Due anni fa, quasi esatti, Ettore Torri fece tremare il ciclismo di casa nostra con le parole sopra riportate. Venne additato come un’irresponsabile perché aveva spiegato quello che era emerso dai colloqui fatti con atleti indagati per doping ciclistico. Sembrava fosse solo lo sfogo dettato dall’incapacità di venirne a capo, da parte di un vecchio rimbambito che non si rendeva conto di quel che diceva. Tanto che si lesse poi che non poteva essere lui ad indagare ancora su questioni di doping ciclistico, perché con quelle dichiarazioni non poteva più essere imparziale nel fare il suo lavoro. In questi giorni ecco arrivare le dettagliate, chiare, anche coraggiose dichiarazioni di Leonardo Bertagnolli (che conobbi con un amico sul Pordoi proprio nel 2010), riguardo ai “trattamenti” che per anni il ciclista usò, trattamenti preparati, consigliati, calibrati dall’ormai famoso dottor Ferrari. Bertagnolli ha fatto nomi di colleghi, di località, a spiegato i trattamenti consigliati per conservare il sangue per le sue emo-trasfusioni, i vari costi delle “prestazioni d’opera” fornitegli dall’esimio dottore. È andato avanti diversi anni Leonardo. Cita Vinokurov, Gasparotto, Bertolini, e altri ciclisti non meno noti. Poi, non potendone più, ha ceduto. Prima ritirandosi, poi spiegando tutto a chi di dovere. Coraggioso. Patetico invece Cassani che continua la litania di un ciclismo che oggi è più pulito di un tempo (ma ci spiegasse cosa intende per “un tempo”? Perché è dai tempi di Ullrich e Basso al Tour che la menano con questo “un tempo”!) come se bastasse questo a non farci sentire presi per il culo, da molti protagonisti. Da tutti non credo nemmeno io, ma certamente le favole del ciclismo ripulito è meglio tenerle per carnevale. Come ho scritto non tanto tempo addietro, quella che si va chiudendo non è l’EPOca Armstrong e basta. Non si usi il texano come il Bettino Craxi della situazione (i più giovani forse non sanno molto di chi parlo), o il Luciano Moggi del ciclismo. Entrambi sembravano i soli demoni nei giardini dell’Eden, per poi venire a capo di due fogne (tangentopoli la prima e calciopoli la seconda) che coinvolgevano una lista bella lunga di gente. Cosa centrano con Lance i vari Basso, Sella, Riccò, Piepoli, Scarponi, Di Luca, (toh!, ce n’erano di italiani!) Vedremo adesso cosa si inventeranno tutti gli “ex” che hanno un microfono in mano in veste di esperti – che vengono proprio da quel periodo ciclistico – per cercare di aggirare l’argomento, o tentare di rivoltarselo a modo loro.
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Due anni fa, quasi esatti, Ettore Torri fece tremare il ciclismo di casa nostra con le parole sopra riportate. Venne additato come un’irresponsabile perché aveva spiegato quello che era emerso dai colloqui fatti con atleti indagati per doping ciclistico. Sembrava fosse solo lo sfogo dettato dall’incapacità di venirne a capo, da parte di un vecchio rimbambito che non si rendeva conto di quel che diceva. Tanto che si lesse poi che non poteva essere lui ad indagare ancora su questioni di doping ciclistico, perché con quelle dichiarazioni non poteva più essere imparziale nel fare il suo lavoro. In questi giorni ecco arrivare le dettagliate, chiare, anche coraggiose dichiarazioni di Leonardo Bertagnolli (che conobbi con un amico sul Pordoi proprio nel 2010), riguardo ai “trattamenti” che per anni il ciclista usò, trattamenti preparati, consigliati, calibrati dall’ormai famoso dottor Ferrari. Bertagnolli ha fatto nomi di colleghi, di località, a spiegato i trattamenti consigliati per conservare il sangue per le sue emo-trasfusioni, i vari costi delle “prestazioni d’opera” fornitegli dall’esimio dottore. È andato avanti diversi anni Leonardo. Cita Vinokurov, Gasparotto, Bertolini, e altri ciclisti non meno noti. Poi, non potendone più, ha ceduto. Prima ritirandosi, poi spiegando tutto a chi di dovere. Coraggioso. Patetico invece Cassani che continua la litania di un ciclismo che oggi è più pulito di un tempo (ma ci spiegasse cosa intende per “un tempo”? Perché è dai tempi di Ullrich e Basso al Tour che la menano con questo “un tempo”!) come se bastasse questo a non farci sentire presi per il culo, da molti protagonisti. Da tutti non credo nemmeno io, ma certamente le favole del ciclismo ripulito è meglio tenerle per carnevale. Come ho scritto non tanto tempo addietro, quella che si va chiudendo non è l’EPOca Armstrong e basta. Non si usi il texano come il Bettino Craxi della situazione (i più giovani forse non sanno molto di chi parlo), o il Luciano Moggi del ciclismo. Entrambi sembravano i soli demoni nei giardini dell’Eden, per poi venire a capo di due fogne (tangentopoli la prima e calciopoli la seconda) che coinvolgevano una lista bella lunga di gente. Cosa centrano con Lance i vari Basso, Sella, Riccò, Piepoli, Scarponi, Di Luca, (toh!, ce n’erano di italiani!) Vedremo adesso cosa si inventeranno tutti gli “ex” che hanno un microfono in mano in veste di esperti – che vengono proprio da quel periodo ciclistico – per cercare di aggirare l’argomento, o tentare di rivoltarselo a modo loro.
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