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Ancora una volta sulla questione della tecnica

Creato il 30 luglio 2015 da Conflittiestrategie

Scritto da: MauroTozzato

In un articolo sul Corriere del 21.07.2005, che mi è ricapitato per le mani, Emanuele Severino commenta un intervento del cardinale Scola che

Per quanto mi riguarda intendo con l'espressione democrazia costituzionale quel regime politico in cui predomina la dinamica impersonale ed evolutiva dell'ordine esteso di mercato (Hayek), corretto da un sistema che tiene in qualche modo conto di alcune istanze della maggioranza dei cittadini di uno stato e garantito da norme costituzionali fondamentali, quasi immodificabili, che rendano possibile il buon funzionamento di una società liberale e il mantenimento nel tempo di questo modello. Giustamente Severino rileva che il "duro lavoro della filosofia degli ultimi due secoli" non può essere liquidato come

E quindi, anche se il concettodi laicità risulta decisamente ambiguo, non è possibile, afferma Severino, negare la potenza con cui

In generale si tratterebbe del fenomeno storico-ideale della caduta delle utopie che porterebbe con sé la perdita di valore dello Stato etico, delle speranze emancipative universali (l' emancipazione umana del giovane Marx) e persino del cristianesimo e del suo fondamento filosofico. A questo punto il filosofo riafferma il punto da lui ritenuto decisivo:

Il discorso mi pare si possa rielaborare così

: il fondo a disposizione che l'uomo può impiegare si presenta alla sua coscienza come "trascendente"; nella dimensione teoretica pura questo "al di là" si presenta come un essere che è allo stesso tempo un nulla (Hegel) o come un qualcosa che immediatamente si dà solo in termini negativi, come "assenza" (La Grassa). Ma nelle Tesi su Feuerbach Marx scrive:

Ps

In aggiunta posso dire che in base all'opinione dei suoi commentatori la famosa Kehre heideggeriana si può ridurre in sostanza a una "svolta" principalmente politica. In Essere e tempo il filosofo avevo attribuito al soggetto umano (l'Esserci, il ci dell'essere) un ruolo così centrale da apparire alla fine in perfetta sintonia con il soggettivismo radicale
della filosofia moderna (e della Riforma). Egli stesso ha probabilmente compreso che la sua adesione al nazismo si era mossa in questa direzione, anche se si trattava di un"soggettivismo" che aveva rinnegato Cartesio e abbracciato Nietzsche. Dopo la svolta Heidegger tende a livellare l'ente umano e gli enti naturali in una comune dimensione di
dipendenza non dal dio delle religioni (che è solo l'Ente supremo) ma dal puro trascendente, l'essere.
Tutto questo in opposizione al prometeismo dell'uomo moderno e alla sua hybris (tracotanza).
Per H., alla fin fine, siamo tutti (dall'uomo alla pietra) creature di una "fonte sacra" e difatti così si esprime il filosofo tedesco nelle due citazioni che seguono. "L'uomo non è il padrone dell'essente ma il pastore dell'essere."
" Il filosofo nomina l'essere, il poeta evoca il sacro."

Mauro Tozzato 29.07.2015


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