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Anne Tyler – Guida rapida agli addii

Creato il 07 novembre 2012 da Margheritadolcevita @MargheritaDolcevita

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Aaron, giovane vedovo ancora sconvolto dalla perdita della moglie Dorothy, comincia a riceverne le visite. Per strada, al mercato, al lavoro, Dorothy lo affianca silenziosa nei mesi del lutto. Per Aaron, balbuziente, leggermente zoppicante, soffocato per tutta la vita dalle attenzioni di donne troppo premurose – dalla madre apprensiva alla sorella invadente, alle fidanzate votate più ad assisterlo che ad amarlo – l’incontro con Dorothy era stato una liberazione. Finalmente una donna diretta, pratica, quasi asociale ma per nulla sentimentale e soprattutto refrattaria a ogni pietismo, una donna che lo trattava come un uomo e non come un bambino da accudire. Insieme si erano costruiti un rifugio, vivendo in una simbiosi assoluta che portava ciascuno a coltivare le proprie idiosincrasie e ad amplificare quelle dell’altro. Ma ora che lei non c’è più, tranne che nelle sue brevi apparizioni, Aaron è costretto ad avventurarsi di nuovo in un mondo dove i vicini di casa lo foraggiano ogni giorno con abbondanti provviste di cibo; la sorella insiste per ospitarlo; i colleghi fanno di tutto per rendergli la vita più facile e qualcuno già cerca di combinargli un incontro con una giovane vedova altrettanto sola e bisognosa d’affetto. Con tono leggero e divertito, e la consueta capacità di tratteggiare i personaggi, Anne Tyler descrive il percorso tortuoso che dallo smarrimento della perdita conduce alla scoperta di nuove, infinite possibilità, sfociando in un inno alla vita e alla sua stupefacente varietà.

 

Devo ammettere che Anne Tyler è una delle mie autrici preferite. Lo era già da ben prima di questo romanzo e dopo averlo letto lo è ancora di più.

Il suo stile non è per tutti. In generale Anne Tyler non è per tutti. Ma non perché scriva cose complicate o non alla portata dei comuni mortali, tutto il contrario. Questo romanzo parla di un giovane vedovo e di come è la sua vita dopo la morte della moglie. Per cui voglio dire non è mica “Guerra e pace”. E il problema è proprio questo. Anne Tyler scrive di normalità, scrive storie normali con protagonisti normali e ha uno stile molto lineare, alcuni lo definirebbero piatto, io preferisco dire che è scarno, preciso, non si perde in inutili frivolezze. Tutto decisamente poco conciliabile con la mania delle grandi storie, dei grandi eventi, dei grandi personaggi, dei grandi colpi di scena. Anche io ho avuto questa mania, ma poi mi è passata (non c’è niente di male se uno ce l’ha ancora eh, nei libri come nella vita ognuno cerca qualcosa di diverso). Il fatto è che la vita di una persona normale (e uso normale con un’accezione positiva, non parlo di mediocrità) non procede per cliffhanger, non è costellata da frase memorabili dette sempre e solo al momento giusto alla persona giusta, non prevede eventi straordinari che mettono alla prova lei e solo lei. A me nei libri piace ritrovare la normalità. Questo è un libro sulla normalità, non sull’eccezionalità.

Aaron resta vedovo di una donna decisamente poco gradevole, tanto che durante tutta la lettura uno non può fare a meno di chiedersi come mai lui abbia scelto di sposare una persona del genere. Resta vedovo e la vita va avanti. Pensate un po’. Anche questa è una cosa che ci insegnano, che la vita non va avanti. Muore un genitore, un marito, un figlio? Basta, finito. La cosa è preoccupante perché si allarga ad eventi che a me sembrerebbero minori, come la rottura con un fidanzato, ma non penso di potermi esprimere. Insomma ci insegnano che certe cose andrebbero vissute con una certa teatralità. Muore tua moglie? Beh, non si capisce come mai tu sia ancora vivo. Dovresti lasciarti morire, dovresti passare le giornate a dolerti sulla tomba, dovresti smettere di mangiare e bere, dovresti interrompere tutto, spegnerti. Esistono anche casi del genere, ma grazie al cielo sono una sparuta minoranza. La verità è che la vita va avanti. Non è una cosa piacevole da accettare, perché significa ammettere che la vita prosegue anche senza persone che in questa vita fanno la parte del leone, ma è così. Se non fosse così sulla terra rimarreste in sette o otto. Io non è che porto sempre con me la frase di Robert Frost per darmi delle arie da intellettuale, io la cito sempre perché è vera: In three words I can sum up everything I’ve learned about life: it goes on.

Aaron va avanti, con tutte le difficoltà del caso, nessuno pensa sia facile, va avanti perché è l’unica cosa da fare. E del suo piccolo mondo di “Guida rapida a… ” (la mia preferita “Guida rapida alla moglie in menopausa” – !!! – ) fanno parte la sorella, un costruttore scelto decisamente per caso, i colleghi, le apparizioni della moglie defunta (no, nessun fantasma, lui semplicemente la vede, chiamiamola proiezione mentale, va là). Ancora due parole sulla moglie morta. Questa cosa mi ha fatto sorridere, perché se la moglie fosse stata una persona diversa sicuramente la reazione dei lettori sarebbe diversa. La moglie è sgradevole, fisicamente sembrerebbe un comodino, ma a parte quello è spesso scorbutica, brusca, si cura molto poco e si prende molta poca cura di chi le sta vicino, siamo ben lontani dallo stereotipo tutto ammeregano della defunta coniuge sempre bionda, sempre bella, sempre solare, sempre amata da tutti quanti. Ciò che la rende interessante è il fatto che uno come il protagonista, un uomo buono, dolce, gentile, se ne sia innamorato. A volte chi ci ama dice molto di noi stessi, più di quanto non siamo in grado di comunicare noi in prima persona. Non è che mi piaccia molto come cosa, ma penso sia abbastanza vera.

Del libro ho parlato poco, come sempre, ma pazienza. A me è piaciuto e pure tanto. Dopo alcune prestazioni decisamente opache la Tyler ritorna con un romanzo molto delicato, lieve ma al tempo stesso profondo, con un significato e un messaggio forse banali (“la vita va avanti”) ma che si sono sicuramente persi, perché adesso tutti ci vogliono far credere il contrario. Se vi piacciono le storie normali lo consiglio, così come consiglio i primi romanzi della Tyler, se non vi piacciono beh, leggetevi qualcosa d’altro.



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