Un esordio col botto, non c'é che dire: sipari che si incastrano, gente che minaccia di buttarsi dagli spalti (Sanremo, diamo voce ai suicidi dal 1967), ospiti prelevati direttamente dal reparto geriatrico di qualche ospedale. Un festival che passerà alla storia per i foglietti stropicciati (che c'avete fatto, prima di scriverci sopra comunicazioni d'importanza vitale? Gli aeroplanini? Una tartaruga origami in omaggio al ritmo della manifestazione? Boh!) e per l'evidente tentativo di incorniciare una qualche ultima esibizione rifornendo di prezioso materiale da recupero gli archivi di Mamma Rai.
Un festival che, più che altro, è una puntata del Bagaglino travestita da Kermesse musicale. Uno show commovente, in grado di regalare momenti d'alto spettacolo come la Castá che canta “ma 'ndo vai se la banana non ce l'hai?” e Renzo Arbore impegnato nella sua migliore reinterpretazione della Sagra della Porchetta. Degni di menzione anche Sárcina che si fa le selfie come il più agguerrito dei Bimbiminkia, lo sguardo da orba di Arisa senza occhiali, Ron che si crede il protagonista di una qualche puntata di Nashville e Frankie Hi-Nrg che plagia le mie perle di saggezza aretine (te possino!).

Del resto, la crisi si fa sentire. E non soltanto nell'ispirazione dei cantanti in gara. Sul truccatore, per esempio, hanno dovuto evidentemente andare al risparmio. Chè, voglio dire: finchè il rossetto sui denti ce l'ho io (cosa che, peraltro, capita spesso), vabbé. Ma che ce l'abbiano tutte le donne con le labbra rosse all'interno di un evento altamente mediatico non è proprio del tutto normale. Insomma, ce l'avrai un minimo di fissativo? Un po' di cotone per tamponare? Dei cosmetici non comprati da Kiko? Un pezzo di scotch - chessò- dello stucco da parete, QUALCOSA?!
Poi ci sono i Grandi Dilemmi. Del tipo: Perchè la “cartolina” di Sanremo è uguale da secoli? Non hanno uno stagista sottopagato da mandare a fare delle foto della città? Voglio dire, ormai quella nave all'orizzonte sarà quantomeno affondata. Poi: il Dj che collabora con Gualazzi ha intenzione di rapinare una banca? Ma soprattutto: in che cazzo di lingua canta la Ruggiero?
Detto ciò, la mia indiscussa Top 3 di quest'anno (purtroppo composta di meno peggio più che di migliori) è formata da:1. Perturbazione: più o meno l'unica (ah- ah!) canzone che mi si sia conficcata in modo irrevocabile nel cervelletto, inducendomi al canticchiamento mentale molesto nell'arco di giornate intere. Loro, del resto, sono la mia rivelazione dell'anno anche per ragioni lavorative e/o di conoscenze condivise che ora non mi dilungo a raccontare. 2. Sinigallia: e infatti me l'hanno squalificato, povera stella. Mica è colpa sua se gli spettatori dei suoi concerti non sanno mantenere un segreto. Ingrati.

Tra loro i miei preferiti sono Diodato, Graziani (che difatti è stato eliminato subito...sta diventando una mania) e il tizio che canta ''Nu juorno buono. A tal proposito, da Clementino in poi la mia simpatia per i rapper napoletani inizia a diventare preoccupante. Sarà una reazione inconscia di contrasto a quelli milanesi, che mi stanno invece simpatici quanto la carta igienica quando ti accorgi che è finita nel momento stesso in cui hai espletato i tuoi bisogni seduta sulla tazza del water. Altro episodio che, peraltro, mi capita con insolita frequenza. In tutto questo, l'unico #italospagnolismo al momento pervenuto è racchiuso nell'accento del direttore d'orchestra che ha omaggiato Abbado. Però mancano due serate. Non si può mai dire.



