Alfia Milazzo e i bambini de “La città invisibile”

Creato il 07 febbraio 2014 da Tipitosti @cinziaficco1

Un passato in Eni. Oggi è una scrittrice e guida una Fondazione: La città invisibile, https://www.facebook.com/alfia.milazzo?fref=ts, che si propone di strappare i bambini alla mafia attraverso la musica e i libri.

Lei è Alfia Milazzo, classe ’67, catanese, una laurea in Filosofia presso l’Università Cattolica sacro Cuore di Milano, per otto anni in Eni Corporate University, società di formazione del Gruppo Eni come coordinatrice di progetti e-learning. Impiego che ha lasciato per motivi di famiglia.  Attualmente si occupa di un ente no profit, nato nel 2009, ad opera di un gruppetto di amici. E di altro.

“Sono scrittrice oltre che formatrice – fa sapere Alfia- Ho pubblicato opere di narrativa, ricerca e ho tradotto dall’inglese e dal tedesco. Ma il progetto che seguo con grande cura è quello della Fondazione”. Merito, forse, di quella filosofa, Maria Zambrano, che più di tutti l’ha ispirata nel suo percorso universitario.

“Maria Zambrano, la filosofa spagnola – dice Alfia- mi ha aiutato a cogliere una prospettiva di luce nell’oscurità del nostro tempo. Con i suoi Chiari di bosco, La confessione come genere letterario e L’uomo e il divino, mi ha spinto a cercare e a scrivere sui temi della lingua materna, sul rapporto tra amore e pensiero, sulla memoria come rinascimento e sulla necessità di proporre una guida spirituale, che si offra senza dominio sull’altro.

L’idea de La città invisibile è sua? . Un’idea mia e di alcuni amici musicisti. Vogliamo salvare, attraverso un’alta offerta culturale, i bambini dei quartieri e delle famiglie meno fortunate, che corrono il rischio di diventare manovalanza della mafia. C’è anche un altro obiettivo: promuovere il patrimonio della cultura popolare siciliana. Per questo qualche tempo fa abbiamo pubblicato un bellissimo libro sul teatro dell’Opera dei pupi di Vincenzo Sanfilippo, ricco di foto inedite e canovacci del puparo dei primi del Novecento. Al gruppo iniziale di amici si sono aggiunti Liborio Scaccianoce e altri volontari.

Dove ha sede la Fondazione?

Da un punto di vista legale, la Fondazione ha sede a Biancavilla, in provincia di Catania. Ma non dispone attualmente di una sede operativa propria, nonostante le  promesse da parte delle istituzioni. Siamo stati in varie sedi: Biancavilla, Adrano, Catania, il carcere minorile della Bicocca. Oggi abbiamo tre centri operativi: Adrano (CT), Catania quartiere Librino e quartiere San Cristoforo-Angeli custodi. Più una sezione di fiati a Siracusa, guidata dal maestro La Monica. Andiamo avanti lo stesso con tante attività.

Quali?

Abbiamo creato la Scuola di vita e Orchestra Sinfonica Falcone Borsellino, una scuola gratuita in cui si applica il vero metodo di Josè Antonio Abreu, venezuelano, promotore delle orchestre infantili e giovanili. In Italia ci sono tante finte scuole Abreu. Molti maestri usano il metodo italiano o altro per insegnare musica e dicono di fare Sistema Abreu solo perché sono scuole gratuite. Bisogna diffidare di queste persone, che operano solo per intercettare finanziamenti pubblici.

Voi, invece?

Noi senza alcun sostegno pubblico, ma solo grazie a donazioni private, e, soprattutto, in modo indipendente da lobby politiche e centri di potere, che pure esistono nel mondo della musica, pratichiamo il vero metodo Abreu, poiché abbiamo in organico i maestri del sistema Abreu 365 giorni l’anno dal 2010 ad oggi. E’ un metodo molto valido e da noi ha dato parecchi riscontri positivi. I nostri allievi conoscono il metodo talmente bene che sono già in grado di insegnare ai nuovi iscritti. Gli allievi più anziani sono diventati già maestri dei più piccoli e stiamo parlando di ragazzini di 13-15 anni. L’orchestra sinfonica infantile Falcone Borsellino è un gioiello.  I bambini hanno suonato in importanti occasioni e in pochi anni hanno fatto 53 concerti. Con grande entusiasmo. L’ultimo l’hanno tenuto il 5 gennaio per Giuseppe Fava. Nel corso di musica in tre anni ci sono stati 470 allievi, senza contare gli iscritti delle ultime ore.

La scuola e l’orchestra hanno il sostegno dei liutai cremonesi dell’ANLAI. E’ così?

Sì, hanno donato preziosi strumenti, perché come dice Abreu: “La cultura per i poveri non deve essere povera”. Così di recente alcuni bambini hanno suonato questi strumenti in un concerto straordinario con il grande violinista Matteo Fedeli e il suo violino Stradivari. E’ stata una grande occasione per loro. Un momento di riscatto sociale. Nella scuola, inoltre, si svolgono altre lezioni su temi diversi e si applicano i metodi didattici di don Milani e di altri pedagoghi.

Tra i vostri sostenitori il poeta italiano Loretto Rafanelli, che dirige il Festival dell’Utopia.

Esatto. Quella esperienza coinvolge 5000 giovani di tutte le fasce d’età. Tra i giovani più attivi dei primi festival ci sono stati: Valeria Battiato e Vincenzo Galvagno, che hanno entrambi pubblicato testi di poesie. Valeria, poi, è una nostra volontaria: pratica la book therapy con i bambini più disagiati. Legge loro delle storie particolari per aiutarli a superare le difficoltà che vivono. La poesia è molto importante nell’educazione dei ragazzi, perché arricchisce il loro vocabolario linguistico, li spinge alla riflessione e al ragionamento, anima in loro il piacere del bello, li nutre di verità senza dogmatismi. Don Milani affermava che una parola in più appresa durante l’infanzia è un calcio in meno ricevuto da adulti. Usiamo molto la poesia, perché questa rende, appunto, liberi. E per questo motivo abbiamo creato anche una libreria gratuita, in cui tutti i bambini possono prendere libri e portarli a casa senza obbligo di restituzione. Un fatto educativo importante, poiché il possesso ha generato in loro la responsabilità e la libertà della lettura. La Libreria Buon Libro ha donato in un anno oltre 500 libri, ricevendone in dono altrettanti da tutta Italia.

E’ stato “tosto” mettere su la Fondazione?

Tosto è in Italia agire senza padroni, senza coperture politiche, senza essere strumentalizzati. In questi anni di volontariato sociale libero e antimafia abbiamo capito che il sociale è un business, il disagio e la povertà sono un business.  Noi ci opponiamo fermamente a questa pratica diffusa. Dietro associazioni cosiddette antimafia, di educazione musicale o filantropiche si celano meschine operazioni di accaparramento di denaro pubblico. E’ evidente che questo non permette di risolvere i problemi sociali, della povertà e del disagio. Meno disperati si trovano nelle nostre città e meno soldi si dovranno ottenere per sanare il loro disagio.  Questo è il motivo per cui siamo continuamente osteggiati, soprattutto da queste famose federazioni, che speculano sull’infelicità di molte persone.

In che senso siete osteggiati?

Queste ti spiano, gettano fango, tentano l’impossibile pur di danneggiarti. Molte volte avrei voluto gettare la spugna. Ma poi sono stati sempre gli stessi bambini a costringermi a non mollare. Quando regali un sogno a un bambino e poi lo spegni bruscamente, ne fai un adulto infelice o rancoroso. Ecco perché sia io che i miei collaboratori abbiamo sempre subito gli attacchi uniti come farebbe una squadra di rugby, spalla a spalla, solo per difendere i sogni dei nostri bambini. Un’altra cosa. La politica non accetta che noi rifiutiamo di farci strumentalizzare nelle campagne elettorali.

Faccia un esempio.

A Biancavilla ci hanno fatto terra bruciata: nessuno ci ha dato più un luogo in cui fare lezione. Questo per un diktat imposto dall’alto alle scuole e alle parrocchie. Però, in questo comune negli ultimi mesi la mafia ha ucciso quattro persone. I bambini che vengono da Biancavilla e suonano nell’Orchestra sono l’unica speranza. Ma nessuno lo capisce. E’ dura davvero. Ci hanno ostacolato e ci ostacolano le istituzioni, che ci hanno promesso una sede per l’orchestra tanto tempo fa.  Ci ostacola, in sintesi, ciò che nello Stato è corrotto e marcio.

Le scuole vi hanno dato una mano?

Quelle che dispongono di tanti locali ci chiedono un affitto che noi non possiamo pagare, se non tassando i bambini. Ma la scuola dovrebbe essere un luogo pubblico, destinato ai bambini! Ci sbattono le porte in faccia.

Chi, invece, vi ha sostenuti?

Devo dire grazie all’ANLAI di Cremona, al presidente Nicolini e al cavaliere Dugo, alla signora Apicella, a Spinetti  ambasciatore italiano in Austria, all’amico Culcasi, a molti grandi poeti italiani, come Rafanelli, Mussapi. Ringrazio anche: Salvatore Borsellino, l’ispettore Pippo Giordano, i magistrati Salvi, Di Matteo, Scarpinato. Tutte persone eccellenti, che ci hanno sempre incoraggiato e sostenuto.

Siete tosti!

L’aggettivo tosto è molto appropriato per indicare la nostra realtà. Se tosto vuol dire: RESISTENTE  - PERSISTENTE – VINCENTE. Tosti sono specialmente i nostri bambini, che ogni giorno scelgono un violino o un altro strumento al posto di una dose di eroina da spacciare o di una vita violenta da praticare per poterla avere vinta.  I nostri bambini sono stati tosti quando sono saliti per ben due anni sul palco di via D’Amelio e hanno agitato un’agenda rossa, chiedendo verità e giustizia sulla strage di Borsellino. E sono stati tosti quando hanno varcato l’ingresso del Tribunale di Catania per un concerto che dovevano suonare lì.. Avevano paura di quel posto, perché lì era stato condannato il genitore di uno di loro. Infine sono stati tosti quando hanno combattuto chi li lusingava per tradire la fiducia dei compagni o la nostra e accettare di esibirsi per la campagna elettorale di chi ci aveva sbattuto fuori dal comune. I bambini, coraggiosi, non sono andati, sono rimasti a lottare con noi.

Ce la farete?

La domanda corretta è: ce la faranno i bambini? Io dico sì, i nostri bambini sono già salvi. Ma che ne sarà di tutti gli altri? Quelli che non riusciamo a raggiungere pur volendo? Questa domanda è il nostro tormento. Non abbiamo delirio di onnipotenza, però, crediamo che potremmo fare di più, se avessimo le risorse. Penso ai 4,3 milioni di euro destinati ai bambini poveri delle nostre città con il Pon Sicurezza PAG 2013 e assegnati senza bando al teatro Bellini di Catania in deficit per spese pazze e commissariato. Se avessimo fondi, realizzeremmo il progetto che da anni portiamo avanti a costo zero. Con quei soldi gente come noi avrebbero potuto aprire, conti sulla carta, ben 600 scuole! Vi rendete conto: 600. Moltiplichi questa somma per il numero dei nostri allievi e capirà l’impatto che avrebbe questa cosa. E, invece, nel programma in questione si apriranno solo due centri: uno a Palermo e l’altro a Catania. Milioni di euro che dovranno essere spesi in un anno. Mentre noi li avremmo spesi in una vita. Ecco allora la mia risposta: ce la faremo, sì, ce la faremo, nonostante i furbi e gli spreconi!

                                                                                                                           Cinzia Ficco


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