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A scuola mi annoio.

Creato il 17 ottobre 2015 da Scurapina

Ogni tanto sento qualche ragazzino che racconta così il suo rapporto quotidiano con la scuola e se non lo dice “apertis verbis”, magari lo esprime con lo sguardo perso nel nulla, con gli occhi che vagano fuori dalla finestra o inseguono qualche insetto infilatosi per sbaglio nell’aula, con la matite che traccia oziosi ghirigori sul quaderno.

Nei loro occhi aleggia una domanda: “Che hanno a che fare con me la politica di Giustiniano, o le poesie di Leopardi, o il teorema di Pitagora?”

In fondo li capisco perché anche a me, alla loro età, capitava di annoiarmi, soprattutto quando la maestra (o la professoressa di turno) ripeteva per l’ennesima volta un concetto che mi sembrava di aver già capito da un pezzo, non capivo allora che la spiegazione non era mai la stessa e che se non mi fossi distratta forse avrei colto qualche sfumatura che mi era sfuggita.

Oggi, che sono seduta dall’altra parte della cattedra, mi danno l’anima se vedo i miei ragazzi annoiarsi e le tento tutte per catturare la loro attenzione perché so di avere molto da dare e mi piacerebbe che riuscissero rubarmi tutto.

Io a scuola non mi annoio più da tanto tempo, perché ogni giorno è una sfida, ogni giorno è un’avventura esaltante e lavoro perché diventi un’avventura esaltante anche per loro: l’avventura della curioità, l’avventura della conoscenza.


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