Ammalarsi di parole e immagini: “Il mondo così com’è” di Tiziano Scarpa e Massimo Giacon

Creato il 04 dicembre 2014 da Lospaziobianco.it @lospaziobianco

Il mondo così com’è è un fumetto che nasce dalla collaborazione fra Tiziano Scarpa, romanziere, drammaturgo e poeta vincitore del Premio Strega 2009 grazie al romanzo Stabat Mater, e Massimo Giacon, fumettista e designer che ebbe già modo di collaborare con Scarpa nel 2007, quando Mondadori pubblicò Amami, una silloge di racconti del romanziere basati su una serie di disegni di Giacon realizzati in precedenza per una mostra.

I protagonisti de Il mondo così com’è sono Alfio Betiz, un uomo in grado di capire il linguaggio degli oggetti e degli animali, e Yvana Zedda, una dottoressa che prende in cura Betiz e si innamora di lui.

Alfio Betiz viene a conoscenza dei pensieri e dei dialoghi delle cose attraverso allucinazioni grafiche: è in grado di vedere le tipiche nuvolette dei fumetti che fuoriescono dalle cose e di leggerne il contenuto. In quest’opera le nuvolette hanno dunque una natura ambivalente: non sono solo dei balloon che vengono letti dai lettori del fumetto (come avviene per qualsiasi altro fumetto) ma sono incorporati nella storia stessa (vengono letti da uno dei personaggi, oltre che dai lettori).

Questa doppia funzione delle nuvolette rende Il mondo così com’è un metafumetto, cioè un fumetto utilizzato dagli autori per riflettere sui fumetti. La riflessione metafumettistica riguarda la natura dei testi all’interno delle nuvolette, che vengono appresi attraverso la lettura (quindi con la vista) e non per mezzo dell’udito. Un dialogo che nella realtà sarebbe trasmesso con la voce e recepito dalle orecchie dell’ascoltatore, nei fumetti (privi di suoni udibili) assume una natura completamente diversa. Non a caso nel corso del fumetto il protagonista non potrà più leggere i pensieri delle cose quando diventerà cieco.

È interessante anche il motivo per cui Alfio Betiz è capace di leggere le nuvolette, cioè una malattia neurologica unica nel suo genere. Nel fumetto la storia di Betiz, ambientata nel passato, è raccontata (nel presente) da un professore universitario nel corso di una lezione accademica. A proposito della singolarità della malattia neurologica di Betiz, il professore afferma:

Il sogno di ogni neuropsichiatra è trovare un paziente speciale. Un caso clinico incredibile.
Un essere umano affetto da una patologia talmente originale da risultare fantasmagorica.
UNA MALATTIA PARTICOLARE E ALLO STESSO TEMPO UNIVERSALE!
Che ci faccia conoscere meglio l’intera specie umana.
Una sofferenza che ha soltanto lui, ma che ci rivela qualcosa su tutti noi!1

È la singolarità della malattia che rende tragica la condizione di Betiz: fino all’incontro con la dottoressa Zedda, l’uomo era così solo che non riusciva a confidarsi con nessuno o a essere creduto. L’incontro con Yvana Zedda, che decide di studiare seriamente la malattia neurologica, dà a Betiz l’opportunità di condividere le sue esperienze ontolaliche. A cosa servirebbe penetrare i misteri delle cose se non ci fosse nessuno a cui comunicare questa esperienza? Grazie all’interessamento della dottoressa Zedda, quella che nella sua singolarità è una malattia capace di portare Alfio Betiz alla depressione e all’isolamento, diventa il tramite di una storia d’amore universale.

C’è un altro aspetto interessante nel fumetto di Scarpa e Giacon. Il metafumetto copre solo una parte della riflessione degli autori sul rapporto fra disegno e parola. Infatti nell’opera gli oggetti non parlano solo perché emettono delle nuvolette di dialogo o di pensiero. Gli autori tentano anche in altri modi di fare parlare le cose, rendendo Il mondo così com’è un’opera in cui il tema del rapporto fra parola e immagine è preso in considerazione a tutto tondo e si estende ben al di là dell’interazione fra parola e immagine tipica dei fumetti.

Le immagini non sono collegate alle parole solo quando le prime parlano per mezzo delle nuvolette, ma lo sono anche in altri contesti che non hanno nulla a che vedere con i fumetti: quando le parole sono scritte sulle insegne dei negozi e dei locali (p. 16, 17, 39, 40, 44, 45, 64 ecc.), su libri e fascicoli (p. 53, 55, 74, 75 ecc.), sulle mappe interattive (p. 79), sulle targhette dei campanelli delle case (p. 69), sui cartelli (p. 9, 88), sui muri (p. 88, 89), sui dirigibili (p. 29), sulle lavagne (p. 5, 6), sui quaderni degli appunti (p. 8, 92, ecc.) e così via. Attraverso questi esempi si può notare con quanta costanza sono presenti le interazioni fra immagini e parole, ai quali si possono aggiungere due casi tradizionali citati nei dialoghi del fumetto: l’apparizione in cielo della scritta “In Hoc Signo Vinces” all’imperatore Costantino prima della battaglia di Ponte Milvio (p. 11) e l’apparizione al re Baldassar di una mano che scriveva sul muro della reggia narrata nel Libro di Daniele della Bibbia (p. 37).

La malattia singolare di Alfio Betiz può esistere perché prima di essa esiste un linguaggio (che per sua natura tende all’universale), ed è riconducibile a una modalità espressiva di questo linguaggio (la forma scritta combinata in vari modi – solo uno di questi è la nuvoletta del fumetto, che nell’opera di Scarpa e Giacon ha una funzione inglobante – con le immagini).

Alfio Betiz, chiuso a riccio nella singolarità della sua malattia, non riesce a cogliere la naturale universalità del linguaggio, pur vivendo in un mondo in cui la combinazione fra oggetti e parole è estesa e quasi onnipresente. È Yvana Zedda che gli dà l’occasione di uscire dalla sua singolarità, in un’unione che non è solo amorosa ma anche linguistica (A e B, le iniziali di Alfio Betiz, sono le prime due lettere dell’alfabeto; Y e Z, le iniziali di Yvana Zedda, sono le ultime due lettere).

Abbiamo parlato di:
Il mondo così com’è
Massimo  Giacon, Tiziano Scarpa
Rizzoli Lizard, 2014
pp. 112, cartonato con cofanetto, colori – 16,00 €
ISBN: 978-8817075176

Il mondo così com’è su Lo Spazio Bianco

Recensione: “Il mondo così com’è”: Giacon/Scarpa e un caso di ordinaria follia
Intervista: Il mondo così com’è secondo Massimo Giacon e Tiziano Scarpa

(a cura di Claudia Grieco e Nicole Brena)


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