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Alla Camera interrogazione di Sel sul "Boss delle Cerimonie"

Creato il 15 gennaio 2014 da Nicoladki @NicolaRaiano
Venerdì scorso su Real Time è andata in onda la prima puntata del nuovo format dedicato ai matrimoni napoletani "Il Boss delle Cerimonie". La trasmissione è ambientata alla Sonrisa di Sant'Antonio Abate di proprietà di Antonio Polese, è lui appunto il boss cui si fa riferimento nel titolo del programma.
Dopo la messa in onda, sul web si è scatenata la rabbia di moltissimi napoletani "offesi" perchè non si sentono rappresentati dal tipo di cerimonia che viene raccontata in tv. Sul caso sono intervenuti anche politici e sono nati gruppi sulla rete per chiedere la sospensione della trasmissione sui matrimoni trash con neomelodici e sfarzo a volontà.
Ma c'è dell'altro. Al di là dell'immagine "trash" che emerge dal format. A portare alla luce la questione è Sel con interrogazione a risposta scritta ai ministri dello Sviluppo Economico, dell'Interno e della Giustizia. Firmatari sono Arturo Scotto e Gennaro Migliore. Nell'interrogazione si ricostruisce la vicenda degli abusi edilizi legati al grand hotel La Sonrisa, che per anni ha ospitato anche la trasmissione Rai "Napoli prima e dopo". Abusi in relazione ai quali è in corso un processo. "La procedura è ancora in corso, eppure il 10 gennaio 2014 ha esordito sull'emittente “Real Time” il docureality di sei puntate “Il boss delle cerimonie”, programma che segue l'organizzazione e la realizzazione da parte di Antonio Polese e della sua famiglia di cerimonie di matrimoni presso il “Grand Hotel La Sonrisa” -scrivono Scotto e Migliore- "la rappresentazione ivi proposta della napoletanità come eccesso, volgarità ed ignoranza diffusa ha provocato sui social network proteste e manifestazioni di sdegno, con gruppi e fanpage che chiedono di chiudere la trasmissione e propongono il boicottaggio del programma". Ma non basta, continuano gli esponenti di Sel: "il “Grand Hotel La Sonrisa” era già stato, peraltro, teatro del matrimonio Marianna Giuliano, figlia di Luigi Giuliano, capo dell'omonimo clan, e Michele Mazzarella, figlio del boss di Santa Lucia; tale matrimonio, avvenuto otto anni fa, era servito a creare un'alleanza tra le due famiglie e dimostrare al quartiere napoletano di Forcella la forza ed il potere che insieme i due clan erano in grado di raggiungere; per stessa ammissione del genero di Antonio Polese, “La Sonrisa” è stata utilizzata anche per la cerimonia del matrimonio tra Gioacchino Fontanella e Maria Carfora, appartenenti entrambi alle cosche di Sant'Antonio Abbate; negli anni '80 Antonio Polese era stato condannato a due anni e mezzo di reclusione per favoreggiamento; secondo gli inquirenti il patron del “Grand Hotel La Sonrisa” avrebbe sfruttato l'antica camorra contadina, ovvero quella che faceva affari con la macellazione abusiva e con il mercato del latte e delle mozzarelle che imponevano ai commercianti; anni fa Polese fu sospettato anche di avere rapporti con il boss Cutolo e di nasconderne presso il “Grand Hotel La Sonrisa” una sorella, ma le perquisizioni eseguite dalle forze dell'ordine non diedero conferma a questa ipotesi".
Per cui Scotto e Migliore chiedono nell'interrogazione "se i Ministri siano informati dei fatti narrati; quali misure siano già state prese in merito e quali azioni si intenda intraprendere a riguardo; se si ritenga opportuno che ad una struttura posta sotto sequestro giudiziario per abusivismo edilizio venga concesso ospitare le registrazioni di un programma televisivo e di guadagnare ulteriormente economicamente grazie alla pubblicità derivante dal docureality “Il boss delle cerimonie” e dall'ospitare convegni e cerimonie negli stessi locali che potrebbero essere a breve confiscati; se la Rai preveda nei prossimi mesi di mandare in onda programmi girati presso il “Gran Hotel La Sonrisa”.

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