Magazine Diario personale

A horse with no name

Da Icalamari @frperinelli

America – A horse with no name

La Signora era andata a letto troppo tardi quella mattina. Era ancora troppo stordita per accorgersi di qualsiasi cosa si fosse mosso attorno a lei. Annientata da una dose di troppo, stava riversa a faccia in giù, stesa di traverso sopra l’enorme King Size del cottage che lei e Carolyne avevano affittato per trascorrere una delle prime soste del loro viaggio verso Los Angeles.

Carolyne invece alle cinque aveva aperto gli occhi. Aveva sentito uno scalpiccio insistente sotto i vetri della finestra e si era subito messa a sedere, oppressa da un rombo nelle orecchie che le impediva di stabilire in chi o in cosa consistesse la causa del suo risveglio. Si alzò in punta di piedi come se davvero temesse di svegliare la Signora e provò a spostare lo sguardo fuori dalla finestra. Era soltanto la terza o la quarta volta che si ritrovava in quella situazione, e l’avevano avvertita: all’inizio avrebbero potuto verificarsi fatti strani.

Aprì le imposte e si sporse verso la notte scura. Faceva freddo, la pelle rabbrividì tutta in un momento.  Un bordo della maglietta di raso verde acqua che ancora indossava dalla sera prima rimase impigliato in uno spuntone del meccanismo di chiusura delle finestre. Non se ne era accorta in tempo e l’imprevisto ferì il silenzio come una zip che, aprendosi, slabbrò in due parti l’indumento al centro, trasversalmente, da fianco a spalla. Se ne rese appena conto. Un muso di cavallo la stava guardando da vicino.

Rimasero a fissarsi dentro agli occhi mentre a Carolyn il respiro si fece più affannoso. L’animale emetteva ondate di fiato caldo che le muovevano le punte dei capelli. Lo sfregamento regolare delle ciocche contro il seno le fece prendere coscienza della propria nudità. La testa di cavallo iniziò a muoversi dal basso verso l’alto, spingendola e  costringendola ad arretrare di nuovo verso il centro della stanza. Indietreggiò malvolentieri, provò ad aggrapparsi alle orecchie del cavallo, ma le sfuggì la presa. Mentre vedeva ritrarsi nuovamente nel buio sconosciuto le forme di foglie e le innumerevoli cime d’albero che aveva appena fatto in tempo a scorgere dietro alla folta criniera della bestia, rimase una frazione di secondo sospesa sulle punte dei piedi, e la gravità prese il sopravvento decidendo la direzione della sua caduta.

In quel momento il cavallo emise un lungo, intensissimo nitrito. Le orbite di Carolyn parvero arrotolarsi verso l’interno del cranio, la faccia cadde sopra qualcosa di vellutato. Il corpo, mutandine e maglietta di raso spalancata, abbandonato a pancia in giù sul letto. Pensò di essere caduta sopra l’altra donna ma si sentì d’un tratto troppo stanca per verificarlo. Comprese di trovarsi di traverso, stesa sopra l’enorme King Size del cottage che lei e la Signora avevano affittato per la notte. Mentre la stanza intera si avvolgeva addosso a lei in un vortice lento, mosse le mani attorno a sé in ogni direzione, quindi si accorse di essere completamente sola.


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