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Android Cop - Recensione

Creato il 02 marzo 2016 da Lightman

Un detective afroamericano e il suo collega robotico sono invischiati in un complotto governativo nella Los Angeles del 2045 in Android Cop, mockbuster del reboot di Robocop made in Asylum.

Android Cop - Recensione

Los Angeles, 2045. Il detective Hammond e il suo nuovo collega "Andy", un avveniristico prototipo di robot poliziotto, sono in missione per recuperare un androide "contenitore" della coscienza di Helen, la figlia del sindaco. Hammond, che ha un rapporto burrascoso con il freschissimo partner (dovuto al fatto che il suo precedente compagno è stato ucciso da una torretta robotizzata), non sa però che la missione affidatagli è senza speranza e programmata per fallire: il primo cittadino infatti, invischiato in un complotto che coinvolge anche alti funzionari delle forze dell'ordine, vede la sopravvivenza dell'erede (a conoscenza dei suoi piani criminosi) come un potenziale pericolo per la sua carriera. Hammond ed Andy, dopo aver rintracciato la "copia" della ragazza nella Zona, una sezione in quarantena e dalle presunte contaminazioni chimiche, dovranno quindi lottare sia contro le bande criminali che vi comandano sia contro i loro stessi colleghi.

Il peggio del peggio?

Android Cop - Recensione

Anche il recente reboot di Robocop non poteva scampare al sempre puntuale mockbuster made in Asylum, che ha visto la luce per l'home video americano con sette giorni di anticipo rispetto alla "versione originale". Android Cop è senza ombra di dubbio una delle più infelici porcherie realizzata dalla casa di produzione americana, che privando di qualsiasi spunto ironico una narrazione pasticciata e forzata ha tolto anche il piacere scult all'intera operazione. Il robot-poliziotto protagonista, la cui armatura indistruttibile pare una brutta copia delle tute quarian, razza aliena ben nota agli appassionati della saga sci-fi videoludica Mass Effect, infatti non ha alcuna sfumatura psicologica trattandosi di una semplice macchina costruita ad hoc: proprio per questo forse l'orribile e inespressiva performance di Randy Wayne, già Luke Duke in Hazzard - I Duke alla riscossa (2007), è forse il minore dei mali. L'altra figura centrale, interpretata dal Michael Jai White di Spawn (1997), è anch'essa priva di qualsiasi carisma, e non basta il colpo di scena dell'ultima mezzora a giustificarne il totale e antipatico anonimato. Tra ciccioni e vecchiette (vedere per credere) armati di tutto puntino, una copiosa presenza di attori comprimari afro-americani (per la gioia di Spike Lee), mezzi volanti in computer grafica di rara bruttezza e macchine corazzate e banditi muta(n)ti che ricordano in chiave tragica i predoni di Mad Max - Fury Road (2015), i novanta minuti di visione si trascinano in ambientazioni spartane e limitate, con un uso degli effetti speciali ben oltre l'approssimazione e una regia che procede stancamente per inerzia sino all'insensato finale.

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