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A Fantastic Fear of Everything (2012)

Creato il 27 maggio 2013 da Silente

A Fantastic Fear of Everything (2012)
UK, colore, 101 minuti  Regia: Crispian Mills, Chris Hopewell  Sceneggiatura: Crispian Mills 
A un certo punto della vita il music business deve diventare una gran noia, mi vien da pensare, se così tanti musicisti tentano altre strade per realizzarsi – evidentemente comporre, registrare, andare in tour e boh cose più o meno personali tipo droghe, troie e quant’altro non è abbastanza per tenere impegnati mani e cervello, e c’è quindi chi, come Crispian Mills, il leader dei Kula Shaker, che se ne esce con questo A Fantastic Fear of Everything, un prodotto molto buono, una black comedy abbastanza scoppiata e delirante non priva di parentesi stranianti e spunti assai particolari, che scrive da sé e dirige in compagnia di Chris Hopewell, esperto regista di videoclip.
Commedia, sì, ma siamo dalle parti di un umorismo sottile e rarefatto che non funge da solo protagonista – a guidare la vicenda è infatti l’assurda fobia di Jack, scrittore di thriller, che ha paura di ogni cosa e reagisce di conseguenza, rintanandosi in camera, vivendo di espedienti quotidiani in una realtà del tutto inventata colma di fasulle visioni ombrose, impossibili presenze diaboliche ed esagerati rumori inquietanti. Se quindi da un lato si ride per la buona riuscita comica e intelligente delle angosce di Jack (che Simon Pegg interpreta con il solito, impareggiabile carisma), capaci di autoalimentarsi l’una con l’altra in un irresistibile gioco a catena (il non voler rispondere al telefono e insultarlo ogni volta che suona, il non essere in grado di accendere il forno e temerne le reazioni, il modo in cui si ritrova a usare la colla), dall’altra si rimane piacevolmente stupiti per una messa in scena sapientemente calcolata e piena d’inventiva, che gioca ed esalta a sua volta i timori di Jack con una regia che muove sinistramente la camera, posizionandosi in inquadrature bizzarre, partorendo immagini alienanti e dispensando dettagli curiosi e strampalati sui quali spesso si regge la potenza comica (il cameriere folle, per esempio), oltre a distrarsi con tecniche diverse (basti pensare alla lunga sequenza in stop motion) che continuano a reinventare la narrazione.
Ma se esiste un elemento per cui bisogna davvero vedere l’esordio di Crispian Mills è sicuramente la parte della lavanderia, perché non solo momento più alto dell’intero film bensì enorme, colossale crescendo d’inventiva ironica, una lunga epopea di incomprensioni, malintesi, giochi di sguardi e comportamenti stralunati che sfociano in una delle immagini più divertenti, dài spariamola grossa, che abbia mai visto, pura comicità nera che non smette un secondo di fornire elementi a un quadro sempre più complesso e completo.
La piega thrilleristica finale serve a dare compimento a una storia altrimenti davvero troppo fuori di testa per poter reggersi in piedi linearmente fino a un qualche tipo di conclusione, e nonostante cali leggermente il tiro adeguandosi non ai cliché ma comunque a una maggior pacatezza (e hai voglia, dopo un’ora di invenzioni non-stop lo posso anche capire), il film resta sempre notevole nello scalciare qua e là e togliersi di dosso qualsiasi tentativo di happy ending. Una vera e propria sorpresa.

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