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Albania 1: tornando a casa.

Creato il 13 luglio 2014 da Enricobo2
Eccoci qua, come sempre quando finisce un viaggio,  con l'occhio basso e mogio, a dispiacersi perché è già l'ora di tornare a casa.  Ancor di più se sei su un lungo treno che porta al confino. E non hai il posto a sedere e da Bari ad Alessandria è piuttosto lunga direi. Ho lasciato l'Albania nella notte, la nave aspettava in porto, mentre le auto arrivavano alla spicciolata con il loro carico di storie e di vite già scritte o ancora da scrivere. Hanno aspetto lugubre i traghetti, anche se sulla carta proclamano lusso e agiatezza. Ti passano sempre un'aria di partenze obbligate, di necessità non volute, di triste bisogno di vita migliore.  Gruppi di camionisti dalle facce stanche, segnate dalle rughe dei chilometri infiniti, seduti a bere birra libera per approfittare della vacanza di divieto alcoolico, che riprenderà non appena messe le ruote a terra. Breve tregua nella virtuosità obbligata da sfruttare in fretta. Tante famiglie che tornano a luoghi che forse non amano troppo, dove forse hanno sofferto, ma che hanno anche dato loro un'opportunità, assieme, magari ad una buona dose di umiliazioni.
Che han dato l'orgoglio di tornare in vacanza là da dove si era partiti,  o fuggiti, esibendo forse un poco ai rimasti il proprio successo,  con la sindrome tipica dell'emigrante, che si sente fuori posto dappertutto, qui a magnificare l'efficienza e l'organizzazione dela erra straniera,  dove tutto funziona, là a crogiolarsi nel rimpianto nostalgico della bellezza della tua terra, l'unico luogo al mondo dove ti puoi sentire davvero a casa. Sono facce segnate dalle necessità,  di gente che ha sofferto anche nel fisico e che adesso ha metabolizzato tutto o forse lo ha trasferito soltanto nella testa. Solo i bambini sembrano immuni da questa sindrome, giocano, gridano e fanno i capricci come tutti i loro colleghi del resto del mondo, ormai cittadini della lor nuova destinazione a tutti gli effetti.
Qualcuno ha un altro piglio, si vede subito che ha una marcia differente, sceso da BMW o da Mercedes targate Svizzera. Qualche altro, giovane e con accessori griffati, ha sguardi un po' troppo duri e ragazze un po ' troppo vistose. I turisti li conti sulle dita di una mano. Il ritorno è sempre un viaggio triste. Devi salutare i nuovi amici con cui hai trovato così tanti punti in comune, con cui hai riso e hai provato emozioni. È un abbracciarsi forte con la promessa di rivedersi e poi sei qui sul tuo treno che porta al confine, in cerca di un posto che la strada è lunga, speranzoso di arrivare a casa in tempo per vedere la finale tanto per recriminare un po'. Ad elaborare il viaggio, le cose, gli scenari,  le emozioni,  ci penseremo domani. Seguitemi, se ne avete voglia. 

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