Arriviamo su una strada polverosa, dopo molte ore di viaggio, da Tirana o chissà dove. La macchina, ormai una specie di affettuosa e anarchica casa, regge bene lo sterrato mentre guardiamo fuori dal finestrino su questa via collinosa, un po' per non star male, un po' per goderci il fantastico panorama della costa albanese, in buona parte incontaminato.La città dove abbiamo deciso di fermarci a dormire, il giorno prima di ripartire alla volta dell'Italia, ci sorprende dietro una curva dominata da un cumulo di spazzatura che brucia al sole caldo. Ai lati della statale che la taglia in due metà ineguali (quella costiera ben più ampia e affollata) vediamo i classici venditori di meloni che si fanno ombra nei loro baracchini improvvisati.Il paesaggio non ci è del tutto nuovo, dopo 10 giorni nei balcani.Eppure c'è qualcosa che non va.
Lui ride, mentre prova a raccontarmi che anche casa sua, in teoria, sarebbe da buttare giù mentre io mi fermo a pensare a questa sciocca gara a chi è più cretino tra arricchiti albanesi che tentano in ogni modo di farla in barba allo stato (o, forse, a qualche mafia??) e una polizia che mette un paio di cariche di dinamite al piano terra di case in costruzione ancora vuote, per farle piegare al suo volere. Il guaio è che restano lì, a fare ombra sulle macchine che, ignare, vi scorrono a pochi metri di distanza. Un bosco di querce antichissime andato a fuoco.Il giorno dopo ne vedremo una tra le più impressionanti, con un intero lato inclinato di vari gradi rispetto all'orizzonte e una piccola porzione quasi risparmiata, interrotta da una porta bianca nuova di zecca. Si apre, ne escono due ragazzini che poi salgono su una bicicletta. Guarderemo da vicino e vedremo che appena fuori ci sono uno zerbino, una lampada e anche qualche piantina.
La ricerca è andata a buon fine. Troviamo una camera pulita, accogliente ad un prezzo stracciato. Siamo a pochi passi dal mare. Il padrone storce un po' il naso quando gli facciamo capire che ci fermiamo una notte soltanto, ma accetta. Il nostro interprete apre il marsupio nero che ha allacciato sotto la pancia. E' pieno di bustine trasparenti che contengono erba verde. Ne prende una tra tante e la mette in mano al proprietario del palazzo, esclamando l'equivalente albanese di "Regalo"! Se ne va ridendo e dicendo che, se abbiamo bisogno di qualunque cosa, basta fare il suo nome. Lo vediamo salire su un SUV nero all'ultima moda, i vetri oscurati, qualche luce blu e verde qua e là e quattro cerchioni che girano anche quando è la macchina è ferma.
Mi affaccio sul balcone, cercando di metabolizzare tutto quello che ho visto.Mi giro a destra e vedo un palazzo grigio. E' diagonale.