America Latina e mondo arabo, nuova amicizia sugli interessi comuni

Creato il 06 ottobre 2012 da Eldorado

America latina e mondo arabo si avvicinano e lo fanno nel nome di una unione commerciale, politica ed economica che fa passi da gigante. Le necessità di un mondo che cambia disegnano nuove strategie e negli interessi di un’America latina che sta abbandonando il suo ruolo di dipendenza dal nord del continente il confronto con i paesi arabi assurge a priorità nell’agenda dell’Unasur.
In questo contesto si è svolto ad inizio settimana a Lima il terzo Summit dei Capi di Stato delle due regioni, l’Aspa. In totale, la conferenza ha raccolto le delegazioni di trentaquattro paesi, una ampia rappresentazione che testimonia un incontro ai massimi livelli, durante il quale non sono mancate iniziative al margine, attestazione di uno scambio di esperienze e di vicissitudini simili tra paesi che hanno saputo fomentare ed esercitare il risveglio democratico. Tra tutte è spiccato il dibattito sulla primavera araba e la democrazia in America latina, che ha avuto due relatori di eccezione, José Mujica e Moncef Marzuki, rispettivamente presidenti di Uruguay e Tunisia, davanti al folto pubblico di un teatro capitalino.
Democrazia e diritti dei popoli sono stati proprio i temi più dibattuti durante il summit, durante il quale i paesi della Lega Araba sono riusciti ad ottenere l’appoggio incondizionato del blocco latinoamericano sulla questione palestinese. Tutti d’accordo sulla necessità di una riapertura dei negoziati e ad una soluzione pacifica che passi, necessariamente, per l’affermazione della Palestina come Stato di diritto. Sulla Siria, invece, poche parole. Il peso politico di Venezuela e Bolivia, che lo scorso agosto votarono contro la risoluzione delle Nazioni Unite che condannava il regime di Damasco, si è fatto sentire. Nella dichiarazione finale non vi è alcun accenno alla vicenda siriana, una lacuna che, comunque, non deve sorprendere visto il carattere del vertice di Lima. Gli unici a riferirsi al tema sono stati il segretario generale della Lega Araba, l’egiziano Nabil El-Arabi e Dilma Rousseff, con una concisa dichiarazione di circostanza.
Posizione pragmatica per un assise che ha cercato di rimarcare i punti in comune e di lasciare invece in sospeso ogni argomento che avesse potuto creare frizioni tra le varie delegazioni. Come in uno scacchiere, ogni paese ha cercato di trarre acqua al proprio mulino, a cominciare dall’Argentina che –garantendo l’appoggio dell’Unasur alla questione palestinese- ha così intascato il sostegno arabo sulla vicenda delle Malvinas-Falklands e dall’Ecuador, che ha fatto il pieno sulla sua mozione sull’inviolabilità delle sedi diplomatiche (vedi caso Assange). In cambio, i Paesi arabi hanno ottenuto il sostegno alla proposta del presidente libanese, Michel Sleiman, di creare una legislazione internazionale sul tema delle offese alla religione e sulla difesa del diritto di culto.
C’è stato tempo anche di condannare la proliferazione delle armi nucleari ed il terrorismo, in ogni sua forma, così come di rafforzare i meccanismi diplomatici per la risoluzione dei conflitti. Un inno alla pace ed alla distensione, insomma, in uno spiegamento di retorica buonista che è stato interrotto solo dalla polemica innescata dal presidente boliviano Evo Morales quando ha accusato il collega cileno Piñera, di rappresentare un pericolo per la pace nella regione, in riferimento alla pretesa di La Paz di ottenere uno sbocco territoriale sull’oceano Pacifico. Cile e Bolivia continuano infatti con le scaramucce diplomatiche su una questione che dimostra come la concordia tra le nazioni latinoamericane, nonostante  le tante dichiarazioni in senso contrario, poggi su basi ancora fragili.
Sui temi economici e commerciali, la discussione è stata breve ma incisiva, delegando decisioni ed eventuali iniziative bilaterali al vertice economico che si terrà in Bolivia il prossimo anno in data ancora da definire. Dal primo summit, tenutosi nel 2005 in Brasile, ad oggi, la bilancia commerciale tra America latina e paesi arabi si è triplicata e la tendenza è in aumento. Il modello è sempre lo stesso, quello dello sfruttamento delle risorse naturali e poco ci possono fare le dichiarazioni del presidente dell’Ecuador, Correa, che ha richiamato l’attenzione sullo sviluppo nel pieno rispetto dell’ambiente. Per tutti ha parlato invece Luis Miguel Castilla, ministro d’Economia del Perù: ¨Gli investimenti stranieri diretti sono fondamentali per il nostro modelo di sviluppo. A cambio offriamo stabilità macroeconomica ed un trattamento ugualitario al capitale nazionale¨. Questi sono fatti. Per il Perù sono pronti 200 milioni di dollari per un investimento immobiliare giordano sulla Costa Verde, perla del litorale pacifico. 
Il prossimo appuntamento è per il 2015 in Arabia Saudita.


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