Annuario Statistico Italiano 2014

Creato il 24 dicembre 2014 da Marvigar4

L’Istituto nazionale di statistica ha appena pubblicato l’Annuario 2014, che troverete in formato PDF all’indirizzo: http://www.istat.it/it/archivio/134686.

Questi i sunti legati ai vari capitoli:

1. Territorio

L’Italia è orograficamente caratterizzata da un territorio che si compone di collina per il 41,6 per cento, di montagna per il 35,2 per cento e di pianura per il 23,2 per cento.

Nel 2013, la popolazione si localizza prevalentemente nelle aree di pianura (48,7 per cento di residenti) e in quelle di collina (38,9 per cento di residenti).

Nel periodo 2001-2013, il maggior incremento di popolazione (+8,8 per cento) si osserva nelle aree di pianura dove, come per le aree litoranee, si riscontra anche la più alta densità abitativa: rispettivamente con valori, superiori e uguali a 400 abitanti per chilometro quadrato, il doppio della media nazionale di 201 abitanti.

In Italia nel 2013 sono avvenuti in media 60 eventi sismici al giorno, più di quanti ne siano stati registrati nel corso del 2012, ma con una magnitudo di intensità mediamente inferiore. L’unico evento sismico rilevante è stato quello di magnitudo 5,2 con epicentro in Lunigiana.

Nel nostro Paese esiste una netta prevalenza di comuni di piccole dimensioni: al 31 dicembre 2013, il 46,7 per cento non supera i 20 chilometri quadrati di superficie e il 70,2 per cento ha una popolazione pari o inferiore ai 5 mila abitanti. Questa frammentarietà è, tuttavia, in via di riduzione, per effetto della politica di contenimento della spesa pubblica che sta significativamente ridimensionando il numero dei comuni che, ai primi mesi del 2014 con 8.057 unità, risulta regredito ai livelli del 1971.

Il 67,9 dei comuni italiani ha un basso grado di urbanizzazione e raccoglie appena il 24,3 per cento della popolazione, i comuni ad alta urbanizzazione sono invece solo il 3,3 per cento, ma vi risiede il 33,3 per cento della popolazione totale.

Il rapporto tra i comuni capoluogo e i comuni compresi nelle loro cinture urbane di primo e secondo livello, mostra come nel periodo tra il 2011 e il 2013, la popolazione si stia redistribuendo dalle cinture verso il centro capoluogo, diversamente da quanto accaduto nel decennio 2001-2011.

2. Ambiente ed energia

Nella conservazione della biodiversità l’Italia, con una percentuale di superficie sottoposta alla tutela della Rete Natura 2000 del 19,3 per cento, presenta un valore superiore a quello medio comunitario (18,1 per cento).

Rispetto all’elenco pubblicato nel 2003 le aree protette terrestri registrano un incremento del 9 per cento circa, mentre le aree marine risultano all’incirca stabili.

L’acqua immessa nelle reti comunali di distribuzione nel 2012 è pari a 385 litri per abitante, il volume erogato scende però a 241 litri per abitante, 12 litri al giorno in meno rispetto all’ultimo dato censito nel 2008. Nel complesso le dispersioni delle reti di distribuzione dell’acqua potabile sono pari al 37,4 per cento dei volumi immessi, in peggioramento rispetto al 2008 (32,1 per cento).

I rifiuti urbani raccolti nel 2013 sono pari a 29,6 milioni di tonnellate (-1,3 per cento rispetto al 2012), oltre 490 chilogrammi per abitante. La raccolta differenziata copre in media il 42,3 per cento dei rifiuti urbani: nel Nord interessa più della metà della raccolta, nel Centro-Sud le medie scendono intorno al 35 per cento.

Nel 2011, le attività produttive hanno generato il 78 per cento delle emissioni di inquinanti ad effetto serra e il 94 per cento delle emissioni che danno origine al fenomeno dell’acidificazione, mentre la parte restante è attribuibile alle famiglie. Le intensità di emissione delle attività produttive rispetto al valore aggiunto collocano l’Italia in linea con i paesi più virtuosi, in particolare per quanto riguarda l’acidificazione.

Gli effetti della crisi impattano sul mercato energetico nazionale determinando una contrazione dei consumi. Nell’ultimo quinquennio si riduce anche la dipendenza energetica dall’estero, più di quanto avvenga per gli altri paesi dell’Ue 28.

Cresce l’apporto delle fonti rinnovabili nelle produzione di energia elettrica. Il fotovoltaico, in particolare, si rivela in Italia una risorsa in forte espansione. Diminuisce la soddisfazione per il servizio di fornitura di energia elettrica, soprattutto per la comprensibilità delle bollette e le informazioni sul servizio.

Al centro delle preoccupazioni della popolazione italiana per l’ambiente sono inquinamento atmosferico, smaltimento dei rifiuti e cambiamenti climatici.

3. Popolazione e famiglie

Al 31 dicembre 2013, la popolazione residente in Italia è pari a 60.782.668 unità, oltre 1 milione in più rispetto all’inizio dell’anno (+1,8 per cento). La componente straniera (al 1° gennaio 2013) costituisce il 7,4 per cento della popolazione complessiva, con un incremento netto, nel corso del 2012, di 335.640 unità (+8,3 per cento).

Le famiglie, che al 2011 sono 24.611.766, hanno subito negli ultimi 40 anni un significativo cambiamento nella struttura: quelle numerose (cinque o più componenti) passano dal 21,5 per cento del totale al 5,7 per cento dell’ultimo censimento. Nello stesso periodo si evidenzia un regolare incremento delle famiglie unipersonali che passano dal 12,9 al 31,1 per cento. Le famiglie con almeno uno straniero rappresentano il 7,4 per cento del complesso delle famiglie rilevate.

Tra il 2011 e il 2012, il numero medio di figli per donna registra una lieve flessione che porta l’indicatore da 1,44 a 1,42. Le madri straniere mediamente fanno quasi il doppio dei figli rispetto alle madri di cittadinanza italiana: 2,37 contro 1,29.

Continua nel 2013 l’incremento della speranza di vita alla nascita: 79,8 anni per i maschi (era 79,6 nel 2012) e 84,6 anni per le donne (era 84,4 anni nel 2012).

Queste dinamiche rendono l’Italia uno dei paesi più vecchi al mondo: il rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni raggiunge il valore di 151,4 per cento, in Europa secondo solo al valore della Germania (160,0).

Per quanto riguarda la nuzialità, dopo anni di trend decrescente, nel 2012 si verifica un lieve aumento dei matrimoni: 207.138, contro i 204.830 del 2011.

L’instabilità coniugale è in leggera contrazione; le separazioni legali passano da 88.797 nel 2011 a 88.288 nel 2012, mentre i divorzi da 53.806 scendono a 51.319.

4. Sanità e salute

Nel triennio 2009-2011 risulta pressoché stabile il numero di medici di base e di pediatri. I primi assistono in media 1.143 pazienti, i secondi 870.

Ancora in calo i posti letto ospedalieri e il personale sanitario, soprattutto nel Servizio sanitario nazionale. Tra il 2008 e il 2012 le dimissioni ospedaliere per acuti scendono del 16,4 per cento. Le cause più frequenti di ricovero sono le malattie del sistema circolatorio (14 per cento) e i tumori (10,6 per cento). Fra le donne sono frequenti anche i casi dovuti a complicazioni legate alla gravidanza (16,6 per cento).

Nel 2012, gli aborti spontanei sono 73.810, in aumento del 31,0 per cento rispetto al 1982 ma in diminuzione del 3,3 per cento rispetto al 2011. I tassi di abortività volontaria continuano a diminuire per tutte le classi di età.

Il 70 per cento della mortalità totale è dovuta a malattie del sistema circolatorio o tumori. Tra 15 e 29 anni, il 61,5 per cento dei decessi maschili avviene per cause di natura violenta contro il 39,7 di quelli femminili. La mortalità infantile più elevata si registra in Sicilia e in alcune regioni del Sud. Nel 2011, si sono suicidate 4.156 persone, di queste erano uomini il 79,2 per cento.

Nel 2014, il 70 per cento della popolazione residente da un giudizio positivo sul proprio stato di salute, sebbene ben il 38,9 per cento dichiari di essere affetto da almeno una patologia cronica. Le patologie croniche più diffuse sono: l’ipertensione (17,4 per cento), l’artrosi/artrite (16,0 per cento), le malattie allergiche (10,3 per cento) e l’osteoporosi (7,5 per cento).

Le abitudini alimentari degli italiani si mantengono ancora legate al modello tradizionale: il pranzo costituisce nella gran parte dei casi il pasto principale (67,8 per cento della popolazione di 3 anni e più) e molto spesso è consumato a casa (73,9 per cento).

Ancora in diminuzione la quota della popolazione di 14 anni e più che dichiara di fumare: fra il 2013 e il 2014 passa dal 20,9 al 19,5 per cento.

5. Protezione sociale

Nel 2011, i presidi residenziali sono 12.033 e ospitano 369.523 persone, in prevalenza anziani. Rispetto al 2010, diminuiscono sia gli ospiti (-6,3 per cento), sia i posti letto (-8,9 per cento), la cui disponibilità passa così da 7,0 a 6,5 per mille abitanti.

Nello stesso anno la spesa sostenuta dai comuni per interventi e servizi sociali è di 7 miliardi di euro, circa 100 milioni in meno rispetto all’anno precedente, pari a 118,3 euro pro capite. Il 17,7 per cento di questa spesa è destinato agli asili nido che accolgono 201.565 bambini.

Nel 2012, la spesa per prestazioni sociali è di circa 306 miliardi di euro, il 19,5 per cento del Pil. Le entrate per contributi sociali sono invece di 226 miliardi di euro, corrispondenti al 14,5 per cento del Pil e con una capacità di copertura delle prestazioni sociali pari al 74,1 per cento. Si determina così un deficit previdenziale pro capite di 1.326 euro, in aumento di 147 euro rispetto all’anno precedente.

Gli enti di previdenza diminuiscono le proprie spese correnti sia per il personale in servizio (-2,7 per cento), sia per l’acquisto di beni e servizi (-0,2 per cento).

Le pensioni erogate nel corso del 2012 sono 23,6 milioni, 4 ogni 10 residenti, per una spesa complessiva di 271 miliardi di euro, pari al 17,3 per cento del Pil. L’importo medio annuo delle pensioni è di 11.482 euro, circa 253 euro in più rispetto all’anno precedente.

6. Giustizia, criminalità e sicurezza

Nel 2012, si notano alcuni importanti segnali positivi per la giustizia civile e la giustizia amministrativa. Il numero dei procedimenti pendenti in primo grado, pur sempre notevole, è in calo del 5,9 per cento rispetto al 2011.

Significative riduzioni si registrano per i carichi giacenti presso gli organi della giustizia amministrativa, che hanno portato la durata media complessiva dei ricorsi al Tar da 9,6 anni nel 2008 a 3,9 anni nel 2012. La congiuntura complessivamente favorevole per il settore giudiziario civile è altresì sottolineata dal numero dei titoli di credito protestati, nel 2013 in diminuzione del 12,3 per cento rispetto al 2012.

Nel 2012, sono invece in lieve aumento (+2,0 per cento rispetto all’anno precedente) i delitti denunciati nel complesso. Fra questi, diminuiscono gli omicidi, consumati e tentati, del 4,0 e del 5,3 per cento, rispettivamente; crescono invece le truffe e frodi informatiche (+10,5 per cento) e, tra i reati predatori violenti, le rapine (+5,1 per cento).

Nel 2013, il tasso di affollamento nelle carceri scende a quota 131,1 (-8,6 punti percentuali rispetto al 2012) confermando il trend decrescente degli ultimi tre anni. Rimangono stabili le quote di donne (4,3 per cento), di detenuti stranieri (34,9 per cento), di tossicodipendenti (23,8 per cento) e di detenuti che lavorano (23,3 per cento).

Sono 20.213 i minorenni seguiti dagli uffici di servizio sociale. Il 19,7 per cento sono stranieri, l’11,1 per cento ragazze.

Nel 2014, il 30,0 per cento delle famiglie italiane indica il rischio di criminalità come un problema presente nella zona in cui abitano, valore in lieve diminuzione rispetto al 2013 (31,0 per cento).

7. Istruzione e formazione

Nell’anno scolastico 2012/2013 gli studenti iscritti nelle scuole di diverso grado e ordine sono quasi nove milioni, circa 17.500 in meno rispetto al precedente anno. Gli alunni stranieri, in continua crescita, costituiscono poco meno del 9 per cento del totale degli iscritti.

La quasi totalità degli studenti ammessi supera gli esami di stato: nell’a.s. 2012/2013 si tratta del 99,7 per cento per la scuola secondaria di primo grado e del 98,8 per cento per la scuola secondaria di secondo grado. I migliori risultati si registrano nei licei classici e scientifici. Le studentesse ottengono tassi di successo più elevati in tutti gli indirizzi di studio e mostrano anche una maggiore propensione a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria: quasi 62 diplomate su 100 si iscrivono all’università, contro appena 50 diplomati.

Nell’anno accademico 2012/2013, sia il numero delle immatricolazioni sia quello delle iscrizioni universitarie risulta in flessione rispetto all’anno precedente (-9,0 e -2,4 per cento). In lieve calo anche i laureati che nel 2012 sono stati 297.448 (-0,5 per cento).

Cresce invece il gradimento per i corsi accademici dell’Alta formazione artistica e musicale (Afam), che registrano un incremento di iscritti del 7,5 per cento.

Per quanto riguarda l’inserimento nel mondo del lavoro, nel 2011, lavora il 48,8 per cento dei diplomati del 2007; in misura maggiore i diplomati degli istituti professionali (69,5 per cento) e tecnici (60,1 per cento); gli uomini (54,7 per cento) più delle donne (43,0 per cento).

Migliore la situazione per i laureati: nel 2011, dopo circa quattro anni dal conseguimento del titolo lavora il 69,3 per cento dei laureati dei corsi triennali e il 74,5 per cento di quelli dei corsi lunghi. Fra gli addottorati nel 2004 e nel 2006 la quota di coloro che, nel 2009, ha un lavoro supera il 92 per cento.

8. Cultura e tempo libero

Nel 2013, gli istituti museali statali hanno registrato oltre 38 milioni di presenze, di cui quasi il 65 per cento nel Centro Italia, concentrate in particolare in Toscana, regione che raccoglie da sola il 16,0 per cento del totale dei visitatori.

In generale, fra la popolazione italiana, nel 2014 si registra una crescente affluenza a musei, mostre, siti archeologici, monumenti e spettacoli sportivi.

Stabile invece la quota di persone che si recano ai concerti, al teatro, al cinema, in discoteca. Tra le attività svolte nel tempo libero fuori casa, il cinema resta tra le preferite; seguono le visite a musei o mostre e la partecipazione a spettacoli sportivi. I giovani fino a 24 anni sono i maggiori fruitori dei diversi intrattenimenti o spettacoli nel tempo libero.

Tre quarti della produzione editoriale italiana è concentrata nelle grandi case editrici, che nel 2012 registrano una pubblicazione media annua di 235 titoli, contro i 4 dei piccoli editori. Complessivamente nello stesso anno la produzione libraria italiana è stata di 59 mila libri, con una tiratura in calo di quasi un quinto rispetto al 2011.

Al calo della produzione libraria corrisponde una diminuzione, che continua nel tempo, dell’abitudine alla lettura di quotidiani e libri che, nel 2014, riguarda meno della metà della popolazione. Diminuiscono in particolare i lettori “deboli” (da uno a tre libri l’anno), mentre rimane invariata la quota dei lettori “forti” (12 libri o più).

La percentuale di spesa destinata dalle famiglie italiane alla cultura e al tempo libero rimane pressoché invariata nell’ultimo decennio, pari a poco più del 7 per cento della spesa per consumi.

Si conferma una significativa quota di popolazione (19,3 per cento, nel 2014) che non svolge nessun tipo di attività culturale.

9. Elezioni e attività politica e sociale

Nel 2014, gli elettori con diritto di voto sono circa 50 milioni. Il loro numero è in costante crescita, al contrario i votanti diminuiscono: l’affluenza alle urne per le ultime elezioni europee ha raggiunto, infatti, il livello più basso mai registrato: dall’85,7 al 57,2 per cento di votanti tra il 1979 e il 2014.

Tra i rappresentanti del Parlamento europeo aumenta la presenza femminile: oltre un terzo (39,7 per cento) dei deputati eletti per rappresentare l’Italia nell’Europarlamento è donna. Le scelte degli elettori per la XVII legislatura hanno prodotto anche la maggiore presenza parlamentare femminile della storia repubblicana, con circa il 30 per cento di elette tra i membri di Camera e Senato. Rispetto alla precedente legislatura si osserva anche un significativo ringiovanimento dell’assemblea parlamentare nazionale: un deputato su tre (33,7 per cento) ha meno di 40 anni, contro il solo 5,6 per cento del 2008.

Nel 2014, quasi un comune su due (4.101) ha votato per rinnovare giunta e consiglio. I votanti sono stati il 71 per cento degli elettori al primo turno e meno della metà (49,4 per cento) al ballottaggio. Quasi il 90 per cento dei sindaci sono uomini e il 43,0 per cento ha meno di 50 anni.

A fronte del significativo ridimensionamento della percentuale di votanti, si osserva, nel 2014, una quota molto ampia della popolazione di 14 anni e più che si interessa di politica soprattutto informandosi (75,5 per cento) o parlandone (68,1 per cento). La partecipazione diretta attraverso la presenza a comizi, a cortei, oppure con il sostegno finanziario o l’attività gratuita per un partito riguarda invece una quota molto più bassa della popolazione di 14 anni e più. Rispetto agli uomini, le donne mostrano una minore propensione alla partecipazione politica.

Coloro che non si informano mai di politica (22,6 per cento), nel 60,2 per cento dei casi, indicano tra i motivi della mancata informazione il disinteresse e nel 31,3 per cento dei casi la sfiducia nei confronti della politica italiana. Le percentuali più elevate di persone che non si informano mai dei fatti della politica italiana si registrano nel Mezzogiorno: il 30,6 per cento nel Sud e il 30,4 per cento nelle Isole.

10. Lavoro e retribuzioni

Nel 2013, gli occupati diminuiscono di 478 mila unità, portando il tasso di occupazione per la popolazione di 15-64 anni al 55,6 per cento, molto al di sotto del dato Ue (64,1 per cento). Il tasso di occupazione fra i 55 e 64enni cresce in seguito all’innalzamento dell’età pensionabile e si riduce tra i più giovani (15-34 anni).

Il calo degli occupati riguarda tutti i settori di attività, ma i più colpiti sono costruzioni (-9,3 per cento) e agricoltura (-4,2 per cento). Diminuiscono i dipendenti con contratto a tempo indeterminato e a termine e crescono gli occupati a tempo parziale (+2,8 per cento).

Il tasso di disoccupazione sale al 12,2 per cento (+1,5 punti) e il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni è pari al 36,5 per cento (ben superiore alla media Ue 28 dove è pari al 28,0 per cento). La zona grigia dell’inattività, composta delle persone che pur disponibili a lavorare non fanno ricerca attiva di lavoro, arriva quasi a 3,5 milioni persone.

La disponibilità di posti vacanti, nel 2013, nell’insieme delle imprese dell’industria e dei servizi è in media pari allo 0,5 per cento del totale delle posizioni lavorative. Nello stesso anno, nelle grandi imprese, l’indice generale dell’occupazione alle dipendenze flette in media, rispetto al 2012, dell’1,4 per cento, come anche il ricorso alla Cig (-1,4 ore ogni mille ore lavorate). Anche l’indice generale delle ore effettivamente lavorate per dipendente diminuisce dell’1,4 per cento. Le ore di straordinario sono il 4,4 per cento delle ore ordinarie (-0,3 punti percentuali).

Nelle imprese con almeno 10 dipendenti diminuisce sia il monte ore lavorate (-2,5 per cento) sia l’indice delle ore lavorate per dipendente (-0,9 per cento). In calo anche l’incidenza delle ore di Cig, che passa da 39,5 a 37,1 ore ogni mille ore lavorate.

Nel corso del 2013 sono stati rinnovati 17 contratti collettivi nazionali coinvolgendo poco più della metà dei lavoratori, con un aumento dell’indice delle retribuzioni orarie contrattuali dell’1,4 per cento.

11. Condizione economica, vita quotidiana e consumi delle famiglie

Nel 2014, il quadro della soddisfazione generale della popolazione di 14 anni e più si conferma sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, in media su un punteggio da 0 a 10, le persone danno un voto pari a 6,8. Rimangono molto elevate le quote di persone soddisfatte per le proprie relazioni familiari e amicali, rispettivamente 90,3 per cento e 82,2 per cento. Oltre il 60 per cento delle persone di 14 anni e più sono inoltre molto o abbastanza soddisfatte per il tempo libero.

Al contrario, sulla situazione economica personale si dichiara per niente o poco soddisfatta la maggioranza della popolazione degli ultra 14enni (54,6 per cento), anche se tale quota diminuisce rispetto al 2013 (58,0 per cento). Le famiglie che dichiarano un peggioramento della propria situazione economica sono il 47,4 per cento, poco meno di quelle che dichiarano di avere una situazione invariata (47,9 per cento).

Nel 2013, la spesa media mensile per famiglia è pari, in valori correnti, a 2.359,05 euro, in diminuzione rispetto al 2012 del 2,5 per cento (60,22 euro in meno). Cresce la quota delle famiglie che si rivolgono all’hard discount per l’acquisto di generi alimentari (passata dal 12,3 per cento del 2012 al 14,4 per cento del 2013), a cui si associa l’aumento delle famiglie che riducono sia la quantità che la qualità dei propri acquisti alimentari (passate dal 15,4 per cento al 16,2 per cento).

La spesa per beni e servizi non alimentari diminuisce del 2,7 per cento e si attesta su 1.898,33 euro mensili: continuano a diminuire le spese per abbigliamento e calzature (-8,9 per cento).

Anche nel 2013, la regione con la spesa media mensile più alta è il Trentino-Alto Adige con 2.967,75 euro (in particolare la provincia di Bolzano con quasi 3.331 euro), mentre la Sicilia detiene ancora una volta il primato della spesa media più bassa (1.579,82 euro).

12. Contabilità nazionale

Nel 2013, il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.618.904 milioni di euro correnti, con una riduzione dello 0,6 per cento rispetto all’anno precedente. In volume il Pil è diminuito dell’1,9 per cento.

Si registra una caduta in volume del 2,3 per cento dei consumi finali nazionali e del 5,4 per cento degli investimenti fissi lordi.

Le esportazioni di beni e servizi hanno segnato un aumento dello 0,6 per cento. Le importazioni sono diminuite del 2,7 per cento.

Il valore aggiunto ha subìto cali in volume in tutti i principali comparti, ad eccezione dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+0,6 per cento). Le diminuzioni sono state del 3,0 per cento nell’industria in senso stretto, del 5,8 per cento nelle costruzioni e dell’1,2 per cento nei servizi.

Per l’insieme delle società non finanziarie, la quota di profitto è scesa al 40,9 per cento dal 41,2 per cento del 2012 e il tasso di investimento al 21 per cento, dal 21,8 per cento dell’anno precedente.

Il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici è diminuito dell’1,2 per cento.

A fronte di una riduzione dell’1,6 per cento della spesa per consumi finali, nel 2013 si registra un significativo recupero della propensione al risparmio, che dopo otto anni di caduta è salita al 9,3 per cento.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è risultato pari a -2,8 per cento. L’avanzo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) espresso in rapporto al Pil risulta del 2,0 per cento. Le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche, pari al 48,3 per cento del Pil nel 2013, sono rimaste invariate rispetto all’anno precedente. Le imposte indirette sono diminuite del 2,6 per cento mentre le imposte dirette sono cresciute dello 0,7 per cento. Le uscite totali, pari al 51,1 per cento del Pil, sono diminuite dello 0,3 per cento rispetto al 2012.

13. Agricoltura

Il Censimento del 2010 conta 1,6 milioni di aziende agricole con 12,9 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, di cui 7,7 milioni occupati da aziende specializzate in coltivazioni del terreno. Le aziende indirizzate all’allevamento occupano invece 3,6 milioni ettari di Sau.

Nel 2012, questo settore occupa 969 mila unità di lavoro (Ula), con una produzione di 42,6 miliardi di euro e un valore aggiunto di 23,8 miliardi di euro (+2,0 per cento rispetto al 2011). Le aziende agricole censite nel Nord d’Italia sono la metà di quelle del Sud, ma producono oltre il 50 per cento del valore agricolo nazionale. Il prodotto medio di ciascuna azienda risulta pari a quasi 70 mila euro nel Nord-ovest mentre non raggiunge i 20 mila euro nel Mezzogiorno.

Le coltivazioni foraggere temporanee (erbai e prati avvicendati) si confermano nel 2013 quale prima e seconda coltura per produzione raccolta, seguono i cereali, che sono in lieve flessione sia per produzione raccolta (-1,9 per cento) sia per superficie investita (-0,5 per cento). Nel settore delle legnose agrarie al contrario aumentano sia la superficie (+2,1 per cento) sia la produzione (+8,5 per cento) dei fruttiferi, nonché la produzione della vite (+15,8 per cento).

Nel 2012, c’è un calo nella produzione ittica in generale, unica eccezione la produzione del pesce azzurro, che risulta in controtendenza. Nel 2013, anche nella produzione zootecnica e nella macellazione si registra un calo generalizzato della produzione rispetto il precedente anno.

Nel decennio 2002-2012, l’uso di fitosanitari e fertilizzanti si è progressivamente ridotto, così come la produzione e la distribuzione di mangimi completi e complementari.

Nella produzione di qualità l’Italia si conferma leader in Europa, risulta infatti il Paese con il maggior numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg conferiti dall’Ue: 248 prodotti al 31 dicembre 2012.

In crescita anche l’agriturismo, che nel 2012 registra 20.474 aziende agrituristiche autorizzate (61 in più rispetto al 2011) fortemente concentrate in Toscana e Trentino-Alto Adige.

14. Imprese

Le imprese censite sul territorio italiano al 31 dicembre 2011 sono 4 milioni e 426 mila, con 16 milioni 424 mila addetti. Nel periodo intercensuario 2001-2011 si registra un aumento del numero di imprese e di addetti, determinato da una crescita sostenuta nel settore dei servizi che compensa il forte calo del settore industria. Le variazioni fra un anno e l’altro, mostrano tuttavia come il trend sia di crescita nella prima parte del decennio e di decrescita nella seconda parte.

Nel corso del 2011, la differenza tra le imprese nate e quelle cessate presenta un saldo negativo. Diminuisce, rispetto al 2010, anche la percentuale di imprese che sopravvive dopo un anno dalla nascita.

Le posizioni lavorative attive nelle imprese sono costituite da 11 milioni e 300 mila dipendenti (di cui 123 mila lavoratori temporanei) e 5 milioni e 100 mila lavoratori indipendenti, a cui si sommano 422 mila lavoratori esterni. Fra i lavoratori dipendenti, 4 su 5 lavorano a tempo pieno e più del 50 per cento sono operai. Fra i lavoratori esterni e temporanei, quasi la metà sono donne.

Il sistema delle imprese italiane si caratterizza per la prevalenza di microimprese. Sulla base delle risultanze delle indagini annuali condotte dall’Istat, nel 2011 le microimprese rappresentano il 95,1 per cento delle imprese attive, assorbono il 47,2 per cento degli addetti e creano il 31,4 per cento del valore aggiunto. Le grandi imprese rappresentano lo 0,1 per cento dell’universo, assorbono il 19,4 per cento dell’occupazione e creano il 31,2 per cento del valore aggiunto. Nel complesso la dimensione media delle imprese in Italia risulta di 3,7 addetti (-0,1 rispetto all’anno precedente).

Rispetto al 2010, il valore aggiunto aumenta dell’1,3 per cento ma la spesa per investimenti, pari a circa 102 miliardi di euro, diminuisce del 25,9 per cento.

Il settore dei servizi di mercato si conferma il più importante dell’economia nazionale contribuendo alla formazione di valore aggiunto per il 57,3 per cento; le microimprese dei servizi ne realizzano la quota maggiore, pari al 23,1 per cento. L’industria in senso stretto rappresenta nel suo complesso il 34,6 per cento del valore aggiunto e il settore delle costruzioni l’8,1 per cento.

15. Commercio estero e internazionalizzazione delle imprese

Nel 2013, in un contesto mondiale in cui gli scambi commerciali di beni sono in crescita rispetto al 2012 (+2,1 per cento), l’Italia registra una flessione, seppur lieve, nel valore in euro delle esportazioni (-0,1 per cento) e una più importante diminuzione nel valore delle importazioni (-5,5 per cento). Queste dinamiche determinano un avanzo commerciale del nostro Paese di 30,4 miliardi di euro, il più elevato dell’ultimo decennio.

La quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di merci, misurata in dollari, risulta pari al 2,8 per cento, in aumento rispetto al 2012 (2,7 per cento), ma in tendenziale calo nell’ultimo decennio.

Le aree geografiche che hanno contribuito maggiormente al saldo complessivo sono state l’America settentrionale (+16.902 milioni di euro) e i Paesi europei (+17.502 milioni). Germania e Francia si confermano i principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali. Di contro il disavanzo più elevato si registra per l’Asia centrale (-4.824 milioni di euro) e l’Africa settentrionale (-4.467 milioni di euro).

Le nostre esportazioni provengono per il 71,4 per cento dalle regioni del Nord e solo per il 10,9 per cento dal Mezzogiorno. Gli operatori all’esportazione risultano poco meno di 212 mila unità, in lieve crescita rispetto al 2012 (+1,3 per cento). Fra di essi si conferma la prevalenza di microesportatori (132.229 unità con un fatturato annuo all’export non superiore a 75 mila euro) che costituiscono il 62,4 per cento del totale, ma che contribuiscono al valore complessivo delle esportazioni nazionali solo per lo 0,5 per cento.

Nel 2011, in Italia risultano residenti 13.527 imprese a controllo estero che impiegano il 7,1 per cento degli addetti nazionali dell’industria e dei servizi e creano il 16,4 per cento del fatturato e il 13,4 per cento del valore aggiunto. L’apporto del capitale estero è rilevante anche per la spesa delle imprese in ricerca e sviluppo (24,2 per cento).

Nello stesso anno, le imprese a controllo nazionale residenti all’estero sono 21.682; al netto dei servizi finanziari impiegano un numero di addetti che equivale al 10,1 per cento del totale degli addetti residenti in Italia e realizzano un fatturato che corrisponde al 15,0 per cento del fatturato nazionale.

16. Prezzi

Nel 2013, aumentano del 3,2 per cento i prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori e del 4,9 per cento i prezzi dei prodotti venduti. I prodotti con gli incrementi più sensibili sono le patate (+27,7 per cento), le foraggere (+13,6 per cento) e il vino (+12,2 per cento).

I prezzi alla produzione dei prodotti industriali diminuiscono invece dell’1,1 per cento, diminuzione cui contribuiscono i forti ribassi del comparto energetico (-4,7 per cento). Sul mercato interno i cali maggiori interessano le attività estrattive (-7,0 per cento) e la fornitura di energia elettrica (-5,4 per cento). Proseguono la loro corsa al ribasso i prezzi alla produzione dei servizi di telecomunicazione resi alle imprese (-6,8 per cento), mentre aumentano i prezzi alla produzione degli altri servizi, con l’incremento più marcato per quelli di trasporto marittimo e costiero (+9,3 per cento).

Nel 2013, l’inflazione rallenta nettamente: il tasso di crescita medio annuo dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività scende all’1,2 per cento, dal 3,0 del 2012. Contengono l’inflazione i prezzi dei beni non alimentari, in particolare di quelli energetici che diminuiscono dello 0,2 per cento, a fronte dell’aumento del 13,9 per cento del 2012. Il rallentamento dell’inflazione interessa tutte le regioni. L’inflazione in Italia è inferiore a quella media dei paesi Uem e dei paesi Ue.

Il costo di costruzione di un fabbricato residenziale aumenta dello 0,7 per cento nel 2013 (era +2,3 per cento del 2012). Nello stesso anno i prezzi delle abitazioni nuove segnano la prima variazione negativa dal 2010 (-2,4 per cento), mentre i prezzi delle abitazioni esistenti registrano per il terzo anno consecutivo una flessione (-7,1 per cento).

17. Industria

Nel 2013, l’indice generale della produzione industriale diminuisce del 3,1 per cento, proseguendo il trend negativo dell’anno precedente (-6,1 per cento). La diminuzione rilevata nei primi mesi dell’anno rallenta nel secondo semestre. Negativa (-0,5 per cento) anche la media degli indici dei paesi dell’Unione europea.

Nonostante l’incremento osservato sul mercato estero, l’indice generale del fatturato diminuisce del 3,8 per cento, poco meno della flessione registrata nel 2012, pari a -4,3 per cento. La dinamica ancora fortemente negativa nel primo semestre del 2013, si attenua nella seconda parte dell’anno. La diminuzione dell’indice nazionale è superiore alla media dei paesi dell’Unione europea (-1,2 per cento).

Anche gli ordinativi segnano un decremento (-1,3 per cento), con andamenti opposti sul mercato estero e su quello nazionale.

18. Costruzioni

Dal censimento della popolazione e delle abitazioni del 2011 si osserva che l’insieme degli edifici e dei complessi di edifici ammonta a circa 14 milioni e 516 mila unità, ovvero il 13,1 per cento in più rispetto a quanto rilevato dal censimento del 2001. Degli edifici utilizzati, quelli residenziali sono poco meno di 12 milioni e 200 mila unità, cresciuti, nel corso del decennio intercensuario, dell’8,6 per cento, mentre gli edifici e i complessi non residenziali ammontano a circa un milione e 600 mila unità.

I dati del 2013 confermano la fase fortemente critica che il settore delle costruzioni sta attraversando: l’indice della produzione delle costruzioni, corretto per i giorni lavorativi, registra, rispetto al 2012, una nuova variazione negativa, pari al 10,9 per cento. Nello stesso anno anche gli indicatori dei permessi di costruire sono in forte calo: il numero di abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali presenta, nei quattro trimestri dell’anno, variazioni tendenziali tutte negative: -38,2, -36,2, -26,1, -37,6.

Significative sono anche le diminuzioni della superficie utile delle nuove abitazioni in progetto che si registrano, a partire dal 2008, nel confronto con gli analoghi trimestri dei precedenti anni: il livello minimo assoluto di superficie, pari a 1.058.546 metri quadri, si raggiunge proprio nel quarto trimestre del 2013. Anche l’edilizia non residenziale presenta una superficie in progressivo calo fino a toccare, anch’essa nel quarto trimestre 2013, il livello minimo assoluto pari a 1.735.905 metri quadri.

Nel corso del 2012 sono stati ritirati permessi di costruire per 24.594 nuovi fabbricati destinati ad uso prevalentemente abitativo, con una riduzione del 19,0 per cento rispetto al 2011. Il volume complessivo dei nuovi fabbricati residenziali e degli ampliamenti registra il consistente calo, a livello nazionale, del 23,3 per cento rispetto all’anno precedente.

Anche per i nuovi fabbricati e gli ampliamenti destinati ad un utilizzo prevalentemente non abitativo si osserva un significativo decremento sia del volume (-20,9 per cento) che della superficie (-21,1 per cento).

19. Turismo

Nel 2012, l’Istat rileva 33.728 esercizi alberghieri (-0,6 per cento rispetto al 2011) e 123.500 esercizi extra-alberghieri (+3,1 per cento). Il flusso dei clienti nel 2013 (dati provvisori) è di 376,7 milioni di presenze, in calo dell’1,1 per cento rispetto al 2012, con una permanenza media di 3,63 notti (-0,04 notti). Nello stesso anno l’indice del fatturato nel settore dell’alloggio segna una contrazione dell’1,1 per cento.

Le presenze dei clienti residenti scendono rispetto al 2012 sia negli esercizi alberghieri (-3,4 per cento) sia negli extra-alberghieri (-5,4 per cento), al contrario la componente non residente della clientela aumenta in entrambe le tipologie di alloggio (rispettivamente +2,9 e +1,0 per cento). I mesi di giugno, luglio e agosto, prediletti dagli italiani, sono scelti da meno della metà dei clienti non residenti (46,1 per cento), i quali sono anche più orientati verso gli alberghi a 4 e 5 stelle e preferiscono come mete le regioni del Veneto, Trentino-Alto Adige, Toscana e Lazio.

Nell’ambito dei paesi dell’Ue 27, l’Italia si colloca in terza posizione per numero di presenze totali negli esercizi ricettivi, con un’incidenza di presenze straniere superiore alla media europea (47,4 rispetto a 42,7 per cento).

Nell’ultimo quinquennio gli italiani hanno viaggiato sempre meno facendo registrare una perdita complessiva di quasi 51 milioni di viaggi e di circa 263 milioni di notti. La maggior parte dei loro viaggi avviene nel trimestre estivo per motivi di vacanza e ha una durata superiore a tre pernottamenti. Le vacanze brevi subiscono la maggior diminuzione, passando da circa 32,3 milioni nel 2012 a circa 24,8 milioni nel 2013, ma anche quelle lunghe dei residenti con più 15 anni sono molto al di sotto della media Ue, pari nel 2012 a 2,5 viaggi pro capite, contro il dato italiano che supera di poco l’unità.

20. Trasporti e telecomunicazioni

Nell’anno 2012, per il trasporto ferroviario si registra un aumento dei passeggeri dello 0,9 per cento, con percorrenze più brevi (-0,2 per cento di passeggeri-chilometro); per il traffico aereo nazionale una flessione del 5,2 per cento e per il trasporto marittimo una diminuzione dei passeggeri sbarcati e imbarcati del 6,3 per cento.

Per quanto riguarda il trasporto di merci, nel 2012 la modalità ferroviaria subisce una flessione del 3,6 per cento (tonnellate trasportate), quella su strada un’ancora più consistente diminuzione (-16,3 per cento) e anche il trasporto marittimo nei porti italiani cala del 4,6 per cento.

Nel 2013, l’indice di fatturato registra una lieve variazione positiva nel solo settore del trasporto terrestre e mediante condotte (+0,8 per cento) mentre nel trasporto sia marittimo sia aereo la diminuzione è del 3,2 per cento.

Tra il 2000 e il 2012 la lunghezza delle autostrade ha avuto un incremento del 3,8 per cento. Il parco veicolare è composto da 42 milioni di autoveicoli, di cui le autovetture ne rappresentano l’88,4 per cento.

Rispetto al 2011, gli incidenti stradali diminuiscono del 9,2 per cento, i feriti del 9,3 per cento e i morti del 5,4 per cento. Gli incidenti più gravi avvengono sulle strade extraurbane (escluse le autostrade), dove l’indice di mortalità raggiunge il livello di 4,9 decessi ogni 100 incidenti.

Per raggiungere il luogo di studio o di lavoro utilizzano un mezzo di trasporto il 71,8 per cento degli studenti e l’88,1 per cento degli occupati. Il mezzo più utilizzato è senz’altro l’automobile, come passeggeri per il 35,8 per cento degli studenti e come conducenti per il 68,3 per cento degli occupati (2014).

Le imprese del settore delle telecomunicazioni sono costituite da 4.173 unità (nel 2011) per lo più operanti come Internet point e imprese di erogazione servizi di accesso ad internet. Gli indici di fatturato di questo settore segnano, nel 2013, una significativa flessione (-9,4 per cento).

21. Ricerca, innovazione e tecnologia dell’informazione

Nel 2011 la spesa totale per R&S sostenuta in Italia da imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università è pari a 19.811 milioni di euro, in crescita, rispetto al 2010, dello 0,9 per cento in termini di valori a prezzi correnti.

Le imprese aumentano la propria spesa per R&S del 2,3 per cento, mentre le istituzioni pubbliche e le istituzioni private non profit la riducono rispettivamente dell’1,3 e del 6,8 per cento; resta sostanzialmente stabile quella delle università (+0,4 per cento). Il maggior contributo alla spesa proviene dalle imprese, che da sole coprono oltre la metà della spesa complessiva (54,6 per cento), seguite dalle università con il 28,6 per cento.

Il personale dedicato alla R&S, espresso in unità equivalenti a tempo pieno è pari a 228.094 unità, impegnato per lo più nelle imprese (il 49,3 per cento del totale) e nelle università (il 32,3 per cento).

Il Nord-ovest conferma il suo ruolo trainante con il 37,8 per cento del totale della spesa nazionale e il 34,5 per cento del totale degli addetti.

Per quanto riguarda l’attività di innovazione nelle imprese con almeno 10 addetti, nel triennio 2010-2012 le imprese che hanno introdotto con successo sul mercato o nel proprio processo produttivo almeno un’innovazione sono 54.774 (il 33,5 per cento dell’universo considerato). Il macrosettore più innovativo è l’industria, con il 43,1 per cento di imprese innovatrici; tra le imprese di questo macrosettore con oltre 250 addetti, tale percentuale sale al 77,3 per cento.

Nel 2013 il 96,8 per cento delle imprese con almeno 10 addetti ha una connessione ad Internet e il 94,8 per cento usa una connessione in banda larga.

Sono presenti sul web con una home page o un sito internet il 67,3 per cento delle imprese e una su 3 pubblica on line il catalogo dei prodotti o il listino prezzi. Le imprese che nel corso del 2012 hanno effettuato commercio elettronico sono il 44,4 per cento e la quota di fatturato derivante da vendite elettroniche è pari al 7,2 per cento. I social media sono utilizzati dal 24,7 per cento del totale delle imprese.

22. Commercio interno

Nel 2012, il settore del commercio interno comprende oltre 900.000 imprese che occupano, in complesso, quasi 2 milioni e 816 mila addetti.

In particolare, il commercio al dettaglio è composto da 498.805 imprese, di cui 160.430 operanti nel settore alimentare e 338.375 in quello non alimentare.

Gli addetti sono in totale 1.644.428, dei quali il 41,6 per cento è occupato nel settore alimentare e il 58,4 per cento in quello non alimentare.

Nel 2013, l’andamento delle vendite al dettaglio registra una diminuzione del 2,1 per cento rispetto all’anno precedente; in particolare, diminuiscono dell’1,0 per cento le vendite della grande distribuzione e del 2,9 per cento quelle delle imprese di piccola superficie. Nella grande distribuzione le vendite di prodotti alimentari segnano una variazione negativa dello 0,4 per cento, quelle dei prodotti non alimentari diminuiscono dell’1,1 per cento.

All’interno delle imprese tradizionali di piccola superficie le vendite di prodotti alimentari e quelle di prodotti non alimentari diminuiscono rispettivamente del 3,0 per cento e del 2,9 per cento.

Le imprese del commercio all’ingrosso, nel 2012, sono 402.596, delle quali 33.200 operano nel settore alimentare e 369.396 nel settore non alimentare; tali imprese occupano complessivamente 1.171.523 persone, l’84,0 per cento nel settore non alimentare e il 16,0 per cento in quello alimentare.

Nel 2013, il fatturato del commercio all’ingrosso registra una variazione negativa del 2,7 per cento.

La flessione più sostenuta riguarda il comparto del commercio all’ingrosso specializzato di altri prodotti (-5,8 per cento). Il settore del commercio di prodotti alimentari, bevande e tabacco è l’unico a registrare una variazione positiva (+0,5 per cento).

23. Istituzioni pubbliche e istituzioni non profit

Nel decennio intercensuario 2001/2011 cresce il non profit e si contrae il settore pubblico: al 31 dicembre 2011 le istituzioni pubbliche sono 12.183 (-21,8 per cento), mentre le istituzioni non profit arrivano a 301.191 unità (+28,0 per cento). Le istituzioni pubbliche e non profit nel complesso contano oltre 443 mila unità locali.

Le istituzioni pubbliche impiegano 2,8 milioni di addetti, le istituzioni non profit 681 mila.

La presenza di addetti pubblici rispetto alla popolazione è più elevata in Valle d’Aosta, nella Provincia autonoma di Bolzano (in entrambi i casi con 8,6 addetti ogni cento abitanti) e in quella di Trento (7,7 addetti ogni cento abitanti). In termini di addetti per unità locale, il Lazio presenta il dato più elevato (pari in media a 42,5) seguito dalla Puglia (32,4) e dalla Campania (31,1).

Circa i due terzi delle istituzioni non profit sono costituite da associazioni non riconosciute che impiegano il 12,4 per cento degli addetti e il 62,4 per cento dei volontari. Le cooperative sociali, una realtà pari al 3,7 per cento delle istituzioni non profit (11.264 unità), assorbono invece la quota maggiore degli addetti (47,1 per cento) e la quota minore del personale volontario (0,9 per cento).

Il settore di attività prevalente è cultura, sport e ricreazione dove operano il 65,0 per cento delle istituzioni non profit e il 59,2 per cento dei volontari, segue il settore dell’assistenza sociale e protezione civile con l’8,3 per cento delle istituzioni e il 33,0 per cento degli addetti.

Le risorse economiche del non profit sono costituite da 64 miliardi di entrate e 57 miliardi di uscite. I due terzi delle istituzioni non supera i 30 mila euro di entrate e solo 13.566 istituzioni (4,5 per cento) va oltre i 500 mila euro assorbendo l’81,8 per cento delle entrate del settore.

24. Finanza pubblica

Nel 2013, le entrate accertate dello Stato ammontano a 818.839 milioni di euro, quelle incassate a 748.512 milioni, mentre le spese impegnate sono pari a 752.983 milioni di euro e quelle pagate 737.340 milioni. Gli accertamenti tributari statali crescono del 5,9 per cento in cinque anni, quelli pagati del 3,8 per cento. Il debito patrimoniale statale cresce del 6,8 per cento e diminuisce del 5,9 per cento quello fluttuante.

Nel 2012, le entrate accertate delle regioni e province autonome sono 167.876 milioni di euro, quelle incassate 164.026 milioni. Rispetto al 2011 cresce il totale dei trasferimenti regionali in entrata e diminuisce quello dei trasferimenti in uscita. Le spese regionali impegnate ammontano a 177.357 milioni di euro, quelle pagate a 170.355 milioni.

Le entrate accertate delle province sono 11.038 milioni di euro, quelle incassate 10.854 milioni. Il totale dei trasferimenti provinciali in entrata diminuisce rispetto al 2011, così come il totale di quelli in uscita. Le spese provinciali impegnate ammontano a 10.832 milioni di euro, quelle pagate a 11.056 milioni.

Le entrate accertate dei comuni sono 77.384 milioni di euro, quelle incassate 75.004 milioni. Il totale dei trasferimenti comunali in entrata decresce rispetto all’esercizio precedente, così come quello dei trasferimenti in uscita. Le spese comunali impegnate ammontano a 75.280 milioni di euro, quelle pagate a 73.707 milioni. Nel 2012, la principale funzione di spesa delle province e dei comuni è quella generale di amministrazione di gestione e controllo.

Nel 2013, il totale dei debiti a breve e lungo termine delle amministrazioni locali è pari a 47.180 milioni di euro.


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