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Andrea Mura e la nautica abbandonata

Creato il 24 settembre 2015 da Alessandro Zorco @alessandrozorco

La vicenda di Andrea Mura, lo skipper simbolo della Sardegna, vincitore di tante regate che lo hanno visto combattere da solo contro gli oceani, sembra essere l'emblema dello stato del settore nautico in Sardegna. Mura,come è noto, ha dovuto abbandonare le qualificazioni per la Vendée globe, una delle più prestigiose regate in solitario intorno al mondo, perché non ha trovato nessuno sponsor che lo finanziasse. Alla fine - la notizia è di ieri - ha dovuto vendere la sua barca a vela super moderna, la Imoca 60, appositamente disegnata per questa regata, e gettare la spugna. Tra l'altro, la notizia del ritiro di Andrea Mura da una gara che avrebbe potuto portare un ottimo ritorno alla Sardegna in termini di promozione turistica segue di pochi mesi quella del ritiro di Luna Rossa dalla America's Cup e della conseguente smobilitazione dal quartier generale di Cagliari di un team che da due anni si stava preparando nel capoluogo sardo.

Andrea Mura e la nautica abbandonata

Ieri, dopo la notizia della vendita dell'imbarcazione di Andrea Mura l'assessore al Turismo, Artigianato e Commercio Francesco Morandi - ovviamente dicendosi dispiaciuto - ha dichiarato che " il dialogo con lo skipper sardo per realizzare azioni condivise, secondo le strategie di comunicazione dell'amministrazione e nell'interesse dell'isola, non si è mai interrotto e continuerà comunque ".

Morandi ha inoltre annunciato che " da tempo è stato avviato lo studio dei canali in grado di promuovere il settore della nautica e di tutti i temi ad essa collegati, confermando un indirizzo esplicito della Giunta. In proposito, ai fini della promozione dell'immagine dell'isola, l'assessorato ha pure tracciato delle linee guida per la scelta delle modalità di comunicazione, a fronte del piano strategico di sviluppo del sistema turistico, seguendo criteri di efficacia dell'azione e ritorno degli investimenti. Il tutto dopo una sistematica attività di analisi delle caratteristiche del proprio prodotto territoriale, delle tendenze in atto sui mercati, dell'andamento della domanda e della propensione al consumo dei potenziali turisti, durata oltre un anno ".

La crisi della nautica

Il settore della nautica è in crisi in tutta Italia. I dati di Impresa Turismo, pubblicazione a cura dell'Istituto Nazionale Ricerche Turistiche, registrano un'industria nautica in caduta libera al livello nazionale, con un settore trainato solamente da un aumento vertiginoso dell'assistenza ai diportisti stranieri.

Il fatturato della cantieristica nautica in pochi anni si è dimezzato con un crollo della produzione di barche che, per il mercato nazionale, è passato dal miliardo e mezzo del 2007 ai soli 90 milioni del 2013. Le importazioni di imbarcazioni sono passate da 482 a 21 milioni di euro.

Se fino ad una decina di anni fa possedere un gommone da quattro metri e mezzo con un motore Evenrude per andare a pescare con la lenza era una cosa quasi normale, oggi con la crisi e con l'aumento esponenziale delle tasse anche la piccola nautica da diporto è diventata un lusso per pochi.

Gli italiani negli ultimi anni hanno smesso di comprarsi la barca oppure se ce l'avevano se la sono dovuta vendere. E così è crollato anche il mercato delle manutenzioni, delle ristrutturazioni e del rimessaggio, con un fatturato che è calato in pochi anni addirittura da 400 a 138 milioni.

Quello che a livello nazionale regge (anzi aumenta) sono invece i servizi legati all'assistenza delle imbarcazioni estere - soprattutto quelle provenienti dalle nazioni extra europee - che praticamente è raddoppiato - segnala sempre la ricerca di Impresa Turismo - anche grazie al " miglioramento della capacità delle nostre marine di intercettare i diportisti internazionali e la qualità delle nostre imprese di manutenzione e assistenza".
Anche in Sardegna, terra del maestrale in cui il turismo ha una sempre maggiore dimensione internazionale, il comparto della nautica per sopravvivere dovrà dunque intercettare la domanda internazionale di servizi.

Vedremo se i canali di promozione che la Regione Sardegna sta studiando per valorizzare l'industria nautica - ben lungi dalle tasse sugli yacht di soriana memoria - saranno in grado di veicolare all'estero l'immagine della nostra isola e attrarre verso le marinerie sarde i diportisti stranieri che percorrono il Mediterraneo sulle loro imbarcazioni. Certo, la partecipazione di un velista come Andrea Mura alle competizioni veliche internazionali è sempre stata un eccezionale trampolino di lancio per far conoscere la nostra regione. Così come sarebbe un bel colpo se andasse in porto la proposta del consigliere comunale Giovanni Dore che vorrebbe Cagliari come sede delle manifestazioni veliche alle Olimpiadi del 2024.

Ma oltre alla promozione e alla pubblicità - elementi senz'altro essenziali per il decollo della nautica in Sardegna - sarebbe opportuno che le linee guida della regione contemplassero anche una concreta agevolazione delle tante piccole aziende artigiane che operano nel settore e che ogni giorno devono fare i conti con una tassazione esorbitante e con costi di produzione altissimi. Aiutare queste piccole imprese a sopravvivere, magari attraverso opportune leve fiscali, sarebbe già una gran cosa per tutelare un settore strategico come la nautica da diporto. Magari nell'attesa che la crisi finalmente passi e possedere una barchetta per godersi il mare in Sardegna torni ad essere una cosa accessibile a tutti e non più un lusso per pochi fortunati.


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