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Genere: Musical
Regia: Julie Taymor
Cast: Evan Rachel Wood, Jim Sturgess, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther McCoy, T.V. Carpio, Salma Hayek
2007
131 min
Il giovane Jude abbandona la sua Liverpool e s’imbarca per gli Stati Uniti alla ricerca del padre mai conosciuto. Farà presto amicizia con lo sbalestrato Max e con la sua incantevole sorella Lucy con la quale nascerà un’amore costretto a lottare contro gli stravolgimenti della storia americana, dal Sessantotto al Vietnam.
Across the universe nasce e cresce sotto le note di 33 canzoni. Trentatré, scandito come un paziente affetto dal morbo psichedelico degli anni di Woodstock. Trentatré (e mezzo) come i giri di un disco in vinile. Melodie e liriche che attraversano l’universo di giovani sentimentali, idealisti, sognatori. Trentatré brani che fanno da sottofondo ad altrettante mini storie che vanno a comporre lo spartito narrativo del film. Musical moderno che per tonalità di colori, illusionismo registico, personaggi bizzarri e riferimenti agli scombussolati effetti delle droghe è figlio del Baz Luhrman di Moulin Rouge e Romeo+Giulietta.
La Taymor racconta l’America vittima e carnefice in Vietnam che distrugge i sogni e le speranze di Lucy. Racconta il pianto di un ragazzino di colore seduto ai margini di una strada messa a ferro e fuoco dai disordini di Detroit minati dalla povertà del popolo nero, nel decennio della seconda più grande segregazione razziale americana. Le immagini toccanti e strazianti vengono farcite di un alone magico dalla voce di un coro gospel e proprio del giovane nero che intonano Let it be, mentre assistiamo ai suoi funerali.
Le scene che prendono vita sono delle vere e proprie esperienze sinestetiche e la vicenda, che poi risulta essere l’anello debole dell’opera, effettivamente non ha alcuna importanza. La complicità delle canzoni e la resa visiva rendono il tutto estremamente efficace. Across the universe non manca di momenti eccessivi e superficiali, come la marcia dei soldati americani in mutande che trasportano il loro governo rappresentato dalla pesantissima statua della libertà mentre schiacciano coi loro stivali il suolo vietnamita.
L’artista Jude sta componendo una natura morta quando viene disturbato dall’arrivo di Lucy e Paco, il nuovo amico rivoluzionario della ragazza che guarda per la prima volta il telegiornale mostrare in diretta le immagini della guerra. Jude dà sfogo alla sua rabbiosa immaginazione: in penombra, mentre intona le parole di Strawberry fields forever, crea una parete di fragole grondanti sangue che continua a spargere sul muro e a terra, fino a schizzare anche sullo schermo, sui corpi e sul campo di battaglia.
Across the universe è un inno alla vita in tutti i suoi contrasti e le sue contraddizioni, tra scoperta della sessualità e le nuove droghe che aiutano a distorcere una realtà fin troppo brutta. Musiche immortali, psichedelia, teatro surreale, circo, pittura e personaggi simbolo dell’epoca oltre ai divertenti camei di quelli d’oggi: Joe Cocker e Bono Vox cospargono di colori ed emozioni la controcultura hippy del Greenwich Village.
”There’s nothing you can do that can’t be done…”
★★★1/2