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Ancora sul Palais Lumiére

Creato il 05 dicembre 2012 da Filelleni

marghera10na3Il direttore regionale per i beni culturali del Veneto, Ugo Soragni, ha detto no al Palais Lumiére. Ha detto che l’area dove dovrebbe sorgere il palazzo è sottoposta a vincolo paesaggistico, come ci informano oggi diversi giornali. Che parlano anche dell’appello inviato al presidente Napolitano dai soliti nomi, perché si fermi il Palais. Morale: Soragni ha fatto degnamente il proprio mestiere, e l’appello ce l’aspettavamo. Noi però vogliamo usare la notizia per tornare a parlare di questa benedetta Torre e rispondere un po’ a tutti i commenti giunti al nostro precedente post sull’argomento. Crediamo che si sia troppo focalizzata l’attenzione sulla Torre perdendo di vista il vero messaggio dell’operazione, che è il risanamento di Porto Marghera. Certo, quello di Pierre Cardin non è un gesto generoso ma un investimento ben calcolato, oltre che megalomane. Su quella torre esagerata si può dire di tutto e non intendiamo difenderla. Diciamo solo che Pierre Cardin è stato l’unico che finora ha dimostrato interesse per la riconversione di quello che è uno dei luoghi più brutti e inquinati del Paese. Porto Marghera è come l’Ilva di Taranto, per chi se lo fosse scordato: è il primo della lista di quei luoghi immondi che attendono da tempo immemore una bonifica mai avviata. Chi oggi parla tanto di bel paesaggio, di certo non è cresciuto respirando quell’aria, perché altrimenti ragionerebbe in modo diverso.

Capisco che sia difficile discutere con uno come Pierre Cardin: lui ha fatto un’offerta, prender o lasciare. Lui vuole imprimere il suo marchio ai bordi della laguna. Però io, al posto delle istituzioni, proverei almeno ad avviare una qualche trattativa. Innanzitutto per ampliare la bonifica, che nell’attuale progetto è limitata alla sola area del palazzo, e poi per ridimensionare il palazzo stesso. Magari anche spostarlo se, com’è giusto che sia, il vincolo paesaggistico dev’esser applicato, benché proprio lì (e non solo lì, in laguna) il paesaggio sia così devastato che pare un gigantesco sberleffo al vincolo. Insomma io proverei a fare di tutto per salvare l’idea che, vista l’attuale situazione, è a dir poco rivoluzionaria: l’idea di trasformare quella fetta di laguna da fabbrica dei veleni in luogo vivibile. Restituire al “paesaggio” lagunare la dignità che da decenni ha totalmente perduto, ma che rivendica gran voce perché la dignità di Porto Marghera significa la salvezza di Venezia e della sua laguna. Per questo non sopporto sentire i detrattori ricordare romanticamente Venezia città “a misura d’uomo” che il progetto di Cardin colpirebbe al cuore. Quel lembo di laguna non è più “a misura d’uomo” da quasi un secolo. Che si faccia o no il Palais Lumiére, io sono felice che sia servito a far parlare del problema di Porto Marghera, uno dei grandi e sottaciuti problemi d’Italia. Se non fosse stato così grande, non avrebbe fatto notizia. Ora però si è parlato anche troppo e sarebbe tempo di fare finalmente qualcosa, con o senza Pierre Cardin.

Effe



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