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a Roma in cinquecento, primo giorno

Creato il 05 agosto 2010 da Aureliocupelli
a Roma in cinquecento, primo giorno
Prima della partenza gli ultimi ritocchi, il vetro viene aggiustato e si parte.
a Roma in cinquecento, primo giorno
Da San Miniato a Firenze abbiamo usato la FI-Pi-LI, ed entrando in città abbiamo incrociato la tramvia.
In questo che dovrebbe essere un viaggio lento, senza tempi né orari, con una sola meta, quella di riuscire a ritornare, dopo aver visitato Roma, siamo un po' di fretta...
Ho un appuntamento di lavoro a Siena per 12,30.
Porta Romana, Firenze. Ore 10,00.
Inizia il grande viaggio, noi a Roma in cinquecento, e voi?
Firenze-Roma-Firenze. Percorrendo la Cassia, ricercando il vecchio tracciato, senza disdegnare il nuovo, ma cercando di evitare, il più possibile, "le quattro corsie".
A Porta Romana ce la dobbiamo vedere con i vigili che stanno facendo una rimozione coatta, con tanto di carro attrezzi. Per fortuna non ci prestano troppa attenzione, e così, dall'interno della porta, riusciamo ad immortalare il fatidico momento della partenza.
a Roma in cinquecento, primo giornoDal piazzale di Porta Romana, la Cassia si chiama Via Senese. Un Passaggio pedonale, e via...
a Roma in cinquecento, primo giornoSuperato Tavarnuzze, in località Falciani, incontriamo il cimitero di guerra americano. Il Florence American Cemetery and Memorial. Il Cimitero americano di Firenze, uno dei 14 luoghi in territori d'oltre oceano prescelti dalla Commissione, sorge su un'area di circa 24 ettari, attraversata dal fiume Greve, ceduta gratuitamente dal governo italiano agli Stati Uniti d'America per la sepoltura delle spoglie dei soldati americani caduti durante la campagna di liberazione d'Italia nel 1945.
Le 4.402 salme disposte in otto sezioni sono individualmente contrassegnate da croci latine per i caduti di religione cristiana e da stelle di Davide, 264, per quelli di religione ebraica.
Ci fa da guida il responsabile alla manutenzione del cimitero. Un italiano di mezza età, che oltre a guidare i lavori di manutenzione dell'area verde, a capo di altri 7 lavoratori italiani, ha una propria azienda agricola, dove produce del vino chianti.
Ci spiega che qui ci sono sepolti poco meno della metà dei soldati americano morti durante la seconda guerra mondiale, da Roma in su. Quelli morti sotto Roma, si trovano ad Anzio.
I Soldati americani che non sono sepolti qui, sono stati riportati negli Stati Uniti dalle loro famiglie.
I soldati ignoti, riconosciuti solo da Dio, "here rests in honored glory, a comrade in arms, known but to god", sono poco più di 200.
Il luogo è fortemente suggestivo, sono molte le domande che viene da porsi. La guerra è sbagliata, ma qui, in piedi di fronte a tutto ciò, almeno io, non me la sento di gridarlo. Per rispetto di questi ragazzi...
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Sono le 11,45 quando arriviamo a Monteriggioni. Proseguiamo.
a Roma in cinquecento, primo giornoAlle 12,20 entriamo a Siena. Giusto in tempo per il mio appuntamento.Alle 13,30 sono già libero. Salgo in città, lascio la 500 al parcheggio "Il Campo", e visitiamo la città.
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a Roma in cinquecento, primo giornoPiazza del Campo è piena di turisti. Tra 10 giorni correranno il palio, ma la piazza è ancora libera da tufo e transenne.
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Il Cielo si fa sempre più nero, un forte ed umido vento spazza la piazza. Si sentono dei tuoni, inizia a fare qualche goccia di pioggia. Entriamo in Trattoria giusti giusti per scansare il temporale.Quando usciamo il peggio sembra passato.Verso sud, lungo la Cassia per Roma, le nubi sembrano però ancora minacciose.
a Roma in cinquecento, primo giornoLa macchina era al coperto, in buona compagnia...
a Roma in cinquecento, primo giornoLungo la strada piovvigina, i tergicristalli li accendo ogni tanto.
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Sosta a Cuna, per visitare la Grancia.
La Grancia di Cuna si trova nei pressi di Monteroni d’Arbia, la si vede dalla Cassia, sulla sommità di una piccola collina. In questa zona la Cassia coincide con l’antica Via Francigena. La Grancia di Cuna è uno degli esempi meglio conservati di fattoria fortificata medievale. In età medioevale, le grancie si sviluppavano nei luoghi dove si trovavano un ospizio o un ospedale per l'accoglienza dei viaggiatori.In questa fattoria venivano depositati il grano e tutti gli altri prodotti agricoli che servivano a mantenere l’ospedale che la possedeva. Per difendere i prodotti raccolti e la gente che vi abitava dalle numerose incursioni che si facevano a quei tempi la fattoria veniva protetta con fortificazioni, divenendo così un piccolo borgo autonomo. La Grancia di Cuna sorge dove già nel secolo XII esisteva uno Spedale destinato ad accogliere e a dare assistenza ai pellegrini e ai mercanti che transitavano lungo la via Francigena.Nel secolo XIII, divenuto proprietà del potente Spedale di Santa Maria della Scala di Siena, l'edificio fu oggetto di numerosi lavori di ampliamento.Il complesso di Cuna consiste in un grande blocco quadrato con mura a scarpa, due torri d'angolo dotate di apparato difensivo a sporgere sul fronte meridionale, affacciato sulla piazza triangolare del borgo, cui si accede oltrepassando la torre d’ingresso.
a Roma in cinquecento, primo giornoLa Grancia è ancora abitata. Ci vivono almeno 4 famiglie, con le porte delle abitazioni che si affacciano nell'ampia scala interna, carrabile, che veniva usata per portare le merci ai vari piani del magazzino, oggi in restauro.Un'anziana signora, che incontriamo all'ingresso ci fa da guida, raccontandoci un po' della storia recente della Grancia.
a Roma in cinquecento, primo giornoAdesso il tempo sembra migliorato, e ci mettiamo in strada. All'ingresso di Ponte d'Arbia, alla fine del lungo un vialone, c'è un rilevatore di velocità.
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Con la nostra 500 stiamo viaggiando a 171 km/h!
a Roma in cinquecento, primo giornoSuperato il borgo di Buonconvento entriamo in Valdorcia.
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Ci fermiamo a Gallina. Qui c'è il motore che dovrà andare col gas di paglia, lo mostro alla bimba.
a Roma in cinquecento, primo giornoQuando ripartiamo, scopriamo l'arcobaleno in cielo.
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a Roma in cinquecento, primo giornoRipartiamo verso Roma, inseguendo l'arcobaleno, a tutta velocità!
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Superato il bivio con Abbadia San Salvatore, svoltiamo verso Radicofani. Sul vecchio tracciato della Cassia. Salendo fino agli oltre 800 metri della Rocca.
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Della Rocca di Radicofani ne è documentata l'esistenza fin dal 978, anche se origini sono molto antecedenti e risalgono all'epoca Carolingia, quando venne acquistata da parte dei Monaci di Abbadia San Salvatore.
La Rocca fu possedimento di una congrega di monaci fino al 1153 quando venne riscattata dallo Stato Pontificio.
Per la sua posizione strategica sull'antica via Francigena, sita su un colle alto 896 metri e raggiunge sulla terrazza merlata la ragguardevole quota di +960 mt s.l.m., la Rocca di Radicofani venne usata da Papa Adriano IV per arginare l'avanzata, sia politica che militare, di Federico I il Barbarossa.
La Rocca di Radicofani divenne importante anche per la giovane Repubblica di Siena.
Per quasi due secoli la Rocca di Radicofani fu contesa dalla Repubblica di Siena e dallo Stato Pontificio, con i due intermezzi di Ghino di Tacco.
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Ghino di Tacco era un brigante, nato nella seconda metà del XIII secolo. Figlio del nobile ghibellino Tacco di Ugolino e fratello di Turino, era un rampollo della famiglia Cacciaconti Monacheschi Pecorai, ed insieme al padre, al fratello e uno zio commetteva furti e rapine, nonostante la caccia che gli veniva data dalla Repubblica di Siena. Una volta catturati, i membri maggiorenni della banda vennero giustiziati nella Piazza del Campo di Siena, mentre Ghino e il fratello si salvarono in virtù della minore età.
Ghino fuggì, occupando la ritenuta impenetrabile fortezza di Radicofani, sempre in territorio senese, ma al confine con lo Stato Pontificio. Qui, infatti, Ghino si inserì nella lotta per il possesso della rocca, che poi conquistò facendone il proprio covo. Dal colle di Radicofani, Ghino continuò le sue scorribande, concentrandosi sui viandanti che passavano nella sottostante via Francigena, fondamentale via di comunicazione usata dai pellegrini in viaggio verso Roma, costruita sul vecchio percorso della Cassia. Ghino compiva delle imboscate ai viaggiatori, si informava dei loro beni veri, poi li derubava quasi completamente, però lasciando loro di che sopravvivere, ed offrendo loro un banchetto. Per questo motivo e perché lasciava liberi di proseguire sia i poveri che gli studenti, Ghino di Tacco fu considerato un ladro gentiluomo, una sorta di Robin Hood ante litteram.
Il Boccaccio lo dipinge come brigante buono nel suo Decamerone, parlando del sequestro dell'abate di Cluny, nella II novella del X giorno:
"Ghino di Tacco piglia l'abate di Clignì e medicalo del male dello stomaco e poi il lascia quale, tornato in corte di Roma, lui riconcilia con Bonifazio papa e fallo friere dello Spedale."
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Dalla sommità della Rocca il panorama è mozzafiato. La vista spazia per chilometri e chilometri, a 360°. A nord si apre sulle crete della Valdorcia, a est verso il Monte Cetona, a sud l'orizzonte si chiude con l'orlo e la cavea del lago di Bolsena, ad ovest si allunga il Monte Amiata con le fumarole degli impianti elettro-geotermici.
a Roma in cinquecento, primo giornoArriviamo in prossimità del Lago di Bolsena, con il sole che è già tramontato.
Ci fermiamo a San Lorenzo Nuovo. Troviamo ospitalità in un agriturismo con vista lago.
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Il paese di San Lorenzo Nuovo, a differenza dei centri vicini, tipicamente medievali conserva un centro storico d'impronta neoclassica che risale al Settecento, periodo in cui fu fondato dagli abitanti del borgo medievale di San Lorenzo allora situato sulle rive del Lago di Bolsena. Essi furono costretti ad abbandonarlo a causa dell'innalzamento del livello del lago, che ricoprì di paludi i dintorni del paese, tanto che si diffuse la malaria che di fatto decimò gli abitanti.
Il paese si caratterizza per le sue case uniformi e basse, dominate dalla chiesa di San Lorenzo che si affaccia su una grande piazza ottagonale.
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A San Lorenzo Nuovo, dopo 170 km (215 da San Miniato), ad un self service, facciamo il primo rifornimento del viaggio.
20 euro di benzina verde più additivo.

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