Nicola Mandirola, uno dei capofila del progetto, ha le idee chiare, ora bisogna solo metterle in pratica: “Alessandria 2020 è un concorso di idee per giovani menti per cercare di proporre spunti praticabili per riqualificare l’Ateneo e fare uscire il capoluogo dall’isolamento”. La sfida – lanciata a tutti i ragazzi di buona volontà che in questo modo possono dimostrare quanto valgono – ha il sapore di voglia di rivincita sulla politica, sugli amministratori e sui “vecchi” che fino ad ora non hanno mai considerato l’Università una fonte di economia e di sviluppo, con buona pace degli slogan elettorali. I fatti parlano chiaro.
Comunicatori, designer, scienziati politici, informatici e magari qualche sognatore under 35 si sono già messi in moto, sulla falsariga di “Europa 2020″, il progetto continentale fatto a step, per creare sviluppo nell’UE.
Qualche idea c’è già: puntare sui master per portare studenti, usare gli edifici preesistenti (Cittadella, Valfré, Palazzo Borsalino?), fare largo uso del web (Facebook, YouTube, Twitter). E se qualche bacucco non sa usare i social network, peggio per lui.
Alessandria 2020 è quindi una fucina di aspiranti talenti che non vede l’ora di essere messa alla prova e di concretizzare il “brain storming” aperto a tutti, in un progetto fattibile “chiavi in mano”.
“Usiamo l’Università come volano per rilanciare l’economia locale”, conclude Mandirola, “Alessandria non ha tante cose di valore su cui puntare: in dieci-quindici anni non è cambiata molto, noi ci poniamo l’obiettivo di una città diversa”.
Qualche politico ha già pensato di cavalcare l’entusiasmo per “arruolarli” in massa, promettendo i cambiamenti che sperano. Loro, quelli di Alessandria 202, promettono di rimanere equidistanti. Vedremo.
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