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And the star-spangled banner in triumph shall wave

Creato il 05 settembre 2013 da Abattoir

Vi siete mai chiesti come mai una nazione nata col sacrificio di milioni di innocenti, fondata da criminali, puttane e padri pellegrini bigotti sia riuscita ad entrare nell’immaginario collettivo come il Paese che lotta contro il Male per puro spirito altruistico? Vi siete chiesti come mai gli Stati Uniti intervengono in “aiuto” di alcuni Stati mentre ignorano totalmente altri luoghi dove, tuttavia, la violazione dei diritti umani è all’ordine del giorno? Fatevele queste domande. La risposta non vola nel vento, è palese, concreta.

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Dietro i nobili principi per giustificare il ricorso alla guerra c’è un piano di dominio planetario1. Questi interventi militari sono rivolti, guarda caso, verso quegli Stati – chiamati rogue states (stati canaglia) – che, a differenza di altri dove pure i crimini contro l’umanità sono perpetrati sistematicamente, non accettano e non hanno mai accettato l’imperialismo statunitense. Sono gli USA il principale fattore di instabilità internazionale. Come si può fare affidamento su un Paese che distrugge dittatori che egli stesso ha creato per convenienza, dopo averli foraggiati e armati a dovere?
Come si può anche solo pensare di affidarsi a questi selvaggi, bastardi maledetti che hanno eseguito il più terribile genocidio della storia per poi pulirsi la coscienza mettendo nelle riserve delle targhe del tipo: “Qui giace una donna indiana, una Wampanoag; la sua famiglia, la sua tribù e la sua terra la offrirono affinché questa grande nazione potesse nascere e prosperare”?

Fa rabbia sentire capi di Stato europei, ministri come la Bonino, che valutano la possibilità di un ennesimo conflitto militare, pur sapendo che cosa comporti una decisione simile, soprattutto per noi che viviamo sul Mediterraneo. Siamo pieni di basi americane. Tra un po’ ci saranno più basi militari che scuole. Gli USA insieme ad Israele fanno già esercitazioni missilistiche, col pericolo che possa accadere un’altra tragedia come quella di Ustica. E noi? Facciamo i lacchè, i leccaculo, i maggiordomi, gli schiavi. Siamo uno Stato sovrano che ripudia costituzionalmente la guerra ma che scatta sull’attenti quando il Presidente americano ha il pepe al culo e voglia di schiacciare bottoni rossi.

Il Segretario di Stato americano John Kerry ha fatto al Congresso un discorso credibile quanto la recitazione di Manuela Arcuri. Quanta ipocrisia in un uomo solo! “Non sarà come in Iraq”, assicura Barack-Terminator-Obama. E Kerry precisa: “Il Presidente Obama non sta chiedendo all’America di andare in guerra, non ci saranno soldati americani sul terreno”. Quelli sui caccia non sono soldati? I missili sono diventati così intelligenti da schivare la gente a seconda dell’età anagrafica? Si sa come vanno queste cose, si sa quanto i Marines siano invasati e fuori di testa (guardatevi un documentario di Michael Moore a caso o qualche video su YouTube), si sa che nessuno è al sicuro quando gli Stati Uniti vogliono portare la democrazia.

E il mondo intero avrebbe dovuto provare disgusto sentendo Obama parlare di Martin Luther King, a cui si è sempre accostato con tracotanza.

I have a dream

Sogno un mondo in cui si capisca che cambiando una parola non cambia la sostanza, in cui si lasci marcire nell’isolamento geografico e non solo una delle nazioni più guerrafondaie del mondo; sogno un mondo in cui si nutra il Terzo Mondo creando delle riserve di caccia dove pascolano quei disgustosi bambini americani obesi, pieni di pancakes e burro d’arachidi; sogno un mondo in cui l’Italia smetta di fare il cinquantaduesimo Stato e si riprenda la sua libertà e integrità morale. Sogno un mondo in cui gli indiani escano dalle riserve e dai centri per alcolizzati e si riprendano la loro terra, esibendo lo scalpo di tutta quella feccia di Jersey Shore o dei bifolchi del sud. Sogno un mondo in cui gli Stati Uniti siano solo un ricordo che ti balena alla mente quando guardi una lattina di Coca Cola natalizia da collezione.

Non esiste una guerra giusta. Esiste solo il primo Presidente nero con le scimmie urlatrici nella scatola cranica, oltre che nel letto e con la stessa indole dell’ultimo dei mieicani.

 

Ho già espresso questo concetto in un altro post. Noam Chomsky è il mio mito da sempre. Ma è preferibile ribadire certe cose per i cciòvani, che dimenticano in fretta.


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