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A volte ritorno di John Niven, la post-recensione

Creato il 27 febbraio 2014 da Postscriptum

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A volte ritorno di John Niven, la post-recensione

Provate a immaginare Gesù in versione chitarrista squattrinato, sul palco di un famoso reality show a cantare la cover di un famoso brano dei Nirvana: ci riuscite?
Ebbene, John Niven c’è riuscito ma, non pensate che A volte ritorno sia il classico romanzetto tutto da ridere in cui si ironizza sui fin troppo rigidi e anacronistici dogmi della religione cattolica; si tratta invece di un romanzo molto ben congegnato e costruito, con una trama molto particolare e dai toni decisamente e politicamente scorretti. Un libro, il quarto e non l’ultimo dello scrittore scozzese, che si fa davvero fatica a chiudere e che si legge riprendendo fiato solo per sganasciarsi dalle risate in alcuni passaggi e per riflettere in altri.
Oggi che il lavoro sembra un miraggio non si perde nemmeno tempo a organizzare le ferie, tantomeno ci si pensa, quindi potrebbe anche essere ostico per qualcuno comprendere perché dopo 1500 anni di lavoro Dio, nel pieno delle sue funzioni mentali, abbia deciso di concedersi un paio di settimane di relax. D’altra parte l’umanità stava vivendo il suo periodo di maggiore splendore grazie ai sentimenti rinascimentali che facevano fiorire le arti e le scienze: mentre la qualità della vita cominciava a crescere e gli anni bui del Medioevo erano solo un cattivo ricordo il mondo si avviava verso una lunga tranquillità. O almeno questo sperava Dio quando decise di andarsene giù al fiume a pescare per qualche giorno lasciando l’onore e l’onere di gestire il tutto alla sua segretaria e soprattutto al figlio Gesù.

Purtroppo al suo rientro la situazione è disperatissima: guerre mondiali, interessi economici e crudeltà insensata hanno fatto regredire l’umanità. Constatata la gravità della situazione a Dio non rimane altro da fare che porvi rimedio rimandando tra gli uomini il suo adorato figlio che, nel frattempo, allieta le sue infinite giornate andandoci giù pesante con il fumo e suonando la chitarra elettrica insieme a Jimi Hendrix. Detto fatto, il secondo avvento di Gesù sulla Terra è pianificato e al Nostro Salvatore non rimane altro che ingoiare il rospo e rimboccarsi le mani per indicare all’umanità la strada della salvezza. Un’altra volta, anche se la prima volta era finita male.

La vita terrena 2.0 di Gesù però non è facile come la precedente perchè l’umanità e soprattutto la cristianità hanno fissato precise metologie di comportamento che, seppure divergano indefinitamente dall’insegnamento divino, sono impossibili da estirpare. L’umanità è incattivita, egoista e, cosa più grave, già condannata in massima parte ad una vita ultraterrena infernale. In un mondo dove tutto ha un sipario che nasconde la bruttezza, dove l’esperienza umana è avvelenata da biechi interessi che mettono gli uni contro gli altri e dove i rappresentanti di Dio in Terra sono i peggiori peccatori del sistema, la missione di Gesù è disperata.

Al di là delle facili risate e dell’ironia, A volte ritorno presenta anche dei passaggi che ci forzano a riflettere su quanto quello che ci circonda sia solo una realtà di facciata costituita da un palco dove ognuno recita la sua parte affinchè il pubblico abbia sempre di che diverstirsi, vergognarsi o disperarsi alla bisogna. Uno spunto particolarmente interessante intorno al quale Niven disegna il suo Cristo è il comportamento: Gesù è gentile, buono e sensibile ma non arrendevole e debole come molti credono. I suoi ideali (aderenti con quelli classici della tradizione cattolica) sono incrollabili anche nei momenti più bui quando chiunque di noi, poveri mortali, avrebbe lasciato perdere la missione con un liberatorio vaffa.. Ma non è neanche sopportazione stoica o infinito masochismo: quello di Gesù è un preciso piano che non premette e non promette la salvezza per tutti ma che piuttosto vuole mostrare come vivere e comportarsi in modo da infastidire il meno possibile gli altri anche continuando a trascorrere la propria vita come si vuole.
Il Gesù di Niven è il Kurt Cobain della religione: non un salvatore che si presenta circondato da schiere angeliche spargendo pace e amore come denaro sonanate ma, solo un uomo che mostra come affrontare le difficoltà della vita senza complicare la vita altrui e rifuggendo la luce dei riflettori.

Devo dire che Niven ha fatto centro. A volte ritorno non sarà un romanzo che ti resterà dentro e che ricorderai quando penserai ai migliori libri che hai letto ma, si ritaglia il suo posto sullo scaffale (reale e virtuale) della nostra biblioteca personale grazie ad un insegnamento fondamentale.

Spesso, per quanto possa sembrare assurda, complicata e ingiusta, la vita si può affrontare meglio se presa con la leggerezza di chi non ha niente di materiale per cui valga la pena di morire o, meno drasticamente, di rovinarsi l’esistenza.

Praticamente non dobbiamo vendere il mondo.

The man who sold the world
Testo: David Bowie Voce: Kurt Cobain Arraggianmenti: Nirvana
http://www.youtube.com/watch?v=J7UftStYuqE


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