Magazine Maternità

ALIEN/AZIONE mamma e stati confusionali annessi

Da Sgangerata

Sono una di quelle che hanno sempre insultato le amiche che una volta partorito sparivano dalla circolazione. Tutto l’amore si concentra sul pargolino? Mi chiedevo.

E poi… sei in maternità a non fare NULLA tutto il giorno e non esci?

Ebbene, come spesso accade, una volta trovatomi nella situazione mi sono mangiata le mani.

  1. Amo così tanto il mio piccolo, che sì a volte ho paura che non mi resti amore per nessun altro.
  2. Arrivo alla sera completamente sfinita, pur non avendo fatto gran che tutto il giorno.

Ma sapete una cosa? Le amicizie senza basi si distruggono, si sarebbero distrutte anche con l’arrivo di un criceto (sai devo dargli da mangiare ogni 3 ore e controllare che non rosicchi le sbarre della gabbietta)…. ma le amicizie solide, quelle di una vita, ma anche quelle recenti, ma che ASPETTAVI da tutta la vita si solidificano.

Ho scoperto che l’amore è contagioso, è un fluido che scorre come il sangue e così chi ti ama immediatamente ama il tuo piccolo. Senza ritegno!
E, scusate la filosofia spiccia, ma in questo periodo mi sono interrogata tantissimo anche sulla magia del diventare mamma.

Pensateci razionalmente (sarà più facile per chi ci è già passato): da un minuto all’altro ti mettono tra le braccia un esserino che tu, COMUNQUE VADA, amerai per tutta la vita! Non mi spiego come si possano saltare le fasi della conoscenza, dell’annusarsi, dell’affinità…

Stranissimo è anche questa consapevolezza nei confronti di qualcuno che non HAI MAI VISTO. Mentre ero incinta pensavo: e se sarà brutto? Se avrà quei lineamenti che proprio non mi piacciono e mi fanno pensare che sarà una persona che non apprezzerò.

Ma niente di tutto questo. Credo sia magia per l’appunto, perchè in effetti pensandoci non ho mai sentito racconti di done che una volta visto il loro bimbo/a abbiamo sospirato deluse “No, non mi piace rimettetelo dentro”.

Già.

Quando vidi il mio piccolo non fu molto emozionante.

Dopo 29 ore di travaglio, 10 ore in sala parto, 2 tentivi di estrazione con la ventosa ricordo che sfinita, sdraiata in sala operatoria con la pancia aperta e anestetizzata dal seno in giù, mi si avvicinò un dottore con un essere in mano avvolto in un telo verde, dicendomi: “Questo è il tuo bimbo”.

Io scoppiai a piangere di gioia, mica per averlo visto che credete… ricordo chiaramente che pensai: “Grazie a Dio è finita!”.

Ero completamente sconvolta, provenivo da 2 giorni di dolore pazzesco.

Mi tiravo pacche immaginarie sulle spalle per esserne uscita viva.

Mi tiravo pacche immaginari sulle spalle per aver fatto uscire le ostetriche vive

In 10 ore rinchiusa in quella stanza infernale avevo nell’ordine: tirato morsi a mio marito -mio marito da sabato ; ) -, schiaffeggiato ostetrica Anna, tirato calci a ostetrica Angela, preteso la padella per fare pipì urlando che era un mio diritto, urlato “aiuto mi uccidono” ogni volta che dalla porta udivo i passi di un passante, urlato “basta lasciatelo lì a intervalli di un quarto d’ora”.

URLATO per tutto il tempo.

Dicono che il parto di dimentichi, beh… io aspetto con ansia quel giorno!

Avendo fatto il cesareo la prima persona che ha abbracciato Luca è stato mio marito.

Io rimasi in sala parto per essere ricucita.

Una volta richiuso il mio ventre il dottore mi disse “La portiamo da suo marito che sta frastornando il bambino, prima che sia troppo tardi”.

Entrai, sdraiata sul letto spinto da 2 infermiere, in una stanza trovando mio marito a petto nudo, con in braccio Luchino mentre gli cantava “Redemption Song” di Bob Marley.

“Dio mio” pensai.

Presero Luca dalle sue braccia e me lo misero sul petto e fu così il primo giorno della mia vita.

Bright Eyes – First Day of My Life

Luchino Asus 115


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