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Aperto a Mosca il maggior museo ebraico del mondo

Creato il 14 novembre 2012 da Matteo
Uno sguardo altrui e sugli altri
E' Mosca è stato aperto il Museo Ebraico e centro della tolleranza
13.11.2012
Il Museo Ebraico e centro della tolleranza è stato creato come centro culturale innovativo della capitale e diventerà una cosa notevole di Mosca a tutti i livelli – architettonico, storico-istruttivo, museale e tecnologico, sono certi i suoi creatori, che non si sono semplicemente posti lo scopo di visualizzare la vita quotidiana e la cultura degli ebrei, ma di mostrare in modo concreto la storia della Russia attraverso il prisma di uno dei suoi popoli.
Il più grande museo ebraico al mondo, in cui sono raccolti documenti, fotografie, lettere, libri, che raccontano la vita degli ebrei in Russia dall'inizio del ХIХ secolo ai nostri giorni, si distingue non solo per dimensioni, ma anche per tecnologie. La visita dell'esposizione comincia dal cinema in 4D: all'entrata della sala baluginante di ultravioletti a ciascuno vengono dati occhiali stereoscopici e gli spettatori guardano il film tridimensionale "L'inizio" – dalla creazione del mondo alla distruzione del Secondo Tempio. E' studiato, forse, fondamentalmente per i bambini, perché si presenta come un riassunto tratteggiato dell'Antico Testamento – chi l'ha letto non scopre niente di nuovo. Tuttavia il video è accompagnato da effetti che immergono letteralmente in ciò che accade sugli schermi: Dio crea il cielo e la terra e le poltrone degli spettatori tremano e il vento gli soffia in faccia. Durante il Diluvio Universale su chi siede in sala gocciola acqua vera. Quando sono iniziate le piaghe d'Egitto, ho invocato mentalmente: che solo non gettino rane su di noi. Le rane non risultavano essere nell'arsenale, ma le zanzare (la terza piaga) erano così percettibili che le donne in sala hanno cominciato a strillare e ad agitare involontariamente le mani.
Dopo il cinema gli spettatori impressionati vengono ammessi in "libera navigazione" per il museo. Poiché l'esposizione è svolta nell'unico spazio dell'enorme garage Bachmet'evskij [1], sale in quanto tali non ci sono – lo spettatore fa qualche passo e passa in un'altra epoca. Il museo è stato fatto tanto interattivo che una sensazione non lascia il visitatore: guida tutto da solo. L'esposizione chiede letteralmente partecipazione: sedere al tavolo da pranzo (davanti, nello specchio, compare una famiglia ebraica tradizionale durante il pasto), toccare una gigantesca stella a cinque punte – su questa si trovano i ritratti di noti ebrei sovietici del periodo pre-bellico. Una volta toccati i ritratti di Lev Landau [2], Isaak Babel' [3], Lev Vygotskij [4] si possono leggere note informative su ciascuno. Un ragazzino con la kippah prende affascinato con il palmo una scritta in ebraico che "naviga" su uno speciale schermo-muro: ad ogni pressione della mano sullo schermo appare servizievolmente la traduzione del detto ebraico. Ci sono anche reperti materiali nel museo. Una Torah edita nel 1888, logori attestati di soldati ebrei "per la partecipazione alla difesa di Leningrado" nascosti dietro al vetro delle vetrine, ma la high-tech circostante spunta dalla memoria delle vecchie osservatrici dalla vista acuta. Il "gettone" dell'esposizione è una testimonianza diretta. Proprio sulla base dei racconti di anziani ebrei e di storici si costruiscono film sulla rivoluzione, sui pogrom di ebrei, sulla guerra, sull'Olocausto in territorio sovietico – girano sugli schermi dal pavimento al soffitto. Il più forte, che da un'emozione tangibile è proprio su queste memorie personali : "Mi dissero di non guardare alla finestra, ma guardai. Là giaceva una persona morta – era freddo e congelò in una posa innaturale…", "Allora venni a sapere per la prima volta cos'era successo agli ebrei in Ucraina. Infatti per tutto il tempo avevo pensato che la mia famiglia fosse in vita: andrò da mio padre, gli riferirò che sono stato un eroe…", "Sulla strada per cui ci portarono gli alberi crescevano uniformi e tra questi stavano i tedeschi con cani e fucili. Capimmo già tutti che andavamo verso la morte".
Grazie ai testimoni viventi il museo acquisisce unicità. Nel complesso l'esposizione è mirata soprattutto a chi della storia ebraica ha un'idea confusa, ma vuole venire a sapere di più: gli spettatori istruiti difficilmente attingeranno qualcosa di principalmente nuovo. Anton Nosik [5], che è stato al museo, ritiene che ai creatori toccherà fare seri sforzi per risvegliare l'interesse di persone che non hanno a che fare con gli ebrei. Ma la direttrice del museo Natal'ja Fišman è sicura che il museo sarà interessante per persone di altra etnia: "L'esposizione è suddivisa negli stessi periodi storici della storia dello stato russo. Cosicché è uno sguardo sulla storia del paese da un'altra angolazione". I visitatori passano attraverso la rivoluzione, la guerra, le repressioni staliniane – letteralmente. Non solo il cinema tridimensionale con le poltrone ondulanti riesce a provocare un'immersione. Nella sala dedicata alla Grande Guerra Patriottica [6] davanti allo schermo c'è una trincea innevata. Sulla trincea ci sono elmetti di soldati trapassati da pallottole. Quando per la sala risuonano le scariche di mitragliatrice delle brigate di fucilazione degli hitleriani che hanno sterminato ebrei in Bielorussia, Ucraina e Lituania, ti viene un tremito.
Il presidente della Federazione delle comunità ebraiche di Russia e uno degli iniziatori della creazione del museo Aleksandr Boroda ha detto che, a suo parere, il museo è studiato prima di tutto per i giovani e i bambini per mostrargli la cultura ebraica in forma accessibile. "Purtroppo la gioventù ebraica di oggi conosce male la propria storia", – ha aggiunto.
Nel museo c'è un centro speciale per bambini con cubetti colorati con l'alfabeto ebraico e quiz con domande tipo: "Cosa si mangia al posto del pane durante il Pesach?" Il "Centro per la tolleranza" è un elemento che completa la composizione. Là si mostrano film che invitano alla tolleranza non solo etnica e religiosa, ma anche, per esempio, verso persone con possibilità limitate. Il museo ha già un accordo con il dipartimento dell'istruzione: là gli scolari arriveranno a intere classi per parlare dell'importanza di essere tolleranti verso le altre persone, che non sono simili a te.
"Ora al picco del processo di globalizzazione è sorta la "glocalizzazione": è quando ogni città, regione, paese cerca di sottolineare la propria cultura particolare, – ha spiegato Natal'ja Fišman. – Nel mondo contemporaneo per essere interessanti per qualcuno è necessario avere una propria identità. E' importante capire da dove provieni, perché guardi le cose così e non altrimenti, che in te c'è qualcosa di unico che puoi dare al mondo. Per inserire qualcosa nella cultura comune bisogna avere le proprie tradizioni. Conoscete la regola della termodinamica: il calore passa da un corpo più caldo a uno meno caldo? Se tutto è standardizzato, lo scambio non avviene".
Natalija Zotova, "Novaja gazeta", http://www.novayagazeta.ru/society/55397.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Deposito di autobus costruito nello stile dell'avanguardia sovietica in via Bachmet'ev (dal nome di un possidente della zona, adesso via Obrazcov in onore dell'ingegnere dei trasporti Vladimir Nikolaevič Obrazcov) nella parte settentrionale di Mosca ora adibito a centro di esposizioni.
[2] Lev Davidovič Landau, premio Nobel per la Fisica nel 1962.
[3] Isaak Ėmmanuilovič Babel', scrittore ucciso durante le purghe staliniane.
[4] Lev Semënovič Vygotskij, psicologo.
[5] Anton Borisovič Nosik, noto giornalista e blogger.
[6] La guerra contro gli invasori nazifascisti.

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