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Analisi Backlink: Come Fare l’Audit del Profilo di Link (Guida 2026)

Creato il 26 giugno 2026 da Siltrade

L’analisi backlink (o backlink audit) e’ l’esame del profilo di link in entrata di un sito per valutarne qualita’, naturalezza e rischio. Non serve solo a “contare” i link: serve a capire se l’autorevolezza che ricevi da altri siti ti sta aiutando, e’ irrilevante o ti sta esponendo a problemi. Questa guida spiega come farla con metodo, quali metriche leggere davvero e quando (raramente) intervenire, con i criteri di valutazione, le soglie indicative e le fonti ufficiali che usiamo negli audit per le attivita’ che seguiamo in Sardegna e in tutta Italia.

Cosa esamina un'analisi backlink: domini referenti, autorevolezza delle fonti, distribuzione degli anchor text, rapporto dofollow/nofollow, link tossici e velocita di acquisizione

L’analisi backlink e’ il processo con cui si raccolgono tutti i link che puntano a un sito e se ne valuta la qualita’ complessiva: da quali domini arrivano, con quali anchor text, se trasmettono valore (dofollow) o no, quanto sono autorevoli e rilevanti, e se nel profilo ci sono segnali di link innaturali. L’oggetto dell’analisi non e’ il singolo link, ma il profilo nel suo insieme.

Si parla spesso di “backlink” come sinonimo di link in entrata, inbound link o link in ingresso: sono tutti lo stesso concetto, cioe’ un collegamento che un altro sito indirizza verso una tua pagina. I backlink restano uno dei segnali di autorevolezza che Google usa per il ranking, ma il loro peso dipende quasi interamente dalla qualita’ e dalla pertinenza, non dal numero.

Backlink checker o backlink audit: qual e’ la differenza?

Un backlink checker elenca i dati (link, domini, anchor, dofollow/nofollow, metriche), un backlink audit li interpreta. E’ la differenza tra avere una lista e avere una diagnosi: il checker risponde a “quali link ho?”, l’audit risponde a “il mio profilo e’ sano, naturale e coerente con il mio settore?”. La maggior parte degli strumenti online si ferma al primo livello.

Questa distinzione conta perche’ i numeri grezzi, presi da soli, ingannano. Un sito con molti link puo’ avere un profilo fragile, mentre un sito con pochi link puo’ averne uno solido. L’analisi vera incrocia piu’ segnali (autorevolezza, rilevanza, anchor, andamento nel tempo) e li legge nel contesto del settore e dei competitor, mai come valori assoluti.

Perche’ analizzare il profilo backlink?

Il profilo backlink si analizza per capire da dove arriva la propria autorevolezza, individuare rischi come link innaturali, attacchi di negative SEO o anchor sovra-ottimizzate, e scoprire opportunita’ di crescita guardando i link dei competitor. E’ un’attivita’ che serve in difesa quanto in attacco, dentro una strategia SEO complessiva.

In pratica e’ utile in alcuni momenti precisi: quando il traffico organico cala senza una causa evidente, dopo una migrazione del sito (in cui si perdono spesso molti link), prima di una campagna di link building per partire da una fotografia chiara, e periodicamente come igiene. In tutti questi casi l’analisi trasforma un’intuizione (“forse ho un problema di link”) in dati verificabili su cui decidere.

Quali metriche usare per valutare un backlink?

Le metriche piu’ usate per valutare un backlink sono punteggi 0-100 creati dai tool SEO: Domain Rating e URL Rating di Ahrefs, Domain Authority e Spam Score di Moz, Trust Flow e Citation Flow di Majestic, Authority Score di Semrush e la Zoom Authority di SeoZoom per il mercato italiano. Misurano la forza del profilo di link, ognuna con un metodo diverso.

Le principali metriche di qualita dei backlink: Domain Rating Ahrefs, Domain Authority e Spam Score Moz, Trust Flow e Citation Flow Majestic, Zoom Authority SeoZoom

Metrica Tool Cosa misura Scala

Domain Rating (DR) Ahrefs Forza del profilo link a livello di dominio (conta solo i dofollow) 0-100 logaritmica

URL Rating (UR) Ahrefs Forza del profilo link della singola pagina 0-100

Domain Authority (DA) Moz Previsione di ranking del dominio (modello statistico) 1-100 logaritmica

Spam Score Moz Somiglianza a siti penalizzati (correlazione, non penalita’) 0-100%

Trust Flow (TF) Majestic Qualita’: vicinanza a un insieme di siti fidati 0-100

Citation Flow (CF) Majestic Quantita’ di link, a prescindere dalla qualita’ 0-100

Authority Score Semrush Forza del profilo link combinata con il traffico organico stimato 1-100

Zoom Authority (ZA) SeoZoom Quanto Google si fida del sito (traffico, keyword, stabilita’) 0-100

Le metriche di valutazione dei backlink sono di terze parti, non punteggi ufficiali di Google.

Tre avvertenze le rendono utili invece che fuorvianti. Nessuna e’ una metrica di Google: sono stime dei tool, e Google stesso non pubblica uno score di autorevolezza (il vecchio PageRank della toolbar e’ stato dismesso nel 2016). Sono logaritmiche e relative, quindi vanno confrontate con i competitor diretti, non con una soglia fissa. E il rapporto tra qualita’ e quantita’ pesa piu’ del valore singolo: su Majestic, per esempio, un Citation Flow alto con un Trust Flow basso indica un profilo che ha molti link ma poca fiducia, tipico delle aree spam del web.

Quali strumenti usare per l’analisi backlink?

Il punto di partenza, gratuito e ufficiale, e’ Google Search Console: nel rapporto “Link” trovi i siti che ti linkano di piu’, le pagine piu’ linkate e gli anchor text, con dati che arrivano direttamente da Google. Per un’analisi piu’ profonda servono i tool a pagamento, che hanno indici di link propri molto piu’ ampi e metriche di qualita’.

Strumento Costo Cosa offre per l’audit

Google Search Console Gratuito Link e domini referenti dai dati di Google, anchor, pagine piu’ linkate

SeoZoom A pagamento (tool italiano) Zoom Authority, qualita’ link, anchor spam, dati SERP italiane

Ahrefs A pagamento (checker free limitato) Domain/URL Rating, referring domains, link nuovi/persi, anchor

Semrush A pagamento (free tier limitato) Authority Score, Backlink Audit con Toxicity Score, confronto competitor

Majestic A pagamento Trust Flow, Citation Flow, Topical Trust Flow

Moz Link Explorer A pagamento (free tier limitato) Domain Authority, Spam Score, link scoperti e persi

Per una PMI conviene partire da Search Console e affiancare un solo tool a pagamento, scelto in base al mercato (in Italia SeoZoom copre bene le SERP locali).

Se non hai budget per un tool a pagamento, Search Console copre da sola la maggior parte di un primo audit. Ecco come usarla:

  • Apri Search Console e seleziona Link nel menu laterale.
  • In “Siti di riferimento principali” trovi i domini che ti linkano di piu’: sono i tuoi referenti piu’ importanti.
  • Controlla “Testo dei link principale” per vedere gli anchor text piu’ frequenti e cogliere eventuali anomalie.
  • Esporta i dati con il pulsante in alto a destra e incrociali, se puoi, con un secondo tool.

Un punto pratico spesso trascurato: nessun tool vede tutti i link. Ogni indice e’ parziale e i numeri divergono tra strumenti diversi. Per questo, in un audit serio, si esportano i dati da Search Console e da uno o due tool e si deduplicano per dominio referente, ragionando sui domini che ti linkano piu’ che sul numero totale di backlink.

Come fare un’analisi backlink: il processo passo per passo

Un’analisi backlink si fa in sei passi: raccogliere i link da piu’ fonti, misurare il profilo, valutare la qualita’, individuare i link a rischio, decidere l’azione e impostare il monitoraggio. La sequenza conta: prima si fotografa il profilo, poi si interviene.

Il processo di analisi backlink in sei passi: raccolta dati, misurazione del profilo, valutazione qualita, individuazione link a rischio, decisione, monitoraggio
  • 1. Raccogli i dati: esporta i link da Search Console e da uno o due tool, poi deduplica per dominio referente. Verifica che i link esistano ancora, perche’ i database hanno un ritardo e mostrano link gia’ rimossi.
  • 2. Misura il profilo: guarda domini referenti, rapporto dofollow/nofollow, distribuzione degli anchor text, autorevolezza delle fonti e andamento nel tempo. E’ la fotografia d’insieme.
  • 3. Valuta la qualita’: per i domini piu’ importanti, controlla autorevolezza e soprattutto rilevanza tematica. Un link da un sito a tema, anche piccolo, vale piu’ di un link generico da un dominio “forte”.
  • 4. Individua i link a rischio: isola i pattern innaturali (anchor sovra-ottimizzate ripetute, link site-wide, domini senza traffico o fuori tema), non i singoli link deboli.
  • 5. Decidi l’azione: per ogni caso scegli tra tenere, monitorare, chiedere la rimozione o, solo come ultima risorsa, disconoscere (disavow). La maggior parte dei link non richiede alcun intervento.
  • 6. Monitora: imposta un controllo periodico per cogliere link nuovi, persi e picchi anomali.

Il passo che mette piu’ in difficolta’ e’ il quinto. Questa tabella riassume la logica decisionale per i casi piu’ comuni:

Situazione del link Azione consigliata

Fonte rilevante, anchor naturale, sito attivo Tieni, nessun intervento

Dominio irrilevante o senza traffico, ma anchor naturale e nessuna azione manuale Monitora nel tempo

Spam evidente e contattabile (es. directory, commenti) Chiedi la rimozione al webmaster

Rete di siti (PBN) o link a pagamento creati da te, con azione manuale in corso Disavow (ultima risorsa)

Il disavow e’ l’eccezione, non la regola: si attiva solo nell’ultima riga.

Non hai tempo per farlo passo per passo? Possiamo darti una prima lettura del tuo profilo backlink e dirti se ci sono rischi reali da affrontare. Vedi come lavoriamo oppure scrivici per un confronto.

Come si valuta la distribuzione degli anchor text?

L’anchor text e’ il testo cliccabile di un link, e la sua distribuzione e’ uno dei segnali piu’ delicati del profilo. Un profilo naturale e’ dominato da anchor di tipo branded (il nome del sito o dell’azienda) e contiene poche anchor a corrispondenza esatta sulle parole chiave commerciali. L’eccesso di anchor exact-match e’ il classico segnale di manipolazione che l’algoritmo Penguin di Google e’ nato per contrastare.

Tipo di anchor Esempio Quota indicativa

Branded “SEO Cagliari”, “seo-cagliari.it” quota dominante (spesso oltre il 50%)

URL nuda / generica “https://…”, “clicca qui”, “leggi di piu'” quota rilevante (circa 20-30%)

Parziale / a tema “guida all’analisi backlink” quota moderata

Exact-match / commerciale “analisi backlink”, “consulente SEO” quota minima (in genere sotto il 5-10%)

Le percentuali sono euristiche di settore osservate su profili naturali, non soglie ufficiali di Google. Vanno sempre rapportate ai competitor del settore.

Un chiarimento utile per non cadere nell’allarmismo: una singola anchor a corrispondenza esatta non e’ pericolosa. Quello che Google svaluta e’ il pattern, cioe’ molti link diversi con la stessa anchor commerciale, segno che sono stati costruiti per manipolare il ranking. Nell’audit, quindi, si guarda la forma della distribuzione e la si confronta con quella dei concorrenti che gia’ si posizionano.

Un backlink e’ a rischio quando mostra piu’ segnali di artificialita’ insieme: proviene da un dominio senza traffico organico o fuori tema, fa parte di una rete di siti che si linkano a vicenda (PBN), usa anchor sovra-ottimizzate, e’ presente in modo identico su tutte le pagine di un sito (site-wide) o arriva da un dominio in lingua e paese che non c’entrano nulla con il tuo. Un solo segnale di rado e’ sufficiente.

I segnali di un backlink a rischio: dominio senza traffico, fuori tema, rete PBN, anchor sovra-ottimizzata, link site-wide, lingua o paese non pertinenti

I “toxic score” o “spam score” dei tool sono un punto di partenza utile, ma non un verdetto. Lo Spam Score di Moz, per esempio, misura quanto un profilo somigli a quello di siti penalizzati: e’ una correlazione, non una penalita’ di Google, e anche siti del tutto legittimi hanno una percentuale bassa per via di link incidentali fuori controllo. La regola pratica e’ usare lo score per ordinare i casi da controllare, non per cancellare link in automatico.

Occhio ai falsi positivi: link da directory note, citazioni locali, sponsorizzazioni reali o menzioni editoriali possono finire segnalati come “tossici” da un tool pur essendo perfettamente sani. La valutazione finale di un link richiede sempre un occhio umano che giudichi autorevolezza e rilevanza nel contesto.

E se subisco un attacco di negative SEO? Un attacco si riconosce da un picco improvviso di link nuovi in pochi giorni, quasi tutti da domini senza traffico o fuori tema. Lo vedi nel rapporto “Link” di Search Console ordinando per data di scoperta. La risposta corretta non e’ il panico: nella stragrande maggioranza dei casi Google neutralizza da solo questi link. Tieni d’occhio il profilo per qualche settimana e ricorri al disavow solo se in Search Console compare un’azione manuale.

Penguin e SpamBrain: cosa fa Google con i link spam?

Oggi Google, nella grande maggioranza dei casi, neutralizza i link spam invece di penalizzare il sito che li riceve. E’ il risultato di due evoluzioni: l’algoritmo Penguin, integrato nel core dal 2016, e l’aggiornamento anti-spam basato sull’intelligenza artificiale SpamBrain del dicembre 2022.

Penguin nasce nel 2012 per colpire le tecniche manipolative sui link, e all’inizio penalizzava interi siti. Con Penguin 4.0 del settembre 2016 e’ diventato in tempo reale e parte dell’algoritmo principale, passando da una logica di punizione a una di svalutazione: invece di colpire tutto il sito, riduce il peso dei singoli link sospetti. Con il link spam update del dicembre 2022, il sistema SpamBrain ha esteso questa logica neutralizzando i link innaturali, che non vengono piu’ conteggiati.

La conseguenza e’ contro-intuitiva: se quei link non vengono piu’ contati, il beneficio che davano in passato si perde e non si recupera disconoscendoli. Esiste poi un caso diverso e piu’ serio, l’azione manuale: quando un revisore di Google penalizza esplicitamente un sito per link innaturali, la trovi notificata in Search Console nella sezione “Azioni manuali”, ed e’ li’ che l’intervento sui link diventa davvero necessario.

Disavow: quando serve davvero (e quando fa danni)?

Il disavow tool di Google serve a dire a Google di ignorare certi link in entrata, ed e’ una funzione avanzata che la maggior parte dei siti non deve usare. Google e’ esplicito: “nella maggior parte dei casi Google e’ in grado di valutare di quali link fidarsi senza indicazioni aggiuntive, quindi la maggior parte dei siti non avra’ bisogno di questo strumento”. Va preso in considerazione solo se hai un numero consistente di link artificiali che hanno gia’ causato (o rischiano di causare) un’azione manuale, tipicamente link che hai costruito o pagato tu stesso e non riesci a far rimuovere.

Usato a sproposito fa danni. Google avverte che, se usato male, puo’ compromettere il rendimento del sito nella ricerca. Disconoscere per eccesso di zelo dei link in realta’ buoni significa rinunciare all’autorevolezza che trasmettono. Per questo diffidiamo dei servizi di “pulizia link mensile”: nella stragrande maggioranza dei casi sono inutili e potenzialmente dannosi.

Se il disavow serve davvero, il file ha un formato preciso, secondo la documentazione ufficiale di Google:

  • Un file di testo (.txt) in codifica UTF-8 o ASCII a 7 bit.
  • Una URL o un dominio per riga; per disconoscere un intero dominio si usa il prefisso domain: (esempio: domain:sito-spam.com).
  • Le righe che iniziano con # sono commenti e vengono ignorate.
  • Limiti: massimo 2 MB di file e 100.000 righe.
  • Si carica nel disavow tool di Search Console; Google impiega qualche settimana per recepirlo durante le nuove scansioni.

Come analizzare i backlink dei competitor?

I backlink dei competitor si analizzano con la backlink gap analysis: si confronta il proprio profilo di link con quello dei concorrenti per trovare i domini che linkano loro ma non te. E’ la parte offensiva dell’audit, perche’ trasforma le fonti di autorevolezza dei competitor in una lista di opportunita’ concrete di link building.

Il processo si fa in pochi passi, usando la funzione di “link intersect” o “backlink gap” presente in Ahrefs, Semrush o SeoZoom:

  • 1. Scegli i competitor giusti: prendi due o tre siti che si posizionano per le tue stesse parole chiave, non i piu’ grandi in assoluto ma i piu’ diretti.
  • 2. Lancia il link intersect: inserisci il tuo dominio e quelli dei competitor; il tool restituisce i domini referenti che linkano loro e non te.
  • 3. Filtra per rilevanza: scarta i domini fuori tema o senza traffico e tieni solo le fonti pertinenti al tuo settore, perche’ la rilevanza conta piu’ dell’autorevolezza pura.
  • 4. Prioritizza i prospect: ordina i domini rimasti per autorevolezza e rilevanza, mettendo in cima quelli che linkano piu’ di un competitor.
  • 5. Costruisci la lista di outreach: per ogni prospect annota perche’ linka i concorrenti (una risorsa, una guida, una citazione) e quale tuo contenuto potrebbe meritare lo stesso link.

Il caso piu’ prezioso e’ il dominio che linka tutti i tuoi competitor ma non te: e’ quasi sempre una fonte di settore disposta a citare chi fa il tuo lavoro, e quindi il primo contatto da provare. Da qui partono le azioni operative, che approfondiamo nelle guide su guest posting e digital PR, dentro una strategia di link building completa.

Ogni quanto fare l’analisi backlink e cosa monitorare?

Per una PMI o un professionista, la cadenza ragionevole e’ un controllo rapido mensile in Search Console piu’ un’analisi approfondita ogni trimestre. Il monitoraggio settimanale con alert ha senso solo per siti grandi o in nicchie molto competitive: per un piccolo sito locale e’ uno sforzo sproporzionato. Vanno aggiunti controlli specifici dopo una migrazione o in caso di calo di traffico.

Le metriche da seguire nel tempo sono poche e chiare: l’andamento dei domini referenti (in crescita stabile e’ un buon segno), i link nuovi rispetto a quelli persi, e la velocita’ di acquisizione dei link. Un picco improvviso e anomalo di nuovi link, soprattutto da domini di bassa qualita’, puo’ essere il sintomo di un attacco di negative SEO da verificare, non un dato da ignorare.

Quali sono gli errori piu’ comuni nell’analisi backlink?

L’errore piu’ frequente e’ inseguire una metrica singola, come il Domain Rating o la Domain Authority, trattandola come un fattore di ranking di Google: non lo e’, e da sola non dice quasi nulla sulla salute del profilo. Conta la lettura combinata di piu’ segnali e, soprattutto, la rilevanza tematica delle fonti.

  • Confondere quantita’ e qualita’: tanti link deboli valgono meno di pochi link autorevoli e pertinenti.
  • Disconoscere link in eccesso: il disavow aggressivo rimuove anche autorevolezza buona ed e’ uno degli errori piu’ costosi.
  • Confrontare i punteggi tra tool diversi: un DR 50 non equivale a un DA 50 o a una ZA 50, perche’ ogni tool ha indice e metodo propri.
  • Pretendere uno Spam Score zero: anche i siti sani ricevono link incidentali, e una piccola percentuale e’ normale.
  • Ignorare la rilevanza: un link “forte” ma fuori tema pesa meno di uno a tema da un sito piu’ piccolo.

L’analisi backlink, fatta bene, non e’ una caccia ai link da cancellare: e’ una lettura strategica del profilo che ti dice dove sei solido, dove sei esposto e dove puoi crescere. Inquadrata cosi’, diventa una delle attivita’ piu’ utili della SEO off-page.

Vuoi sapere se il tuo profilo backlink ti sta aiutando o frenando? Analizziamo i tuoi link in entrata (domini referenti, autorevolezza, anchor text, link a rischio) e ti consegniamo un piano di azioni con priorita’ chiare, la stessa analisi che facciamo prima di ogni campagna di link building per i clienti che seguiamo in Sardegna e in tutta Italia. Scopri i nostri servizi SEO o compila il modulo qui sotto per un confronto diretto. Di norma rispondiamo entro 24 ore lavorative.


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