Non ci sono soldi e non c'è consenso.
Ergo, Barcellona rinuncia a presentare la sua candidatura per
l'organizzazione delle Olimpiadi Invernali del 2026 (il progetto,
ispirato a Torino 2006, coinvolgeva le valli dei Pirenei ed era
piuttosto affascinante). E' una delle prime decisioni del nuovo
sindaco della città, Ada Colau, sostenuta da Podemos, PSOE ed ERC
(la Sinistra Repubblicana Catalana). La nuova giunta indignada
barcellonese ha una chiara attenzione verso i cittadini più colpiti
dalla crisi economica.
Nel programma dei primi giorni ci sono
infatti un censimento dei bambini con problemi di malnutrizione, in
modo che possano partecipare ai programmi per ricevere l'assistenza
elementare. In Spagna, nonostante i proclami di successo del governo
di Mariano Rajoy e della troika, che considerano il Paese sulla buona
strada, un terzo dei bambini vive sotto la soglia di povertà (un
terzo, in Europa, cara troika, ma che vi frega, visto che chiedete la
riduzione delle pensioni più basse, in Grecia?!). Colau intende
modificare anche i criteri per l'accesso agli aiuti, che, modificati
lo scorso anno, hanno lasciato 4500 bambini senza assistenza.
Ada
Colau è stata presidente della più importante piattaforma spagnola
di lotta contro gli sfratti, in questa veste ha raggiunto una
certa popolarità nazionale, dato che gli sfratti sono stati un grandissimo
dramma, causa di rabbia e rancore sociale. E la
sua attenzione verso gli sfratti e gli sfrattati non è venuta meno:
ha già annunciato la convocazione della commissione che si occupa
degli sfratti, in cui si trovano numerose associazioni della città
e, soprattutto, importanti enti finanziari, come Catalunya Caixa,
Bankia, Caixa Bank o BBVA, che controllano numerosi appartamenti
vuoti.
Nei giorni scorsi Mariano Rajoy ha violentemente attaccato
Pedro Sanchez, il giovane Segretario Generale del PSOE, che ha
evitato qualunque accordo con il PP, come aveva promesso, cercando,
sin dalla sera delle elezioni del 24 maggio, possibili alleanza con
Podemos. Di fatto il PP si è trovato estromesso dal potere in oltre
la metà delle Regioni e delle Città in cui governava, pur essendo
risultato, varie volte, il partito più votato. Per il Presidente del
Governo, Sanchez ha ridato fiato alla sinistra più radicale e
populista, senza rispettare la volontà dei cittadini, che hanno
ridato fiducia al PP. Molti leaders del Partito Popular, in questi
giorni, hanno cercato di giocare con le paure degli spagnoli,
ricorrendo addirittura alla Guerra Civile. Il PP è il partito che
impedisce l'apertura delle fosse comuni, in cui i franchisti
seppellirono i repubblicani giustiziati spesso senza processo, perché
non intende "riaprire vecchie ferite"; di fatto, quando approvò la Legge della Memoria Storica, José Luis
Rodriguez Zapatero fu
duramente attaccato, proprio perché rievocava le divisioni degli
anni della dittatura, cercando di dare giustizia ai repubblicani e
alle loro famiglie; Rajoy ha svuotato la legge,
privandola dei necessari finanziamenti per riaprire le fosse,
identificare i resti e restituirli alle famiglie. Bene, questo
partito, che "non vuole riaprire vecchie ferite", ha accusato il PSOE
di aver ricreato il Frente Popular all'allearsi con Podemos; il
Frente Popular è l'alleanza progressista che vinse le elezioni che,
nel 1936, portarono alla proclamazione della Seconda Repubblica; la
destra spagnola identifica la Seconda Repubblica con politiche
anticlericali, chiese incendiate, instabilità varie, fino alla
Guerra Civile.
Sostenere che il PSOE e Podemos sono un nuovo
Frente Popular, ergo, che con la sinistra al potere la Spagna è in grave pericolo e che
torneranno chiese incendiate, instabilità e Guerra Civile, è
irresponsabile, indegno e incivile. Soprattutto se usano questi paragoni personaggi come Esperanza
Aguirre, ex presidente della Regione di Madrid, potentissima lideresa
di Madrid, che hanno problemi con la giustizia, devono rendere conto
di milioni di euro entrati misteriosamente nei propri conti corrente,
che vogliono rimanere attaccati al potere e non sanno accettare la
propria fine politica. La crisi economica e politica, l'incapacità
del PP di assicurare una certa giustizia sociale nella gestione
dell'emergenza, hanno cambiato il volto della Spagna e hanno
duramente sconfitto le politiche d'austerità, lodate dalla troika. Questo è il senso delle elezioni perdute dal PP e con cui il PP deve fare i conti, accettando che la sua insensibilità sociale ha fatto sì che altre formazioni entrassero nei Parlamenti regionali e locali e che il PSOE, anch'esso duramente punito dagli elettori, abbia guardato a queste formazioni, piuttosto che a un'impopolare Grande Coalizione.
Dopo le elezioni del 24 maggio, per qualche tempo Mariano Rajoy ha tentato di
resistere alle richieste di cambiamento, provenienti dalla sua stessa base e dalla stessa dirigenza del PP. Il Presidente del Governo tende a non affrontare i problemi, nella speranza che si risolvano più o meno da soli (sta facendo la stessa cosa con i nazionalismi basco e catalano, che aspettano una risposta politica da molto tempo e meno male che c'è re Felipe, con la sua presenza, a far sentire loro che la Spagna c'è e li rispetta e li vuole con sé). Ma dai leaders regionali sconfitti e dai media affini le
pressioni non sono cessate e il Presidente del Governo ha annunciato
per oggi nuovi cambiamenti. Anche nel Governo. Vedremo.
