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Aikido Tendoryu: seminario in Italia di Eckhardt Hemkemeier

Da Stefano Bresciani @senseistefano
Data: 25 maggio 2013  Autore: Simone Lorenzi

Aikido Tendoryu: seminario in Italia di Eckhardt HemkemeierL’anno aikidoistico è quasi terminato e in seguito allo stage con Eckhardt Hemkemeier Sensei molte cose sono cambiate e molte cambieranno. Oggi sono perciò qui a condividere non un trattato su quanto sia bello e figo praticare aikido ma semplicemente  alcuni punti, su cui sto riflettendo in questo periodo:

  1. Aiki è unione
  2. Do, il cammino
  3. Essere un Budoka
  4. Affrontare le paure

Aiki è unione, unione del ki individuale e del ki universale. Tutti gli individui sono fatti della stessa energia dell’universo e non può esserci unione se non impariamo ad armonizzare il nostro cuore, il nostro ki con quello dei compagni. Armonizzare se stessi con i partner è imprescindibile per la pratica dell’aikido tori e uke debbono diventare uno,  i respiri debbono essere sincronizzati e i movimenti fondersi. Sul tatami andrebbe udito solo un suono, quello di tanti cuori che battono all’unisono. Ecco allora realizzata l’unione armonica del ki.

Salendo sul tatami abbiamo deciso di intraprendere un cammino. Abbiamo deciso di affidarci ad un Maestro per crescere a livello tecnico e personalmente anche a livello spirituale e mentale. Dobbiamo quindi seguirlo sinceramente anche se non pedissequamente, dobbiamo svuotare la tazza delle nostre convinzioni per poter permettere al Maestro di mostrarci la Via. Sta a lui dire si/no, corretto/non corretto. A noi poi riflettere e decidere se e come quello che ci mostra si adatta alla nostra persona, ma senza preconcetti con mente pura e pronta al cambiamento e all’accettazione. Saliamo sul tatami per apprendere una visione del mondo, una strada, un modo di fare aikido che col tempo diventa personale e adatto alla nostra persona. Proprio perchè i consigli del Maestro si armonizzano con nostro essere e diventano quindi unici, plasmati su noi stessi, non possiamo imporre ad altri con arroganza le nostre idee.

Siamo budoka, non più “normali” spettatori della via. E in quanto tali abbiamo il dovere di percorrere la via in ogni momento e nella sua interezza. Da come ci sediamo a come ci muoviamo, all’arrivare in orario alla pratica.

Dobbiamo affrontare le nostre paure e spiccare il volo. Diventare morbidi e flessibili come la spiga del grano che si piega dolcemente al vento impetuoso. Oppore all’arroganza la determinazione, alla violenza la dolcezza, opporre alla forza la debolezza. Dobbiamo avanzare sempre con coraggio e mai arretrare ma dobbiamo anche capire il momento in cui lasciarsi andare alla “sconfitta” che però non è mai tale. Solo così può esserci aikido.

Avrò un paio di mesi di tempo prima di ricominciare la pratica (sul tatami) a settembre, per fare miei questi quattro aspetti in maniera ancor più profonda. Nel frattempo…

I will be natural, I enjoy it

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