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Alla ricerca della luce - Recensione - Xbox One

Creato il 10 settembre 2015 da Intrattenimento

Un gioco di ruolo roguelike a turni per nostalgici

Trovare su Xbox One un titolo così palesemente pensato per il mercato mobile lascia una sensazione alquanto spiazzante. Tuttavia, passato lo scombussolamento iniziale, Quest of Dungeons rivela le proprie potenzialità, aumentando esponenzialmente il rispetto per Upfall Studios, i suoi creatori. Ma andiamo per gradi. Siamo di fronte a un classico dungeon crawler di tipo roguelike, quindi con i livelli generati in modo casuale e l'immancabile morte permanente. Nonostante il titolo presenti un sistema di salvataggio manuale molto efficiente, non c'è modo di recuperare la posizione salvata in caso di game over.

Alla ricerca della luce
All'inizio di ogni partita abbiamo la possibilità di scegliere quattro personaggi differenti, invero piuttosto stereotipati: abbiamo il guerriero, il mago (una clamorosa citazione di Final Fantasy), l'assassino e un più originale sciamano. Avrete capito che parliamo dei più classici canoni fantasy, dai quali il titolo attinge senza particolari divagazioni. Ogni personaggio possiede due abilità distinte, di cui la prima rappresenta l'attacco base, mentre la seconda è un colpo speciale che consuma punti mana e deve quindi essere usato con parsimonia. La presenza di alcuni libri consente di imparare nuove abilità, poi comodamente selezionabili alla bisogna. I poteri in questione sono interessanti e delineano le caratteristiche del quartetto; ovviamente il mago sviluppa le arti magiche, che gli consentono di scagliare potenti attacchi elementali a distanza, mentre il guerriero concentra gli incantesimi per intensificare la propria forza e così via. Di base quello che distingue i quattro protagonisti è proprio l'attacco principale: lo sciamano e il guerriero colpiscono solo da vicino ma compensano con la loro forza, mentre il ladro e il mago sono in grado di sferrare attacchi da lontano ma risultano più deboli.

twittalo! Quest of Dungeons segue le regole del dungeon crawler di tipo roguelike

Combattimenti strategici, ma non troppo

Quest of Dungeons è rappresentato attraverso una visuale a volo d'uccello e con uno stile grafico retrò, da era dei 16 bit per intendersi, e un'impostazione delle mappe - le classiche segrete e caverne - a blocchi, ognuno dei quali rappresenta un passo del personaggio sui due assi (è impossibile procedere in diagonale, ma si può sparare). I nemici si comportano nella medesima maniera, cercando di avvicinarsi per attaccare i nostri eroi; per capirsi meglio, se rimaniamo fermi non succederà niente, ma qualsiasi movimento lungo i blocchi, compreso l'attacco, sarà registrato dall'intelligenza artificiale come una mossa. È più facile vederla in azione piuttosto che spiegarla questa meccanica, ma quello che ci troviamo davanti è sostanzialmente un sistema di combattimento a turni sapientemente camuffato da action. In molte occasioni funziona bene e risulta anche stimolante, ma in altre espone il fianco a qualche critica e mostra le origini mobile, non perfettamente reinterpretate per il controller.

Alla ricerca della luce
Per fare un esempio, il guerriero effettua l'attacco base sia attraverso il tasto A, sia spostando la levetta analogica nella direzione del nemico; in quest'ultimo caso anche con maggiore efficacia e rendendo quindi non solo inutile la prima soluzione, ma quasi controproducente. Risulta chiaro che il sistema sia pensato principalmente per un dispositivo touch, dove il giocatore può indicare direttamente il nemico da attaccare, e che l'interpretazione su un controller è quindi farraginosa nelle prime battute, anche se proseguendo ci si fa l'abitudine. Sulla stessa linea si muove la realizzazione tecnica, funzionale ma anche ricca di approssimazioni meno digeribili su un televisore, come le animazioni quasi inesistenti. Un altro problema è quello dell'equilibrio: non ci vuole molto per capire che il mago e l'assassino/ladro hanno un netto vantaggio rispetto agli altri due, grazie agli attacchi dalla distanza, che stravolgono completamente la giocabilità di Quest of Dungeons. Il gioco non fa capire se si tratta di una scelta voluta, anche se verrebbe da pensare al contrario, ma sappiate che, nonostante siano presenti quattro livelli di difficoltà, la sfida più impegnativa è senza dubbio quella nei panni del guerriero. Quest of Dungeons - Trailer di lancio
Alla ricerca della luce - Recensione - Xbox One
Quest of Dungeons - Trailer di lancio

L'ordine nel caos

Come detto, Quest of Dungeons segue i dettami del gioco di ruolo tipo roguelike, rendendo quindi ogni partita sempre diversa e stemperando gli effetti traumatici della morte permanente. In teoria è possibile terminare il gioco anche in un periodo inferiore alla mezz'ora! La realizzazione procedurale dei labirinti porta a esiti di ogni genere: ci è capitato di trovare la scala per il livello successivo dietro la prima porta, ma anche il boss finale di quel particolare livello, previsto per essere affrontato dopo un logico iter di sviluppo del nostro personaggio. Una simile quanto prematura eventualità si traduce con una certa sicurezza nella disfatta, nel caso si proceda ottusamente verso il nemico.

Alla ricerca della luce
Alla ricerca della luce
Ciò rientra nelle caratteristiche di questo genere, non ci vuole molto a recuperare l'esperienza e gli oggetti perduti nella partita precedente, ma quello che stona nell'impostazione è l'ossatura preparata da Upfall Studios nei livelli. Il "pattern" alla fine risulta evidente e si esprime nelle chiavi da prendere per aprire scrigni bonus, l'immancabile negozio per la compravendita di oggetti, portali di teletrasporto e più o meno tutti i cliché che un gioco di ruolo fantasy retrò possa suggerirvi. Il team è addirittura riuscito a inserire missioni bonus all'interno di ogni piano di un livello, sbloccabili rompendo delle speciali cripte. Si tratta di operazioni semplici, come trovare un determinato nemico o un oggetto prezioso, ma rappresentano per il giocatore degli obiettivi non proprio in sintonia con il sistema di morte permanente. Aiuta in tal senso l'ironia generale, già ravvisabile dalla simpatica introduzione, che evidenzia come quello che ci troviamo davanti è un prodotto che non ha intenzione di prendersi troppo sul serio ma vuole semplicemente rappresentare uno svago spensierato. Insomma, si torna sempre volentieri nei meandri di Quest of Dungeons, specie per una partita veloce, anche se su una console tutto l'impianto risulta leggermente meno spontaneo. Piacevoli le musiche di Aaron Krogh.

Pro

  • Ogni partita è sempre diversa
  • Quattro personaggi con stili peculiari
  • Sistema di combattimento curioso...

Contro

  • Ma non perfetto su un controller
  • La struttura procedurale crea imprevisti... mortali
  • Alcuni personaggi sono palesemente avvantaggiati

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