A proposito di Davis – Recensione

Creato il 28 febbraio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online

feb 28, 2014    Scritto da Silvia Cannarsa   

Si è grandemente discusso dell’ultima creazione dei fratelli Coen - A proposito di Davis, titolo originale Inside Llewyn Davis- amara storia di un cantautore folk che stenta a sfondare in un panorama musicale già saturo di chitarre pizzicate e benjos. Bob Dylan prima di Bob Dylan; infatti, la storia è ambientata nel 1961, quell’anno si esibirà, dal vivo, per la prima volta, proprio Bob Dylan.

I fratelli più importanti del cinema -contemporaneo, ovviamente – non si sono fatti intimidire dalle molteplici critiche della stampa, e dall’insoddisfazione latente dei loro aficionados. Si sono dette moltissime cose, riguardo a questo film marchiandolo come carino, eppure non dei migliori, oppure inconcludente. Ed effettivamente da questo titolo si aspettavano fuoco e fiamme, dopo tre anni di attesa – dopo aver concluso Il Grinta – e invece, anche sotto l’aspetto premi, si è rivelato deludente. Tre nomination ai Golden Globe, e due agli Oscar, per premi prettamente tecnici – miglior sonoro e miglior fotografia-

Per chi ha sempre seguito i Coen, A proposito di Davis è un film perfettamente nel loro stile. Un uomo da solo contro il mondo, un’odissea da affrontare, sfortuna, sarcasmo e cinismo a volontà. Un altro tasso di nostalgia – che sale ulteriormente se accompagnata dalla musica folk – ed eventi apparentemente scollegati tra loro che creano un effetto di straniamento. I fratelli Coen sono questo: amanti di personaggi al limite del comprensibile che pure, nonostante siano così lontani da una persona normale, lasciano allo spettatore la possibilità di immedesimarsi.

Llewyn Davis è, infatti, un perdente di prima scelta. Un, attualissimo, uomo che deve sobbarcarsi il peso della propria vita, sentendosi sempre bloccato nello stesso punto e vedendo attorno a sé soltanto persone che riescono ad andare avanti. Llewyn, come tutte le persone del mondo, si sarà chiesto se valeva la pena continuare ad inseguire i propri sogni? Certamente, e per un certo momento la risposta è stata sì.
C’è quasi una sorta di goduria nel suo essere impantanato, sempre, nella stessa condizione. A dormire sui divani di qualcuno che lo ospita, a cercare di sbarcare il lunario ogni giorno, a guardare qualcuno a cui vuole bene legarsi a qualcun’altro che invidia.
E’ così umano Llweyn Davis da diventare l’emblema dell’uomo. Così egocentrico e sofferente, da rappresentare l’umanità tutta intera.
Gli amici di Dave Van Ronk, il personaggio a cui è ispirato Llewyn, si sono lamentati dell’eccessiva differenza tra i due, quello reale e quello fittizio. Ma, i fratelli Coen, hanno solo preso un uomo, lo hanno analizzato in tutti i suoi difetti e peculiarità e lo hanno fatto diventare un personaggio, senza nulla togliere alla gloria di quello morto nel 2002.
Non è più Dave Van Ronk, è solo Llewyn Davis che, con la bellissima voce di Oscar Isaac, canta all’inizio del film  (…)Hang me, oh hang me, I’ll be dead and gone.I wouldn’t mind the hanging, but the layin’ in a grave, poor boy, I been all around this world.


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