittura per lo stile e la potenza evocativa. Sono: Rayuela di Cortázar, Le vergini sucide di Eugenides, Pastorale americana di Roth e Cecità di Saramago. Spesso mi piace rileggerne qualche pagina prima di mettermi a scrivere: dopo averlo fatto ho l’impressione che qualcosa della loro capacità di raccontare mi sia rimasta appiccicata addosso. E allora è una cosa bellissima staccare da tutto ciò che c’è intorno e mettersi a scrivere.

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Che domanda difficile! Diciamo che se il mio racconto fosse il migliore non ci sarebbe bisogno di convincere i giurati, ma che, all’occorrenza, potrei provare a convincerli che dall’esito di questo concorso ne andrebbe la mia salute psichica e che il mio analista potrebbe avermi suggerito, come rimedio alla mia inguaribile insicurezza, almeno un successo all’anno. Questa potrebbe essere l’occasione giusta!

Filippo Nicosia, autore di Con i tempi compassati dell’assenza di gravità
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Filippo Nicosia sono nato a Messina 29 anni fa, lavoro in una piccola casa editrice della  provincia di Roma

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Ripetitivo, logorroico, ripetitivo.

Che cosa vuoi fare da grande?
Vuoi dire da vecchio? Riuscire a sorridere.

 Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Kafka è l’unico riferimento, perché non si lascia avvicinare. Scrittori che mi piacciono: McCarthy, DeLillo, Bernhard, Sebald, Malaparte, Morselli, Bolaño e Volo (se letto velocemente non se ne accorge nessuno).

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Se non li convince il racconto c’è poco che io possa fare. 

Nuvola Rossa, autrice di Mattatoio
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Jessica Puliero, per i miei genitori Jessica, per alcuni amici Je’, per altri Jessy. Per me stessa, anche se raramente mi chiamo da sola, Nuvola Rossa. 30 anni. Dolo, Riviera del Brenta, Venezia. Frequento la scuola Holden, che al mio paese chiamano “scuola delle scienze confuse”.

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Realista, NeoRealista, Neoneorealista.

Che cosa vuoi fare da grande?
Scrivere? Leggere? Scrivere e farmi leggere.

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Charles Dickens, David Thoreau, Beppe Fenoglio.

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
Se fossi brava a convincere la gente forse farei la commerciante. Ma se si convincono da soli significa che sono un’onesta scrittrice. Quindi, vada per la libertà di pensiero. 

Anna Siccardi, autrice di Qualcuno con cui parlare di calcio
Come ti chiami? Quanti anni hai? Di dove sei? Che cosa fai?

Mi chiamo Anna Siccardi, ho 37 anni e vivo a Milano. Non so se possano considerarsi dei veri lavori, ma mi occupo di design e arte contemporanea. Intanto scrivo sceneggiature per cortometraggi e rimugino su un paio di film veri, molto affezionati al mio cassetto. Il mio unico vero datore di lavoro, comunque, è mia figlia Assia.

Come ti descrivi, in tre aggettivi?
Curiosa. Riflessiva. Leggermente nevrotica.

Che cosa vuoi fare da grande?
Scrivere, scrivere, scrivere. Senza smettere di leggere.  

Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Tra gli italiani: Gadda, Calvino, Ginzburg. Tra gli stranieri Mann, Fitzgerald, Roth. La maestra Alice Munro. Genet per il teatro. 

Il tuo racconto è il migliore. Come convincere anche la giuria?
È un racconto involontario, me lo sono trovato davanti, mi è piaciuto. Magari fa lo stesso effetto alla giuria. E poi prendo un treno apposta.


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